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martedì 21 gennaio 2014

Lasciate ogni speranza...




Piove, perché tutte le grandi imprese si svolgono sotto la pioggia. Un diluvio incessante, inarrestabile, perpetuo. Una pioggia che ricorda le telefonate promozionali dei call center. Quando suona la sveglia già sta diluviando da un paio d'ore.

Mi lavo, caffè e scendo diretto verso la mia battaglia personale: rifare i documenti. Avendo perso il portafogli con tutti i documenti ora mi tocca seguire il difficile gioco dell'oca della burocrazia: rifai la carta d'identità, poi fatti il permesso per la patente, avvia le pratiche per la patente ed infine accedi al tuo conto corrente e ritira i soldi.

Ora sono allo sportello del Comune di Napoli, sezione Arenella. Un uomo massiccio e pelato mi osserva con l'aria del dipendente comunale, ovvero “Ok, se proprio devo lavorare facciamo in fretta”.

-Buongiorno.-
-Buongiorno.-
-Allora, ho perso il portafogli con i documenti e vorrei rifare la carta di identità... questa è la denuncia di smarrimento... queste sono le foto...-
-Ha un documento valido?-
-No, era tutto nel portafogli.-
-E la patente?-
-Persa.-
-Mmm, compili il modulo.- mi porge un foglio e una penna.
Compilo il modulo torno allo sportello, aspetto che l'uomo risolve la persona dopo della fila aspetto e torno allo sportello.
-Ecco tutto compilato.-
l'uomo digita i miei dati, preme invio. Sorride.
-Mi spiace lei è del quartiere Avocata deve andare alla sede di Piazza Dante.-
-Scusi perché?-
-è un altra circoscrizione, noi qui non abbiamo i suoi dati.-
Ricapitolando: siamo nel 2014, tutti gli uffici pubblici sono collegati ad internet e sono pieni di computer MA i miei dati sono in un ufficio 2 km più in là ma non si può accedere ad un archivio per recuperarli perché se no saremmo in Blade Runner e le auto volanti sfreccerebbero fuori dalla finestra!
Sei pazzo?
No no, per il bene del continumm spazio-temporale devi andare nell'altro ufficio e fare la domanda lì.

Mi riprendo dallo straniamento. -Capito, grazie. Buongiorno.-

Una metropolitana, un po' di fila e pioggia dopo. Ora sono in un piccolo ufficio circondato da persone dall'aria indolente. Spiego la situazione.

-Compili il modulo.-
-Guardi ho già questo non va bene?-
Mi guarda come se fossi pazzo -No, questo è un modulo di un altro ufficio, nonostante ci siano scritte le stesse cose il fatto che abbia un front diverso è inaccettabile per noi. Deve scrivere di nuovo le stesse cose qui.-
Scrivo tutto, rifaccio la fila consegno.
-Ecco: modulo, foto e denuncia.-
-Bene, torni tra una settimana a ritirare il documento.-
-Scusi?-
-Dobbiamo verificare i dati, preparare il tesserino. Una settimana.-
Mi guardo platealmente intorno, il tizio alla scrivania di fianco sbadiglia, intorno a noi c'è il deserto.
-Non potreste farlo adesso?-
-Non si può, dobbiamo verificare i dati, ci vole tempo.-

Eh si, aprire i file sul computer, abbattere un albero, pressarlo fare asciugare la carta stampare il cartoncino e attaccarci una foto. Per non parlare di incollare un altra foto sulla domanda per gli archivi e compilare 2-3 fogli ci vuole una settimana abbondante.

Mi gioco il tutto per tutto. -Senta, io vivo e lavoro a Roma. Mi sono preso il giorno di permesso per venire a rifare i documenti, domani devo tornare al lavoro... non si potrebbe accellerare?-
So che sembrerà la descrizione di un sogno di Brunetta ma le cose sono andate esattamente così: i due dell'ufficio si guardano, fuori alcuni dipendenti comunali bighellonano in giro o chiacchierano tra loro. Il piano è deserto: il maltempo ha tenuto a casa la gente.
Il tizio si sporge dalla scrivania congiunge le mani e mette su una faccia dispiaciuta.
-Mi spiace, ma siamo a corto di personale.-

L'ufficio ora è deserto. Gennaro, l'impiegato delle carte di identità si stiracchia. Gli è dispiaciuto mandare via quella gente con scuse assurde e attese improbabili. Metà delle persone di oggi avrebbero potuto spicciarsi in 10 minuti ma l'efficienza è un male. Ne va di centinaia di posti di lavoro: se si scoprisse che per fare una carta d'identità non ci vogliono necessariamente 15 persone ma solo una e dieci minuti di lavoro...
Gennaro rabbrividisce, sarebbe la fine: gli uffici sarebbero decimati.
Gennaro timbra un foglio e lo porta in un altro ufficio dove una persona barrerà una casella poi un altro spillerà il foglio ed infine qualcuno lo porterà in archivio dove altre 5 persone provvederanno a riporlo.

Ah, che lavoro faticoso.

giovedì 5 settembre 2013

La capata storta.

intanto un perfetto sconosciuto coglie la mia intima essenza sapendo solo che vado matto per Preacher e per la pizza fritta.

Per voi otto lettori abituali e per tutti quei poveretti che capitano qui cercando porno di dubbio gusto tipo:
“porno balcone mentre stendono i panni”
“video mio cugino che fa sesso”
“il cazzo di marco”
ed altri piccoli capolavori. Che poi si vede che son tardi. Va bene cercare “il cazzo di marco” ma almeno mettici il cognome no?

Ma comunque dicevo: vi sarete accorti che è da tipo mille anni con non scrivo più nulla, se escludiamo cose stupide su Facebook (avete notato che per essere dei blogger fighi sembra indispensabile chiamare il noto social network con una versione storpiata del suo nome?). Ma sto divagando di nuovo.
Meglio arrivare al punto prima che inizia blaterare dei cantieri sotto casa (dei grossi fossi profondi un metro e mezzo, in uno dei quali mi stavo tuffando con la bici proprio ieri sera.
Cazzo! L'ho fatto di nuovo.

Il punto è: stanno succedendo una marea di cose che richiedono la mia attenzione in quanto amministratore delegato di questa multinazionale conosciuta come Stefano Ficca (o Ciop corporation).
Tanto per andare in ordine sparso:

-Una persona sconosciuta tramite un'amica di un amico mi ha offerto di scrivere di fumetti sul suo sito (di cui ignoro l'indirizzo per ora) con in cambio la promessa di due noccioline e una Vigorsol ad articolo. Soprassedendo sul perché qualcuno sano di mente debba interessarsi alla mia opinione sui fumetti direi che è una buona cosa. In fondo le stesse fesserie le scrivo anche qui.

-Il progetto Faq Tales, l'autoproduzione, il nostro piccolo delirio di onnipotenza (o la nostro creativissimo tentativo di suicidio editoriale, dipende dai punti di vista) è entrato nella Red Zone. Siamo in vista del traguardo guadando un oceano di merda di elefante col sorriso sulle labbra. Per ora dovrete accontentarvi di questa metafora perché so napoletano e quella cosa sulla scaramanzia che si dice in giro è verissima.

-Sto scrivendo cose. Per la mia media personale tantissima roba. Per uno che vorrebbe lavorare con questa roba forse è ancora poco ma è un buon inizio. Per il discorso qualitativo non sono in grado di giudicarmi da solo.
Però tutte le volte che dico “è una merda! Devo rifarla.” tutti gli interpellati mi dicono “è fantastica!”
Ci ho preso un 30 e lode alla Comics così.

-Non dormo. Il grande piano del post precedente ha funzionato più o meno. Il problema è che qua ogni sera succede un fatto e si fa tardi. E quando non succede niente esce la puntata nuova di Breaking Bad.

-Io e il nobile socio ci stiamo chiudendo male sulle carte di Magic. Ma male proprio. Credo che il motivo sia che fungono da antistress, ma il portafoglio un po' si sta stressando.


Aggiornamenti su qualcosa (qualsiasi cosa) a breve. E se continuo a non dormire anche prima.

mercoledì 28 agosto 2013

Notte bianca con word



Sono circa 4 notti che non dormo. Mi metto a letto all'una, prendo sonno alle tre e mi sveglio di nuovo alle 6. Quel poco che dormo lo dormo di merda, metà del tempo è dormi veglia, l'altra metà sono sogni strani che ti fanno alzare la mattina con un umore del cazzo e il dubbio che forse sia successo davvero.
E questo è solo il coronamento di un periodo in cui io e l'amico Morfeo pare abbiamo litigato di brutto.

Il punto però è che non dormo. Delle magiche tre Gioie Maggiori della vita (mangiare, scopare, dormire) ne posso annoverare una ed è quella che fa si che il mio fisico assomigli ad un barile con le gambe.

Per metà del tempo faccio fatica a concentrarmi e quando riesco a concentrarmi mi viene una botta di nervoso che ieri quasi buttavo il pc contro il muro. Perché? Non si caricava il telefilm, credo.
Alla luce di ciò ho deciso di fare qualcosa e appurato che cose come la camomilla non fanno il minimo effetto ho deciso di praticare il Metodo Nikitas.

Nikitas è un mio amico di Napoli che per gran parte dei suoi anni universitari “dormiva quando se ne ricordava” portando avanti una vita con ritmi leggermente folli (tipo a letto alle 5 e sveglia alle 16). quando poi si rendeva conto che il fisico iniziava a dare chiari segni di squilibrio usava il Metodo. Una tecnica che si basa sull'antico assunto “se non puoi batterli unisciti a loro”. Ovvero saltare una o più notti di sonno finché il fisico non crolla naturalmente alle 8 di sera ristabilendo così un ritmo del sonno più normale.

Si, non è la cosa più ingegnosa ed intelligente che si possa fare. Le possibilità di diventare un serial killer o il protagonista de “la quinta stagione” di Dylan Dog sono abbastanza alte. Ma voglio dormire.

Ecco perché stasera sono qui fuori al balconcino con il mio portatile, una tazza di caffè solubile, 20 pagine da scrivere e qualsiasi altra cosa mi passi per la testa.
E voi direte: “ e a me che me ne fotte?”
Probabilmente niente ma volevo avvisare così se sbrocco e inizio ad uccidere prostitute per strada almeno sapete che una volta ero sano di mente.

O forse no.

sabato 10 novembre 2012

il corridoio

Forse è stato un incidente d'auto, forse una malattia oppure sono nato così. Non importa. Quello che conta è che da quando ho compiuto 19 anni le mie gambe non funzionano bene, tutto il mio corpo non funziona come dovrebbe.

La maggior parte della giornata la passo su questa carrozzella. A volte mia madre o i ragazzi mi portano in giro. Altre volte sto fermo davanti alla Tv.

Anche se amo il caffè non posso prenderne troppo perché se no mi tremano le mani. Non posso stare diritto, la schiena mi fa troppo male ed anche da seduto le spalle stanno in una posa innaturale. I dottori dicono che potrei riprendere a camminare con un po' d'aiuto. Papà ha fatto mettere dei corrimano lungo il corridoio così, se me la sento posso alzarmi in piedi e trascinarmi per casa con la forza delle braccia.

I ragazzi mi portano in giro la sera, quando non c'è la partita. Posso bere una birra ogni tanto e non voglio farmela mancare. Loro mi presentano le loro amiche e i loro amici. Quando sono dell'umore giusto scherzo pesante con loro. Nessuno se la prenderebbe con uno nelle mie condizioni ache se so che per me i giorni avvolti dal profumo di donna sono finiti prima del tempo e per quanto possano essere gentili non andranno mai dove vorrei. Le capisco, non importa.

Qualunque cosa si è portata via la mia capacià di camminare si è presa anche le parole. Non parlo bene: strascico le lettere e bofonchio alcune parole perché le labbra non fanno quello che dovrebbero. Nonostante questo sto ancora studiando legge come prima. Mi manca poco. Forse mi promuovono solo perché sono così o lo fanno per i miei meriti. Non lo so e non lo voglio sapere.

Mi basta poco: un caffè, una birra e un po' di compagnia. Magari una persona nuova, magari un posto nuovo.

Fa troppo male ed io, dopo tre operazioni e troppa fisioterapia, non ce la faccio. Uso i corrimano per trascinarmi sulla sedia per casa. Anche se pensate il contrario vi sento: quando dite bene, quando dite male. Io ascolto sempre anche se sembra che vi ignori o che non capisca. Sento ma non ci do peso perché io lo so com'è. Voi no, anche se vi ringrazio di aver provato a capire. Grazie anche a chi non ha capito, non è importante. Quello che dite non conta, non fa davvero male. Quello che fa male e guardare quei corrimano e capire che non voglio usarli.

ps: questa è una specie di dedica. Mi sei venuto in mente a causa di un'altra cosa.Spero che da la sopra tu non mi sputi

mercoledì 12 settembre 2012

Chiamata alle Armi


come tutti i bravi psicopatici con un minimo di buona creanza anche a me “piace” alternare momenti di depressione pura ad attimi di esaltazione quella che fa esclamare agli indigeni della capitale la misteriosa parola nota come “DAJE!” negli ultimi giorni si pensa positivo, anche se i fatti non darebbero nessun motivo per farlo, ma è bene pensare positivo che se pensi è basta si sa che fai solo danno.



Ma come stavo dicendo oggi il mondo fila se non liscio ma almeno moderatamene storto. Le storie per il concorso sono partite e come i i figli in vacanza non danno più notizie di sé. Sono riuscito a spedire un mini racconto per un altro concorso (sempre roba sui malati di mente per carità). È una cosa complicata più che altro per il modo astruso in cui devi mandargli il materiale: un po' si internet, un po' via posta, qualche copia firmata, altre anonime, un modulo di iscrizione e tanta simpatia. Spero che arrivi per tempo.



A questo proposito una cosa interessante: la scadenza è il 14 settembre io ho finito il 10 e mi sono diretto all'ufficio postale esordendo più o meno così:

buongiorno dovrei spedire questa busta”

bene dia a me”

mi scusi una domanda”

certo dica pure”

è molto importante che arrivi entro il 14 si può fare?” la frase suonava più o meno come “se non arriva entro il 14 dopo la tua risposta ti uccido la famiglia”.

La signorina resta un attimo perplessa, borbotta un po' poi cambia documenti di spedizione e con la faccia seria dice: “con questo dovrebbe arrivare in tempo di sicuro”

Speramm.



Ma oltre che terrorizzare la gente negli uffici postali e farmi irridere da quelli delle agenzie interinali sto anche Lavorando. Mi rendo conto che è un termine un po' forte e improprio ma dopo lunghe riunioni (in cui abbiamo arricchito il tizio di un bar) ora abbiamo un piano di battaglia (siamo in due non parlo al plurale perchè sono di nobili origini). Proprio in queste settimane sceneggiature e progetti nuovi stanno uscendo dalle nostre teste per finire su carta. Ora c'è solo da completare il cerchio:



cercasi disegnatori per fumetto per storie brevi o per preparare progetti lunghi. Non si vede un euro a meno che non riusciamo a piazzare qualcosa ma se lo piazziamo saremo i primi a farvi avere la vostra parte. Indispensabili: voglia di fare, serietà e sete di gloria. Poi se state leggendo questo vi renderete conto della situazione.



Ma alcuni si chiederanno: “mamma mia Sté tutto sto casino per dire che ti servirebbero disegnatori a gratis? Non bastava un post su facebook?”



Si che bastava un post su Facebook ma se facevo così poi sul blog che scrivevo?

giovedì 21 giugno 2012

Sipario e applausi


È ufficialmente finita. Credo sia la prima volta il 28 anni di vita che mi dispiaccio della fine di un qualcosa che ti fa studiare. Non ditelo a nessuno ma quasi quasi mi vien da piangere, se avessi i condotti lacrimali.

Sei mesi di corso a rincorrere una cosa che risultava chiaramente una puttanata che si chiudono. Il bilancio della bilancia psicosomatica e intellettuale pesa tutta dalla parte giusta e forse è per questo che riesco ad essere sentimentale anche senza bere. È una cosa risaputa: le mie capacità di oratore sono inversamente proporzionali a quelle di “scrittore”. Per cui il silenzio e le chiacchiere vuote di ieri si possono riempire solo con tante piccole lettere su un foglio bianco. In ordine sparso perchè non so ragionare per tappe fisse.



È iniziato tutto con un colpo di testa, di quelli che ti fanno pentire la mattina dopo, licenziarsi e tentare. “dove sta scritto che non posso fare una cosa che mi piace “ era il motto del periodo. Sono passati poi alcuni mesi in cui è venuta meno la convinzione. Si è rifatta viva la vecchia amica Ansia. Un alluvione a Roma alla vigilia della partenza, tre mesi da pendolare e poi il trasloco.



Mi aspettavo di tutto da questo corso tranne quello che ho visto: mi aspettavo un gruppo di nerd brufolosi, mi aspettavo ogni genere di pacco, un professore che si metteva lì a parlare per ore, mi aspettavo di non capirci un cazzo.

Non è andata assolutamente così. I nerd brufolosi sono stati sostituiti da sette persone preziose ognuna per le proprie personalissime paranoie e i propri personalissimi pregi. Persino fissare negli occhi l'abisso è risultato istruttivo. Il professore non credo sia definibile, mai visto nulla del genere. Pareva sempre che si cianciasse d'aria fritta e a volte che non c'era poi tutta sto genio di fare qualcosa. Però alla fine ogni “chiacchiera inutile” aveva un suo senso ed un suo perchè.



Non sono mai stato una persona espansiva, anzi timido fino all'inverosimile chiuso in me stesso indifferente al tutto e a tutti. Il semplice fatto che molta gente potrebbe rispondere a quest'affermazione con un “cazzo stai a dì” è al prova che qualcosa è cambiato e che tutto questo è servito a qualcosa di più.



30 e lode. Ed io non ci credo. Non per finta modestia o cagate simili. Proprio non è ancora arriva la notizia al cervello. Non significa nulla. Domani mattina Bonelli, Marvel e DC non faranno a gara a chi mi prende prima a lavorare. I soldi sul conto sono comunque finiti, il lavoro continua a non esserci e delle donne manco a parlarne.

Ma in fondo chi se ne frega. Comincia adesso. Ma comincia bene.



RINGRAZIAMENTI

non è la notte degli oscar ma sono convinto che questi mesi mi hanno cambiato la vita per molti aspetti e se una cosa merita di essere festeggiata con una birra meritano anche di essere ringraziate le persone che l'anno resa possibile.



ad Aurora: tu sai com'è, tu sai perchè, tu sai dove.

a Emanuele per aver aperto la strada senza saperlo

a Luca mai visto uno che ci ha creduto tanto

al resto degli scoppiati: tutte quelle canne e quelle cazzate sono servite a qualcosa.

A mamma e papà per averci un po' creduto un po' no ma senza darlo a vedere.

A Michele e al resto della truppa che mi hanno aiutato a fare il salto

a Zia Lucia perchè non ti arrendi tu non ho nessun diritto di farlo io

Nikitas: uno dei pochi che mi stava a sentire quando deliravo di fumetti

al resto della classe che non solo mi ha sopportato ma mi ha anche fatto vedere come sia facile essere una persona normale.

Al Lurido per avermi fatto vedere come anche i più insulsi ce la fanno.

Ai Faq tales per la fiducia (ovviamente mal riposta)

a Greta che ci ha sempre fatto vedere come funziona la testa di un genio vero

a Lorenzo no perchè è un professore

a tutti gli altri che mo non mi vengono in mente ma che se lo meritano.



Ma soprattutto grazie a voi che non ci avete creduto nemmeno per un attimo e che vi siete preoccupati di dirmelo in faccia. Grazie a tutti quelli che soffocavano una risatella o mi guardavano straniti. Grazie anche a Carmen ed al suo Conad di merda che mi ha dato i soldi della liquidazione guardandomi come un pazzo quando sono andato via.

Per certi versi doveva andare bene solo per togliermi lo sfizio di contraddirvi.

martedì 29 maggio 2012

Fuffe Metafisiche e pause di riflessione

Non è che sto a problemi. anzi. forse forse i pezzi iniziano ad attaccarsi per il verso giusto. Dubito fortemente che la situazione resti così concedendomi un periodo di costante risalita ma potrebbe essere che il cervello si stia riassestando quel tanto che basta per farmi tornare a fare quello che devo fare e dire quello che devo dire.


C'è da dire che ogni volta che scendo a Napoli inconsciamente si ferma tutto. gli unici desideri diventano: vedere gli amici di là giù, leggere i fumetti che ho a casa e non far nulla.

si compreso il blog. non ho voglia di aggiornare da lì. pigrizia produttiva.




nel frattempo ho fatto un salto nel magico mondo del paranormale. Per puro sfizio sono andato in un negozio orientaleggiante che vende ciondoli per la "cristalloterapia". mo non ho capito bene tutta la storia ma ogni tipo di minerale ha un energia e asseconda delle pietre che l'amico Frizz ti da le energie possono aiutare a riequilibrare i tuoi chakra o roba del genere.

insomma fuffa new age e Reiki. però le pietre sono belle.

come ho già detto i dettagli non li so sono andato a sentimento come i è stato detto dallo stesso negoziante (il su detto Amico Frizz).è stato lì selezionato un sassolino azzurro di nome "angelite". stando al foglietto da chiarezza mentale e pace interiore e favorsce una serie di fuffe metafisiche che non sto qui a scrivere. ho preso la montatura me lo sono appeso al collo e mi sono attenuto alle rigide istruzioni d'uso metafisico.

mo è bene specificare che io a ste cose non ci credo o meglio ci credo solo finchè portano buone cose. Però c'è da dire che di solito quando dormo non sogno e da quando ho sto sassolino al collo il mio subconscio ha tirato fuori il meglio di se come trame e come ambienti (siamo quasi ai livelli della "colpa del peperone").

al che, da essere curioso, mi sono andato a documentare su varie cose di fuffa-metafisica-new-age. e...

PAM! eccola là l'idea! mo devo solo organizzarla con senso e poi andare a ritirare l'Eiser Award con calma. (si, già, sicuro)

detto questo poi sarà un caso sarà che la fortuna aveva già indicizzato una serie di apparizioni nelle stesse date, sarà che sto sasso porta davvero fortuna ma intanto i pezzi stanno iniziando a incastrarsi prorpio dopo aver messo al collo sto coso

bah...continuo a non crederci ma finchè funziona senza che io debba fa nulla perchè toglierlo?

giovedì 17 maggio 2012

Non sense

devi scuoterti! Devi uscire da questo empasse e fare qualcosa prima che i giochini on line ti fottano il cervello! Non hai molto tempo, oramai ci siamo. We! Ma allora parlo al muro? Che cazzo ti fissi a fare gli alberi fuori alla finestra? Scrivi.



Ecco bravo, su che hai tanta di quella roba da fare che non ti basterebbe una giornata. Non hai idee? È un tuo problema e poi mi puzza anche di stronzata. Hai almeno otto file da finire per non parlare dei compiti per il corso. Si esatto proprio quelli, quelli che ti sei atteggiato tanto a lezione. Mo ti toccano.



Come come? “non si comanda all'ispirazione?” ti darei ragione se volessi scrivere i Promessi Sposi o Watchmen. Ma sappiamo entrambi che non si tratta di niente di così eccelso. Su forza sono quattro paginette di merda di sceneggiatura. Si poi ci sarebbe da fare il soggetto che ti sei incaricato di scrivere senza che nessuno ti chiedesse nulla. Fesso.



E se poi avanza tempo magari potresti ricontrollare “quelle altre cose” quelle così piene di errori da far sembrare questo post roba dell'accademia della crusca. È inutile che sbuffi te la sei cercata tu. Pensa a quelli che lo fanno di lavoro e si siedono sei ore al giorno a scrivere, controllare e correggere. Esatto “sai che palle” mi sono perso qualcosa? Mi pareva che stessi cercando di fare la stessa cosa.



Si capisco che non c'è il caffè e che hai il culo troppo pesante per andare a fare la spesa ma qualcosa la devi pur fare no? No, ti ho già detto che è inutile che riguardi la mail. Non ti ha cagato nessuno come dieci minuti fa. E poi sono certo che Jessica Alba è impegnata in altre faccende e sicuro non va cercando te. Si davvero, fidati e prima che attacchi con la lagna della solitudine ti ricordo che sono solo una voce nella tua testa e quindi tecnicamente sei in compagnia. Magari non piacevole... ma insomma, cazzi tuoi.



Su insomma c'amma fa? Scendere a fare due passi? Ma allora non hai capito un cazzo. No non te lo rispiego come un bimbo di cinque anni. Devi scrivere sta cazzo di roba. Si esatto i compiti che poi nessuno ti corregge e i soggetti che ti rifiuteranno in futuro. Si ti capisco anche io a dirlo ad “alta voce” sento un senso lieve di inutilità ma se vuoi puoi sempre telefonare a Carmen, hai ancora il numero, vedi che un posto al supermercato te lo fa uscire. Magari torni ad affettare salami e rinunci a queste beghe da intellettualoide. Che dici?



Come pensavo. Adesso che ne pensi ti ci vuoi mettere a fa sta roba? Lo so che ti annoi ma pensa anche un po' a me fottuto egoista. Secondo te è divertente fare la voce nella testa? Sento l'eco qui dentro.

domenica 6 maggio 2012

Dichiarazione d'intenti


questo è uno di quei post che riletto dopo qualche anno avrà il potere di farmi vergognare come il peggio criminale o come un inqualificabile Quaquaraqua. Chi non cosce il termine si arrangi anche se i successivi deliri dovrebbero chiarire le idee.



Con una cadenza allarmante la prima cosa che gli ospiti del corso ci tengono a dire è più o meno “toglieteci le speranze di lavorare che gli sceneggiatori in Italia li usano per lastricare le strade pur di non pagarli per quel che scrivono.” la cosa tragica è che più questi dicono così più io mi fomento. Più mi si dice che non c'è vita oltre l'irraggiungibile Bonelli più a me viene voglia di scrivere. E capita spesso che scriva pure. Il masochismo è un arte.



È iniziato tutto con Preacher, credo che l'idea sia nata lì e magari è per questo che adoro quel fumetto alla follia. La domanda era semplice, almeno per me, perchè roba così deve arrivare dall'America? Possibile che noi italici imbrattacarte siamo in grado di scrivere solo di ranger e indagatori dell'incubo?



All'epoca non sapevo nulla dei soldi che ci vogliono, del sangue che ci si deve buttare e delle incazzature da prendersi. Ancora adesso ne ho solo una vaga idea ma questo pare essere l'unico campo in cui i problemi mi caricano invece di abbattermi. Voglio scrivere il Preacher italiano, il nuovo Sandman, voglio cacare fuori tanta di quella roba da dover vivere su un marciapiede col mio portatile pur di far uscire i soldi per stamparli.



Mi sto montando la testa? Credo di si. Ma un po' di superbia non fa mai male. Nella mia inesperienza sono ancora convinto, che almeno nella testa, non ho nulla da invidiare a quelli che hanno scritto quei capolavori. Magari all'atto pratico farò una figura di niente ma almeno ci ho provato.



Tanto per essere chiari in mezzo a tutto sto sproloqui da dodicenne esaltato: si. Voglio fare fumetti in Italia che saranno come quello che è la Vertigo in America. E voglio anche farci i soldi, l'ignoranza mi dice che ce la posso fare e che non ho nulla di meno per provarci.



Tanto a dicembre finisce il mondo e se così non fosse preparati il cartone alla stazione Garibaldi.

giovedì 3 maggio 2012

Format C:


Ti ucciderò altre duemila volte bill



sta diventando un vizio. La promessa segreta era di scrivere quotidianamente ma certe cose ti colpiscono nel profondo del cuore traumatizzandoti senza speranza di ripresa. Questi quattro giorni sono stati così: traumatici ed esaltanti in parti uguali. Vorrei seguire un qualche tipo di ordine sensato ma, si sa, che il caos ha molti più pregi. Non ultimo il fatto che la maggior parte della gente non capisce che stai scrivendo, se poi aggiungi un sacco di paroloni intellettuali sembra pure che hai scritto una cosa molto saggia.

Non sono bravo con i paroloni, per cui risulterò solo confusionario.

L'obiettivo era il Comicon di Napoli, quella fiera che frequento da quando ha aperto, ma che osserverò per la prima volta come uno di quelli che vuole fare il salto oltre lo stand. C'è poco da dire, come i migliori psicotici ho alternato momenti entusiasmo a altri di tremendo sconforto.



Ma nulla si può paragonare alla tragedia massima. Alle tenebre oscure e oleose che sono calate sulla mia anima quando si è consumata la tragedia. Volevo solo controllare la mail, giuro. Tutto quello che ho avuto in cambio è stata una schermata blu fredda ed indifferente. La sentenza di mio zio, quello che in famiglia capisce di computer, è stata secca come la mia gola ad agosto:



“si è fottuto l'hard disk. È da formattare”



no non avevo un backup. No non mi ero salvato nulla da nessuna parte. Mi credo ancora un giovane che vive convinto della sua immortalità, convinto che i suoi file saranno eterni per quanto male possa essere ridotto il computer.



Puff!



Tutto andato... tutto sparito in millemila byte di nulla. Decine di file mezzi iniziati che avrei dovuto finire sono andati via per non tornare mai più. Solo alcuni vivono ancora sparsi tra le caselle di posta elettronica di gente pigra che spero non li abbia mai cancellati.



Siamo alle porte di una nuova era: tutto da rifare, niente mp3, niente giochini, niente film. Tutto andato. Come se il portatile avesse voluto far posto a quello che arriverà.



O mandarmi un severo giudizio.

giovedì 26 aprile 2012

lo zio sapeva...


Emanuele ha ragione. Solo questa semplice affermazione potrebbe mandare nel panico decine di persone, soprattutto chi conosce Emanuele. Ma mentre siamo seduti nella cucina della sua casa studenti con l'acqua per la pasta che bolle e il Tg3 di sottofondo. A sentire la solita carrellata di dichiarazioni in tv mi viene sempre la voglia di gridare al televisore le frasi che nessuno si sente in dovere di dire a quella massa di dementi che va a snocciolare le loro teorie da miliardari finanziati.



Emanuele si è stufato di seguire la politica. Non per pigrizia, ma perchè sente che l'unica risposta che saprebbe dare sarebbero dei colpi di fucile o delle più soddisfacenti mazzate tra capo e collo. Ti incazzi per ogni cosa come in una nazione sana si fa per il calcio. Siamo tutti presidenti del consiglio in erba con la propria soluzione. Non è superbia è che di fronte alla pochezza di questa gente, al plateale servilismo dei nostri governanti verso l'alta finanza non ci vuole un genio per dire le cose giuste, magari piccole, ma giuste che si dovrebbero fare.



Qualcuno mi sa dire cosa cazzo centra l'articolo 18 con l'occupazione dei giovani? Io non l'ho capito non vedo il legame tra licenziare liberamente e l'aumento delloccupazione. Si magari si può purgare il settore pubblico di tutta quella merda infiltrata che si attira l'odio della gente da anni. Oppure, a pensar male, serve solo per poter ricattare i lavoratori nel privato e per poter licenziare i lavoratori del pubblico ( a tempo indeterminato) ed assumere poi gente con semplici contratti precari da schiavi.



Mi viene in mente spesso il mio zio ferrarese, zio Gianni, un ex-sindacalista con coglioni grandi abbastanza da giocarci a bocce. Ogni volta che lo andavamo a trovare lo vedevamo uralre contro il politico di turno in Tv. In famiglia lo prendevamo in giro in simpatia. Quando beveva un po' più del solito bicchiere di vino si lanciava in ragionamenti politici che mi hanno sempre affascinato e che sempre venivano minimizzati dalla zia. Ora vivo in tutto quello che lui indicava come il male quindici anni fa. Lui intanto è talmente incazzato con l'umanità che non ci puoi parlare più.



Ed ha ragione. Lui ed altri come lui ci avevano avvertito e noi abbiamo fatto qualche battuta. Abbiamo minimizzato.

“gli italiani si meritano questa vita di merda” ogni tanto sentenzia lo zio.



Certe volte gli do ragione.

Altre volte vorrei imbracciare il fucile.

Stiamo marciando verso una guerra mondiale. Facciamola finita in fretta e ritorniamo a vivere nelle capanne di fango.

Questo di sicuro farebbe bene all'economia ed alla politica.

ps: scusatemi ma quando guardo santoro mi incazzo sempre

lunedì 23 aprile 2012

Apatia


Vorrei dire che ho avuto da fare, che la gente si è accalcata alla mia porta con in mano microfoni e mappae di soldi chiedendo di intervistarmi sul futuoro del fumetto, del fantasy o della fantascienza (le famose tre F del mio progetto a lungo termine). Vorrei dire che qualcuno mi ha magnanimamente dato un lavoro vero, di quelli che ti spacchi la schiena a scaricare camion e poi essere pagato pochissimo. Ma nemmeno questo è il caso. Non ho trovato il segreto della vita né la melodIa perfetta ( a dirla tutta so suonare solo quel tipo di musica che è piacevole solo al tuo orecchio), per un attimo mi è sembrata chiara la legge di interrelazione universale ma poi il cellulare ha squillato e si è perso tutto.



Ho la testa affaticata, i circuiti bloccati e la voglia di fare un cazzo. Mi sono fieramente unito alla schiera di quelli che fanno solenni giuramenti verso il soffitto della propria camera, nel buio più pesto e con il vociare di una città tutt'intorno:



“domani mi alzo presto”

“domani scrivo quella sceneggiatura”

“domani continuo il Progetto”

“domani correggo quel soggetto”

“domani quest'idea la scrivo”

“domani mi vado a fare un giro”



c'è apatia nell'aria mista all'odore di ceneriera e panni sporchi che non mi va di metter via. Se c'è il sole fa caldo. Se piove fa freddo . Ogni file word si ferma alla terza riga ogni libro alla seconda. Il Principio di Archimede mi tiene un centimetro sotto il pelo dell'acqua ad osservare una miriade di possibilità che non ho voglia di cogliere. Non è mai il momento adatto e se lo è è il posto che è sbagliato.



Sono come quei bambini interessati solo ai giocattoli degli altri. Sento che dovrei fare qualcosa, un colpo di reni, alzare la mano, la superficie è così vicina. Vedo i volti al di la del pelo dell'acqua. Non sopporto il rumore, non sopporto il silenzio, le risate, la tristezza. I pezzi vanno tutti negli incastri sbagliati. Non mi va.



Non è successo niente ma non mi va.

Voglio solo dormire.

lunedì 16 aprile 2012

Acido per Batterie

dei greci non c'è da fidarsi. Lo sa la finaza internazionale, lo sanno gli anichi romani e quei poveri persiani che hanno provato ad invaderli. Ma si sa, io sono fesso. Così quando ho ricevuto l'invito da un amico per il suo compleanno non mi sono fatto troppe domande né ho preso le dovute precauzioni.



Che stupido.



Tradizionalmente al compleanno di questo mio amico i di lui genitori si dedicano con decisione all'antica arte culinaria greca per il sollazzo degli ospiti. Vorrei dare la colpa a questo ma non basta e non sarebbe giusto e poi è necessario andare con ordine.



Sono giorni che il mio fisico cerca di mandarmi segnali. Segnali del tipo: guada che tra un po' ti ammali, guarda che sei quasi malato, guarda come stai storto di stomaco ed altri segnali poco edificanti di questo genere.



È ovvio che li ho ignorati tutti, e per poco mi sentivo pure bene. Per poco. Come dicevo avrei voluto dare la colpa alle pite fatte in casa unte e bisunte, elle polpettine inchimmose ma buone alle patate al forno o alle copiose quantità di vino incurgitate ma la colpa è solo mia e si può riassumere con l'essere caduti nella stessa trappola che stavamo progettando.



Dovete sapere che il Greco è andato per un mese in cina a vagabondare, fare il turista e farsi perculare. Lui e il suo turpe socio sono poi con una strana bottiglia dalla forma esotica e colore brillante. Loro sostengono che il liquido all'interno è liquore cinese. Noi vittime sospettiamo che sia qualcosa di molto peggio, qualcosa che normalmente in cian si usa per diluire il gasolio o in complicate reazioni chimiche.



Fatto sta che, preda di dionisiaco entusisamo, ne ho buttato giù un bicchierino convinto che avesse un effetto simile alla grappa digestiva o simili. Il liquido incolore va giù andando ad incontrare le due pite, le polpette, le patate e un mare di vino. Non ne sento il sapore solo un violento bruciore in tutto lo stomaco mentre gli organi interni prendono fuoco.



Da lì collasso totale dei sistemi: ogni forma di appetito sparisce mentre mi impegno a tener dentro quello che già c'è e che sembra lievitare, poi perdita della capacità cognitive e della volontà di alzarsi dal divano. Infine una tosse rauca con annessi sforzi di vomito e respiro affannoso.



Per farla breve una piena sindrome post “pranzo di matrimonio” unita all'abisso alcolico.

Ho lottato, ho almeno ci ho provato. Ma ho fallito.



Grazie a dio che son tornato a casa.



Ma ancora quel saporaccio torna in bocca ad ogni rutto. E il mio fegato grida vendetta.

mercoledì 11 aprile 2012

Il Punto della Situazione

Ci sono attimi in cui una persona non può far altro che rimanere basita, balbettare qualcosa di inprecisato e chinare il capo al destino avverso o alla crescente improbabilità. A me capita spesso. Succede quando una ragazza carina si avvicina con fare ammicante solo per poi chiederti una sigaretta. O anche quando la tua squadra del cuore vince 2 a 0 e prende due gol idioti negli ultimi dieci minuti. Oppure, sempre per rimanere in tema calcistico quando vai allo stadio e l'addetto ti fa problemi per una bottiglietta d'acqua mentre due energumeni entrano con abbastanza razzi da conquistare la Libia.



Mi è successo di nuovo stamattina quando, dopo ore interminabili di viaggio, all'apertura della porta della mia stanza i nippoli di polvere mi hanno dato il benvenuto fieri ed orgogliosi come quando mi avevano salutato alla partenza. Sono cambiate molte cose da allora ma ancora resto refrattario alle pulizie domestiche. L'illusione che la stanza sia troppo piccola per sporcarsi è e sarà la mia rovina.



Pulisci la stanza, svuota la valigia, fai il letto mentre esegui tutti i tuoi controlli da paranoico per assicurarti che nessuno abbia stazionato nel tuo regno in tua assenza: la roba nel mobile è come l'hai lasciata, il segno nel letto pure, i fumetti... non so non ricordo come li avevo lasciati. Sarò anche paranoico ma preciso mai.



Una volta finito il tutto mi dedico alla mia attività preferita: ricaricare la pagina della mail in attesa di qualcosa: almeno quattro persone devono contattarmi per robe più o meno importanti e solo una e mezzo ha la necessaria giustificazione. In teoria avrei da fare, ad esempio scrivere o, meglio ancora, trovarmi un lavoro. Ma sono entrambe attività faticose che mi priverebbero del mio hobby.



Anche se in casa non ho praticamente visto nessuno (tranne pigiama seduta sulla tazza con la porta aperta convinta che non ci fosse nessuno) come al solito sento i rumori della vita intorno a me.

La francese pare parli da sola o forse al telefono nel suo strano idioma. Sorride sempre, in qualunque condizione e stato. Come quelle mogli che hanno paura di irritare il amrito pazzo.

Giuseppe è ancora via in missione. Evidentemente si tratta di un bersaglio difficile. Meglio così.

Le altre due ragazze, le sante che mi hanno spiegato come va il mondo qui dentro, sono praticamente evaporate nel nulla. Non le si sente né si vede. Ogni tanto incontro la più silenziosa delle due che puntualmente non spiccica fiato e mantiene le distanze di sicurezza.

Pigiama segue la sua solita routine e le sono grato per quasta oasi di certezze nel caos persistente degli ultimi giorni.



Poi c'è Claudia, quella nuova. Subentrata a Francesca quasi due settimane fa. Ancora non l'ho inquadrata, più che altro perchè tende a stare fuori tutta la giornata. Sembra un tipino solare, ha già tenuto testa a due interrogatori da parte del resto della popolazione dell'appartamento: che fai? Dove lo fai? Perchè lo fai? E perchè invece non fai quest'altro?



Come tradizione io e Pigiama ce ne siamo tenuti fuori ma abbiamo osservato: per ora è ancora un può impacciata ma promette bene in quanto a scenette divertenti.



Come i più esperti tra voi intuiranno stasera non c'è vera ispirazione. Il cervello brancola un po' mentre i pistoni cercano di riprendere il ritmo abituale. C'è qualcosa che mi sfugge che si è inceppato: leggo molto e scrivo poco. Forse sto ricaricando la batteria, non so. Ho sempre fatto un vanto di non sapere che mi passa per la testa.



Ho comprato un'agenda tornado a casa. I vecchi metodi sono i migliori: da oggi in poi mi darò i compiti per cercare di dare un po' di costanza alla creatività. E poi diciamocelo: avere un'agenda piena di scarabicchi e punti e quasi uno status simbol se davvero voglio fare lo scribacchino artistoide.

martedì 20 marzo 2012

Vuoto pneumatico


Non so di che scrivere



davvero, vuoto, zero, nisba, tabula rasa. Ho il cervello vuoto quasi come il portafoglio. Vuoto come lo spazio siderale tra i pianeti all'ultimo giorno dell'universo. Masse incoerenti di pensieri fluttuano cercando di sbattere l'una contro l'altra per formare un pensiero più grosso e coerente ma il vuoto qui dentro è talmente vasto che due un leghista e un magrebino possono vivere in pace senza mai incontrarsi.



Vorrei scrivere ne ho voglia e anche necessità. Il Grande Piano non si porta aventi a solo e il grand epiano prevede molti più file word zeppi di parole di quelli che ho sul pc al momento. In alcuni rari casi posso scaricare la colpa su altri come ho scaricato un secchio di vergole malassortite sulla mia ultima creazione ma alla fine dei fatti dovrei provare a procedere.



Ci fosse un minimo di senso in questa scatola cranica. Sono tre notti che sogno la più monumentale delle space-opera solo per poi fissare il foglio bianco senza sapere da dove iniziare. Si ok, ho il titolo ho l'idea, parecchie idee per la verità, ma quando provo a sbatterle insieme puntuolamente si mancano nel vuoto cosmico della mia testa. Il titolo e la musica che hanno dato il via a tutto rimbombano nel cervello insieme ad altre frasi sconclusionate ma manco uno straccio di trama.

Frammenti, pezzetti, immagini. Mi viene da invidiare i disegnatori: qualcuno si è già scervellato sulla trama per loro, il loro unico dovere è renderla in immagini. È probabile che anche loro pensino qualcosa di simile tipo: “eh belli fatti sti sceneggiatori! Prima si fanno i trip allucinoggeni e poi vanno trovando che noi ci diamo un senso”



è un mondo difficile, i pezzi non si incastrano mai. È un può come quando provate a riparare il tostapane e, dopo ore di lavoro, vi ritrovate con un pezzo in più. Se abbondi è pretenzioso, se sei troppo minimalista è vago. Non va mai bene.



Ammesso e non concesso che abbia idea di cosa stai facendo. Stai lì a butti giù parole in libertà che però, inevitabilmente, perdono la spinta dopo un po' e poi? Poi boh, non so fate voi.



Ma i “boh fate voi” difficilmente servono a qualcosa e ancora più difficilmente producono un risultato e magari dei soldi. Forse c'è da rivalutare un po' le idee riguardo a come vorrei provare a campare con questo lavoro.



Mi sa che non funziona così.



Oppure è solo che ho troppa poca testa da poter dedicare a questa roba stasera. Magari domani.

Buonanotte, sperando che stavolta il sogno non sparisca prima di essere scritto.

sabato 10 marzo 2012

Un giorno scriverò di voi


sarà che la birra mi rende sentilementale o che in fondo in fondo, sotto strati e strati di cinismo e ironia si nasconda qualcosa di troppo tenero per poter far finta di nulla. Ma voglio dirlo da qualche parte come quella gente che fa promette la luna assicurandosi di avere dei testimoni che poi gli rinfaccino di aver mancato il solenne giurmento.



Sarà che credo fermamente che la realtà superi di parecchie lunghezze la fantasia per forze poesia e che certe volte non c'è finzione che tenga davanti a qualcosa di reale e nobile.

Un giorno molto lontano, qundo potrò permettermi di scrivere quello che voglio prometto solennemente che racconterò di voi. Non è una promessa vana, sotto a tutta la scaramanzia di questo mondo so che questa potrebbe essere l'unica promessa che davvero potrei mantenere.



Racconterò della ragazza perfetta. Di una persona così carica di insicurezze e paranoie da dimenticare quello che è.

Parlerò di chi fatica a trovare il proprio posto al mondo mentre si è intenti ad ammantarsi di finte certezze nascondendo i suoi veri pregi.

Mostrerò una donna che a voluto tutto per se per paura di restare sola ricevedo in cambio solo disprezzo velato di cortesia.

E vi parlerò di una donna che, vessata dalla sfortuna, ha deciso di infischiarsene pur di portare in giro i suoi buoni consigli.

Vi mostrerò un ragazzo talmente insicuro da nascondersi dietro le buge più improbabili mentre cerca di sembrare più di quel che è.

Mentre, in tut'altro luogo c'è un altra ragazza che si atteggia a vecchia sminuendo il suo valore. Anche se vale tanto oro quanto pesa e quasi il triplo se consideri la sua cultura.

Altrove un gruppo di persone si riuniscono intorno ad un uomo sedendo su cuscini in una stanza afosa condividendo le proprie disgrazie per spingersi in avanti un passo alla volta.

In mezzo a tutta questa gente un ragazzo venuto su solo si tiene impiedi solo con la fiducia in se stesso certo di non avere nient'altro alle spalle.





Vi parlerò di loro e di altri ancora. Degli sconfitti, dei perdenti e degli sfaticati che non chiedono altro dalla vita di trascorrere senza intoppi fino ad una morte quieta. Vi parlerò di quelli che invece, senza volerlo e senza saperlo, si scagliano contro il destino avverso delle loro condizioni decisi a ribaltare il tavolo e buttare a terra le fishes nell'istante esatto in cui la partita volga a loro sfavore. Nessuno di loro è una bugia. Sono tutti lì da qualche parte nella mia memoria, come stelle e pianeti. Alcuni brillano per un attimo altri sono piccoli decisi a non diventare buchi neri. Sono tutti importanti ed ad ognuno di loro devo qualcosa. Perchè senza di loro non sarei dove sono anche se ora non sono da nessuna parte, non posso far nulla per loro perchè non ho nulla da dargli tranne che una promessa.



Racconterò di voi. Di come vi siete battuti, di come avete perso ed avete rialzato la testa. Di come siete morti in un letto o in un incidente stradale. Racconterò le vostre menzogne e i vostri sogni perchè credo che sia l'unica maniera che ho per rendervi davvero onore.



Infondo io non ho nulla. Nessuna delle vostre doti se non quella del cantastorie. Voi sapete vivere, io so raccontare. E così mi sembra giusto che un giorno io parli di voi.



Ve lo devo. Dopotutto non avrei mai iniziato a camminare senza di voi

sabato 3 marzo 2012

Relativamente Reattivo


E' la vita che aiuta a sognare o sono i sogni che aiutano a vivere? Chiederebbe qualcuno pagato molto al di sopra della sua intelligenza. Io resterei impantanato dal fascino della domanda priva di ogni senso. Resterei lì immobile nella bonaccia delle infinite possibilità di risposta.

I sogni aiutano a vivere? Si, credo di si a meno che non lo fai ad occhi aperti mentre sei sulle strisce. In quel caso tendono a dare dell complicazioni. A volte la gente insegue un sogno ma, stranamente, più ci corre dietro più ingrassa. Mi viene in mente il parco di fronte casa su cui si sovrappone lo schermo del mio portatile.

C'è un fascino tutto speciele: il mondo fuori e tu perso nel tentativo di dar forma ai mondi nel tuo cervello. Ma la realtà a volte li batte sempre. Certe volte, nell'irrequietezza del sonno, quasi ci precipiti dentro mentre il tuo subconscio cerca di risolvere i dilemmi che non hai sbrigliato da sveglio: come pensano? Come parlano? Cosa fanno?

Quando l'ennesimo sonno delirante inizia sei come Alice nella tana del bianconiglio. Ma tu, persona pratica e disillusa, rimpiangi l'assenza di un M16. Hai sempre avuto paura del tuo subconscio e quando il teatrino notturno ricomincia rimpiangi di non aver continuato a fissare qualla riga del libro dove il tuo sguardo assonnato si incastra ogni volta.

Sogni demoni intenti in un rave party in casa tua, hai paura, sei schifato. Non perchè sono tra le mura della tua casa ancestrale intenti a bere, vomitare e sparare oscenità. Hai paura perchè nessuno di loro ti ha avvertito della festa.


Ti svegli sudato. Sono le due e mezza di notte. Scuoti un po' la testa come rappresaglia ll'inconscio e torni a dormire.


Questa volta stai picchiando a mani nude un orda di ninja in perizoma con le facce uguali a quelle del teatro giapponese. Il sangue schizza da tutte le parti, a litri, a fiumi. Scie di sangue lunghe come la Salerno-Reggio Calabria. Gli avversari non finiscono mai. Ne afferri uno per le caviglie ed inizi ad usarlo come un bastone per sfracellare crani e ossa.



Sei un altra volta sveglio. In una posizione che sfida la gravità a tirarti per terra. In quei primi secondi di totale rincoglionimento quasi ti senti in colpa. Ti giri e ti rigiri come la punta di un trapano mentre il tuo subconscio si accende come una radio su una playlist di vecchie canzoni. Sarebbe anche piacevole se non si bloccasse ogni tanto per chiederti come continua la canzone. Sono le quattro e pochi minuti. Pochi come il resto della spesa che hai fatto.

Quasi bestemmi ad alta voce. Domani devi svegliarti presto, è una mattinanata importante.

Queste cose non succedono mai quando puoi dormire fino alle sette di sera. Un angelo grato per non avergli fatto esplodere le orecchie ti suggerisce la posizione giusta. Funziona, senti la coscienza che lentamente cola via come nebbia umida. Umide gocce di rugiada iniziano a condensarsi sul tuo cervello. Lentamente cadono tra i neuroni come sudore dalla fronte di uno sportivo. In pochi attimi è pioggia e tu sai che devi alzarti a far pipì.

Sono le cinque e un quarto, la sveglia è alle otto. Hai quasi tre ore davanti. Forse ce la fai.

Per la terza volta precipiti ma stavolta non hai davvero idea di cosa succede immaggini sparse, non sempre piacevoli, che si accalcano sicure di essere dimenticate al risveglio.

Quando suona la sveglia capisci cosa provò Lazzaro quando Gesù decise di usarlo come testimonial del regno dei cieli. La tua ansia e il tuo senso della puntualità armati di manganelli si adoperano per scacciare strati e strati di paranoia lasciati dal sonno. Non capisci niente per dieci minuti buoni mentre valuti se sia il caso di rimettersi a dormire e chi se è visto se è visto.

L'intestino ti viene in soccorso pretendendo attenzioni e risoluzioni riguardo al sovraffollamento.


Scatti in piedi, barcolli, ma a costo di addormentarsi in metropolitana andrai dove devi andare. Anche se poi non capirai nulla per tutta la mattina, anche le cose che suonano positive.

No, questi sogni non aiutano a vivere.

sabato 18 febbraio 2012

La lunga marcia


non c'è da fidarsi degli amici. Gli amici hanno problemi, hanno paure hanno speranze. Gli amici vanno consolati, spronati, ascoltati e dissuasi. Gli sconosciuti invece passano come il fumo di sigaretta dal finestrino dell'auto.

Non danno fastidi (in genere), non si interessano alla tua vita (in genere) e soprattutto sanno che non devono romperti il cazzo quando non gli rivolgi la parola (in genere).



Per quanto gli sconosciuti abbiano un incredibile dosi di vantaggi noi ci ostiniamo a circondarci di amici. Dopotutto ci serve qualcuno che ci sproni, ci consoli, ci ascolti e quando è il caso, ci giudichi con quella severità che solo un vero amico sa avere.



In una giornata strana come questa può capitare di vedersi con un amica per un caffè e continuare a passeggiare senza meta per sette ore ridendo e scherzando mentre vicendevolmente esorcizzavamo le nostre ansie personali. Non fraintendetemi, un uomo potrebbe camminare mano nella mano da Trento a Reggio Calabria davanti all'invitante promessa di gambe lunghe, seni sodi e uno sguardo ammiccante. Ma non è questo il caso.



C'è un genere di amicizia che sorpassa i confini di genere. Quando si fa conoscenza da passeggini affiancati a cercare di rubarsi il sonaglino tirandosi sberle tutto altro che affettuose. A quell'età non ci si fa caso. L'altra persona esce dal sesso opposto, il cervello non concepisce proprio la cosa.

Il fratello di Belen non si sognerebbe mai di farsela, per lui l'impulso non esiste perché per lui non conta donna.



E così si è marciato come persone in fuga. Fermandoci ad ogni maledetta vetrina con la consapevolezza dei portafogli vuoti. Abbiam vagato tra gli scaffali delle librerie sapendo benissimo che a casa c'erano altre cose ben più importanti da leggere e scrivere.



Abbiamo corso per prendere un bus che non si fermava col fiato corto sulla salita della stazione Tuscolana. Credo che almeno un paio di volte ci siamo persi. Ma lei, che qui ci vive da molto, ha ostentato sicurezza e le strade le hanno dato retta.



Abbiamo sceso il cane sotto la sua casa provvisoria. Quella faina festante che saltava su e giù cercando di bucarmi il giubbotto per la contentezza. Poi a casa.



Un autobus, una metro e un altra metro. I piedi improvvisamente diventati sacchi di terra umida. Le cosce doloranti mentre, da qualche parte, il malumore sale. Te lo dovevi aspettare.

In un attimo speri che tutti quanti siano ripartiti per tornare ai paesi loro e che ci sia finalmente un po' di silenzio.



Manco per il cazzo.



Sono in quattro nella cucina. Ognuna con un utensile diverso in mano che traffica nella sua stanza uccidendo nippoli di polvere e Dio solo sa che altro. Ciao, saluti ecc ecc.



“pensavamo fossi partito di nuovo”

“eh magari mica sono così ricco. Non ti preoccupare non do fastidio, devo solo svenire su un letto”

un espressione preoccupata, quella classica di chi non coglie a volo la metafora. Approfitto dell'esitazione per andare al bagno prima che mi chieda “ma perché non ti senti bene?”



potrei essere volgare.



Un ora dopo apro gli occhi. Di là suoni imprecisati un vociare confuso franco-siculo-partenopeo. E un altra voce sconosciuta, maschile.

Due palle.



Esco in cerca di cibo. La mia espressione e quella di Fred Flinston dopo che l'hanno informato dell'estinzione dei dinosauri. Saluto generico e assalto al frigo. Giuseppe e la fidanzata cenano un altro riccioluto campeggia in camera di Francesca. Quest'ultima intanto sosta in mutande e camicia sula porta del bagno.

Faccia da poker. Lei ostenta indifferenza io la ricambio. Per la faccia e l'umore che ho potrebbe avere addosso un parka. Arrivo al frigo. Lei mi guarda male e chiude la porta.

Non ho ben chiare le regole sociali di qui ma di solito se sei in mutande in una sala comune il problema è tuo se ti vergogni. E poi quante storie! Manco ti avessi chiesto di che marca erano. Ti ho ignorato, ho contato i buchi di tarma sullo stipite e me ne sono andato.



(otto per la cronaca)



si sta facendo tardi. La gente giovane si prepara per uscire. Se Dio vuole tra un po' calerà la pace. Uno ad uno gli sconosciuti fanno il loro fagottino di personalità e vanno ad incontrare altri sconosciuti. A farsi offrire o offrire da bere a sconosciuti, restare bloccati in lunghe code con decine di altri sconosciuti. Per poi tornare a casa, ubriachi sfatti ripetendosi in testa quanto si sono divertiti.



Non è importante la meta, la sappiamo già, sotto due metri di terra con una frase fatta incisa sul marmo. Del viaggio non ce ne può fregare di meno, non abbiamo voce in capitolo. La cosa importante è da chi ti fai accompagnare




venerdì 10 febbraio 2012

Strani stili di vita


Stanotte, come tutte le altre notti in verità, verso le 23 la cucina oltre la mia porta si anima. Non sono fantasmi, almeno credo o comunque non quelli che si pensa normalmente.

Una nebbia oleosa si affaccia sotto la porta trasbordando nella mia camera odore di fritto e di arrostito.

Ma è meglio fare un salto indietro.

Ieri ho finalmente interagito con gli strani spettri che si aggirano per casa. Ancora non mi ricordo un nome che sia uno. Forse la ragazza carina con gli occhiali si chiama Francesca ma per ora è solo una teoria). L'occasione è giunta ad ora di cena quando le tre campane (nel senso di native della Campania) si sono radunate in cucina per cenare e scambiarsi informazioni sulle fiction del momento. Io mi sono trovato lì a lititgare con una padella e una frittata, tra una spiegazione delle regole di casa è nata la una coversazione.

Ovviamente è giunta la temuta domanda: tu che fai. E dopo aver scartato alcune vaghe bugie e preso l'orgoglio a due mani l'ho detto.

Studio per fare il fumettista. Ah quindi disegni. No li scrivo.


Le espressioni e i commenti successivi si sono velati d'entusiasmo e cortesia ma credo che statisticamente almeno una abbia pensato: “che modo insolito di voler fare il disoccupato”. Anche se c'è stata abbastanza carineria da non darlo a vedere.

Per il resto siamo usciti a parenti come solo i napoletani in terra straniera sanno fare. Finalmente ho scoperto quanti siamo effettivamente in questa sacca spazio-temporale: io, le tre napoletane, una francese (conosciuta in imbarazzanti situazioni poi vi dico), Miss pigiama (che è di Forlì) e poi il fidanzato della francese che non si vedrà per settimane visto che viaggia per l'Europa per motivi suoi (carichi di droga? Fa il killer?).

Ad ogni modo all'ingresso in casa avevo conosciuto solo le tre napoletane. La mattina dopo facendo lo zombie verso il bagno mi ritrovo caccia a faccia con questa tizia avvolta in un asciugamano che mi fissa spaesata, dopo delle imbarazzanti presentazioni in franco-italo-inglese ognuno è sparito nel suo buco dimensionale a rimuginare sulla presentabilità. Chi mi ha visto appena sveglio sa cosa intendo).

Ma ora a notte fonda le pentole continuano a cozzare tra loro, sto pensando di fumarmi una sigaretta per coprire l'odore di pancetta fritta che ha invaso la stanza. Il mio stomaco, recentemente condannato all'austerity, si lamenta inferocito.
È Miss pigiama (che ancora non ho visto con dei vestiti veri addosso). Lo so l'ho vista quando sono passato in bagno. Sta cucinando come mi a madre cucina a capodanno ma senza imprecare contro i troppi parenti in visita. Cucina come se fosse la sua ultima cena.
Posso identificare le pietanze in base all'odore che filtra dalla porta: baccalà, carne, pancetta, zucchine.
Com'è possibile? Sotto tutti quegli strati di pigiama si vede che è uno scricciolo.

È la mezza. Dopo una decina di minuti priva di odori e condita dallo scorrer dell'acqua in cucina si depongono le armi. La porta della stanza di Pigiama si chiude e cala il silenzio.

Anche io mi arrendo al file word bianco come la neve che qui pare esser pittata mi avvolgo nelle coperte.

Pochi istanti nella stanza di fianco, quella di Francesca, squilla un cellulare, è un tal Marco, la conversazione va avanti per un po'. Un po' di ore. Alternano l'italiano forbito dei quartieri bene di Napoli ad un napoletano da pescivendoli rionali mentre la conversazione segue l'altalenante filo dei fidanzati distanti: ti amo-sei un cretino-tu non capisci- ti amo.

Le parole mi cullano perdendo significato finché non crollo nel sonno del giusto
va tutto bene

martedì 7 febbraio 2012

un piccolo passo per l'umanità



La neve è ancora ammucchiata copiosa su Roma, o almeno dei grossi lastroni di ghiaccio infidi come parlamentari del UDC. Per pura fortuna il treno è arrivato regolare e il mondo più o meno gira secondo la giusta orbita ma la verità è che tutto questo è solo il contorno.

Ho messo piede nella stanza e ho conosciuto, se questa parola si può applicare ad uno scambio di sguardi una stretta di mano e un ciao stentato, le altre inquiline. Si esatto inquiline.

È meglio specificare da subito che se non miricordo un nome maco se mi minacciano figuriamoci adesso. Francesco, il gentile padrone, mi ha illustrato le meraviglie della camera e le infinite difficoltà del collegarsi ad internt (col cavo, senza cavo, con la danza vudù e via discorrendo). E poi poco altro.
Mi è stata presentata Miss Pigiama, quella con cui dovrò condividere il bagno, un arcigna ragazza bionda che fino ora (quasi 8 ore di convivenza) ha sfoggiato come unico capo un pigiamone di flanella fuxia modello omino michelen anche se l'immaginazione mi fa pensare ad un fisico di molto superiore a quello della Cula.

Chi è la Cula? È la seconda inquilina, la prima che ho conosciuto e il nomignolo dovrebbe dir tutto quello che serve di sapere. A onor del vero se non ci fosse stata lei non avrei mai appreso le regole base della casa. Ma ci arriveremo.

Ci sono altre due ragazze in casa: una che ho identificato solo come una massa di ricci scuri dal viso gradevole e l'altra che per ora ribattezzeremo la Venere con gli occhiali.

Mo voi penserete che sono un malato che si spoglia le ragazze con gli occhi (il che è in parte vero) ma vi parlo dell'aspettò fisico perchè veramente non si è scambiata parola che sia una, magari domani migliora chi sa.

Arriviamo infine alle regole della casa che si possomo riassumere più o meno con: “ognuno si fa i cazzi suoi e pulisce ciò che sporca” il conceto all'apparenza semplice e ratico crea delle anomalie notevoli però. Infatti anche beni di prima necessità e di comune e fondamentale uso sonoprivati. Ad esempio caffè e carta iienica sono appannaggio esclusivo di chi li compra e nessun altro.

Per stasera si è arrangiato con un ricco e nutriente kebab poi domani cercerò di fare della spesa vera.

Note a margine: Miss pigiama sembra essere una di quelle persone dal carattere forte che non se ne fottono di niente e nessuno. A prova di ciò la ricca ed abbondante sgommata che faceva bella mostra di se nel cesso che condividiamo da meno di 8 ore.
Cesso che credo abbia un qualche misterioso problema di scarico indagherò

5000-7(kebab+ceres)
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