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mercoledì 5 dicembre 2012

Le lezioni si imparano meglio se ci sbatti contro


E' bello vantarsi di essere uno scrittore: io faccio... io dico... io scrivo. Ma il punto della questione è il come. E sul come c'è molto da dire. Oggi è capitata una cosa: mi è stato chiesto di presentare del materiale. Non a dei passanti, non ad aspiranti come me ma a gente che quel tot di competenza la tiene.
Ora facciamo un passo indietro.

Ottobre 2010 io e Nikitas cazzeggiamo su un tavolo dell'Oca Nera: tipico pub napoletano famoso per la qualità della birra, la bellezza della proprietaria e i buchi in petto che ti fanno col conto. Nik è uno dei primi che ha avuto per le mani i miei racconti e varie altre cose (principalmente legate al mondo dei giochi di ruolo). Il discorso mo non me lo ricordo ma il succo era: “ho capito che lo devo leggere solo io ma così sembra che non mi meriti un'ortografia decente. Quanto ti costa rileggerti le cose?”

Data imprecisata, casa mia. Mio padre, dopo aver letto un racconto che mi rendeva particolarmente orgoglioso mi fa presente quanto sia importante eliminare tutti quegli antipatici refusi ed errori di battitura. Non gli do retta, tanto se mai lo dovrà leggere qualcuno di importante sicuramente ci farò attenzione.

Novembre 2011, il Corso (quale lo dovreste capire dalla maiuscola) è iniziato da poco le cose vanno alla grande. Pubblico i racconti che ne derivano prima su un gruppo privato con gli altri corsisti poi direttamente qui sul blog. Più di una voce mi fa presente che i post necessiterebbero di una riguardata prima dell'invio. Io continuo a dire “wabbuò tanto chi se li legge.”

Gennaio 2012, Oca Nera, Nik e Andrea condividono con me birra artigianale e tanto fritto da uccidere un rinoceronte. Dopo varie cazzate entrambi dicono qualcosa del genere: “ho visto il blog. I contenuti sono belli proprio ma quando devo leggere certi svarioni mi passa la voglia. Posso capire che sbagli la E accentata su 'perché' ma che miseria le doppie! Lo so che so errori di battitura ma che diavolo!”

giugno 2012, scuola comics. Esame finale. Lorenzo da i voti accompagnati da un commento finale: “io a te ti do 30 e lode, però mi prometti che sull'italiano ci lavori un po'”. A casa mia si direbbe “figur e'merd' “ con tanto di “poroporò!” di accompagnamento. Ovviamente la giustificazione era sempre la stessa.

Settembre 2012, ho appena caricato l'ultimo post qui sopra. Passano dieci minuti e squilla il telefono: è Aurora. Dopo mesi di tolleranza pare che abbia intrapreso una nuova crociata, ma al momento sono ignaro e rispondo.
La voce all'altro capo non è rassicurante sembra il fischio di una bomba che precipita e porta con se la stessa minaccia.
“il racconto che hai appena inviato.” dice.
“Già letto? Ti è piaciuto?” chiedo da bravo ingenuo.
“Terzo rigo: hai scritto 'abbiamo' con la H davanti” quasi passa la brina nel telefono.
“Merda.”
“Correggi va. Prima che qualcuno lo legga” poi butta giù.
E pensare che tra gli amici su facebook tengo dei fumettisti e degli scrittori. Magari qualcuno è capitato sul blog per caso. Che figura di merda.
Ma mica ho ritrovato la retta via.

La retta via l'ho ritrovata oggi. Dopo che Lorenzo mi ha detto: “porta soggetti, porta sceneggiature che a questi servono urgenti.” sul portatile c'era un po' di roba ma scritta alla cazzo. Sono passati anni da quando ho formulato la scusa: “quando dovrò mandarla a gente importante me li controllo bene”. Ecco per controllare bene la roba stamattina ci ho messo quattro ore.

Ora ho davvero capito.

Ps: anche se non nominati possiamo aggiungere alla lista di persona che mi hanno giustamente dato la morte: Valerio, Chiara, Zia Lucia, Anna Chiara, Luca, Lisa, le due Valentine, Andrea, Mario, Patrizia e un'altra folla di gente che onestamente non ricordo.

mercoledì 19 settembre 2012

Grazie assai


secondo la scaletta ufficiale che sta solo in testa a me oggi avrei dovuto scrivere qualcosa su un gioco da tavolo o su un fumetto. Gli eventi della giornata mi hanno fatto prima virare su l'idea di un post riguardante l'apatia e quell'altro peccato capitale che mi perdo sempre dalla lista ma che riassume la frase “non tieni geni di fare un cazzo”. Poi ho scoperto l'esistenza di un telefilm americano a cui Formigli al suo Piazza Pulita aveva accennato (roba di giornalisti americani). E ci sono finito sotto (sto caricando ora la settima puntata di dieci da un ora) e stavo pensando di spenderci due parole. Purtroppo poi è intervenuto facebook e uno dei colleghi dell'autoproduzione (colleghi è ingeneroso. Lui SA disegnare ed è bravo pure) ha condiviso una delle foto dementi dei fascisti ovviamente perculandola. Ed io, che non sono minimamente uno che vaga con la testa, mi sono messo a vedere le altre foto e stavo pensando di scrivere qualcosa al riguardo.



Ma veniamo al sodo che già voi lettori siete in sei e tre avranno già chiuso.



Mi arriva prima una chiamata dalla Scuola Comix e poi un messaggio. Argomento? Cerimonia dei diplomi. In che senso cerimonia? Ci devono dare sti pezzi di carta inutili. Ora una premessa: da quello che mi hanno detto le varie classi prima di noi e Lorenzo stesso i diplomi si consegnano al Romix, una fiera del fumetto romana, in una tristissima cerimonia allo stand della scuola. La cosa ha però i suoi vantaggi: pare che i diplomandi entrano gratis e (addirittura) si posso portare un altra persona sempre a scrocco.



Quest'anno pare di no. Quest'anno di sabato alla 5 e rotte di pomeriggio dovremmo andare a ritirare i diplomi alla “festa della scuola” (le virgolette rappresentano tutto il mo disprezzo) nella sede della scuola stessa. Perchè i “corsi brevi” ritirano lì gli altri al Romix.



Dopo questa notizia ho pensato una cosa che mi sento di dire a nome anche di tutta la mia classe e credo loro appoggino pure:



grazie assai. Non voglia mai dio che entriamo gratis da qualche parte dopo avervi postato duemila e rotti euro.



Ma infondo, a parte Lorenzo, lì dentro si ricordavano che esistevamo solo quando c'era da avere i soldi della rata.



E comunque ribadisco:



grazie. Senza di vuoi rischiavo di farmi una fiera gratis.

giovedì 21 giugno 2012

Sipario e applausi


È ufficialmente finita. Credo sia la prima volta il 28 anni di vita che mi dispiaccio della fine di un qualcosa che ti fa studiare. Non ditelo a nessuno ma quasi quasi mi vien da piangere, se avessi i condotti lacrimali.

Sei mesi di corso a rincorrere una cosa che risultava chiaramente una puttanata che si chiudono. Il bilancio della bilancia psicosomatica e intellettuale pesa tutta dalla parte giusta e forse è per questo che riesco ad essere sentimentale anche senza bere. È una cosa risaputa: le mie capacità di oratore sono inversamente proporzionali a quelle di “scrittore”. Per cui il silenzio e le chiacchiere vuote di ieri si possono riempire solo con tante piccole lettere su un foglio bianco. In ordine sparso perchè non so ragionare per tappe fisse.



È iniziato tutto con un colpo di testa, di quelli che ti fanno pentire la mattina dopo, licenziarsi e tentare. “dove sta scritto che non posso fare una cosa che mi piace “ era il motto del periodo. Sono passati poi alcuni mesi in cui è venuta meno la convinzione. Si è rifatta viva la vecchia amica Ansia. Un alluvione a Roma alla vigilia della partenza, tre mesi da pendolare e poi il trasloco.



Mi aspettavo di tutto da questo corso tranne quello che ho visto: mi aspettavo un gruppo di nerd brufolosi, mi aspettavo ogni genere di pacco, un professore che si metteva lì a parlare per ore, mi aspettavo di non capirci un cazzo.

Non è andata assolutamente così. I nerd brufolosi sono stati sostituiti da sette persone preziose ognuna per le proprie personalissime paranoie e i propri personalissimi pregi. Persino fissare negli occhi l'abisso è risultato istruttivo. Il professore non credo sia definibile, mai visto nulla del genere. Pareva sempre che si cianciasse d'aria fritta e a volte che non c'era poi tutta sto genio di fare qualcosa. Però alla fine ogni “chiacchiera inutile” aveva un suo senso ed un suo perchè.



Non sono mai stato una persona espansiva, anzi timido fino all'inverosimile chiuso in me stesso indifferente al tutto e a tutti. Il semplice fatto che molta gente potrebbe rispondere a quest'affermazione con un “cazzo stai a dì” è al prova che qualcosa è cambiato e che tutto questo è servito a qualcosa di più.



30 e lode. Ed io non ci credo. Non per finta modestia o cagate simili. Proprio non è ancora arriva la notizia al cervello. Non significa nulla. Domani mattina Bonelli, Marvel e DC non faranno a gara a chi mi prende prima a lavorare. I soldi sul conto sono comunque finiti, il lavoro continua a non esserci e delle donne manco a parlarne.

Ma in fondo chi se ne frega. Comincia adesso. Ma comincia bene.



RINGRAZIAMENTI

non è la notte degli oscar ma sono convinto che questi mesi mi hanno cambiato la vita per molti aspetti e se una cosa merita di essere festeggiata con una birra meritano anche di essere ringraziate le persone che l'anno resa possibile.



ad Aurora: tu sai com'è, tu sai perchè, tu sai dove.

a Emanuele per aver aperto la strada senza saperlo

a Luca mai visto uno che ci ha creduto tanto

al resto degli scoppiati: tutte quelle canne e quelle cazzate sono servite a qualcosa.

A mamma e papà per averci un po' creduto un po' no ma senza darlo a vedere.

A Michele e al resto della truppa che mi hanno aiutato a fare il salto

a Zia Lucia perchè non ti arrendi tu non ho nessun diritto di farlo io

Nikitas: uno dei pochi che mi stava a sentire quando deliravo di fumetti

al resto della classe che non solo mi ha sopportato ma mi ha anche fatto vedere come sia facile essere una persona normale.

Al Lurido per avermi fatto vedere come anche i più insulsi ce la fanno.

Ai Faq tales per la fiducia (ovviamente mal riposta)

a Greta che ci ha sempre fatto vedere come funziona la testa di un genio vero

a Lorenzo no perchè è un professore

a tutti gli altri che mo non mi vengono in mente ma che se lo meritano.



Ma soprattutto grazie a voi che non ci avete creduto nemmeno per un attimo e che vi siete preoccupati di dirmelo in faccia. Grazie a tutti quelli che soffocavano una risatella o mi guardavano straniti. Grazie anche a Carmen ed al suo Conad di merda che mi ha dato i soldi della liquidazione guardandomi come un pazzo quando sono andato via.

Per certi versi doveva andare bene solo per togliermi lo sfizio di contraddirvi.

sabato 19 maggio 2012

La vera storia di Ms 2

C'era una volta... in una terra lontana lontana una giovane ragazza che vagava per il bosco. Saltellava non troppo felice e non troppo pimpante sul sentiero agitando quel ridicolo cestino di vimini che dentro di lei odiava quasi quanto il suo contenuto: torte. Torte per quella stramaledetta nonna che si ostina a vivere in quello stramaledetto bosco e mangiare torte invece di badare al colesterolo come tutti. Si chiedeva spesso il perchè le fosse capitata quella famiglia di matti. Che diamine mandare una ragazzina a consegnare torte alla nonna alteresclerotica con il rischio che le succedesse di tutto e di più.

Ed era successo di tutto e di più. La nonna era morta mangiata dal lupo, una bestia così fessa da mettersi sotto le coperte in pigiama ad aspettarla. Lei aveva fatto finta di nulla. Poi tra una chiacchiera e l'altra aveva afferrato la doppietta del fù nonno e aveva aperto un buco in fronte a quella bestia idiota.

Dopo quell'episodio non era cambiato poi molto, a parte la pelliccia nuova della nonna e la giovane ragazza era effettivamente stufa marcia di tutta la situazione aveva altri progetti e francamente in nessuno di questi rientravano le consegne di torte o tutte quelle stupide carinerie che sembravano perseguitarla da quando aveva messo piede al mondo. Si va bene aveva una passione per le mantelline. E allora? Non è un buon motivo per confonderla con una bimbetta smidollata.

E così la giovane decise che era il caso di cambiare aria per andare a studiare in un posto dove gli animali si limitavano a fare gli animali senza infilarsi in altrui letti o travestirsi da nonnine indifese. Le possibilità economiche però erano quelle che erano e così la giovane dovette unirsi a tutta quella varia umanità itinerante che da lì andava nella grande città. Ok i treni partivano fin troppo presto ma la giovane era abituata a svegliarsi presto per spaccare la legna per cui fu ben felice di iniziare quella nuova vita dove, era sicura, nessuno le avrebbe chiesto di cantare canzoncine sdolcinate per segnalare i momenti salienti della giornata.

Pie illusioni. Si dice che l'abito non fa il monaco ma nessuno ha mai dubitato che qualcuno con i paramenti sacri non fosse un prete. E così capitò alla nostra giovane. Sarà per la faccia allegra, sarà per i modi pacati o per quella praticissima mantellina che teneva al caldo le spalle. Ogni stramaledetto passante la battezzava immediatamente per quello che era, o almeno per quello che loro credevano. Tutti là a dire ma com'è carina, ma come è dolce , e perchè non canti una bella canzoncina.

Nessuno però sapeva che la faccenda del lupo aveva segnato fin troppo il carattere della giovane. Potremmo dire che dopo quella prima volta ci aveva preso gusto. La gente avrebbe potuto avere qualche sospetto nel vedere i fumetti nascosti nella capanna della ragazza. Roba talmente violenta da essere imbarazzante. Letture con cui lei aveva tenuto a bada il suo lato oscuro. Ogni tanto qualcosa traspariva abbastanza chiaramente ma è risaputo che il cervello è selettivo e molti ignorarono il chiaro segnale.

Essendo occupata in faccende fin troppo importanti lei non badò a molte cose. Provò, per poco, una cosa nuova: tollerare. Ma come dicevamo durò poco perchè la tolleranza spinge l'idiota a spingersi ancora più in là. E l'idiota, secondo la sua natura si spinse oltre. Con le inevitabili conseguenze.

Tutti la consideravano inoffensiva, buona come il pane appena sfornato ricoperto di nutella. Fu il primo errore. Il secondo fu non domandarsi cosa si portasse dietro in tutte quelle borse e borsette che aveva sempre appresso. I più stupidi pensavano torte. Ma il tempo della pasticceria era finito. Essendo lei una persona, per quanto disturbata, precisa ed ordinata aveva pensato a tutto: nastro adesivo, teli di plastica, vestiti di ricambio, penne, fogli, un Tegolino e un coltellaccio di trenta centimetri affilato ed appuntito.

Offriva il Tegolino alla sua vittima che inevitabilmente ci cascava ingerendo la droga con cui lei lo aveva farcito. Poi con calma disponeva i teli di plastica sulla scena per non lasciare traccie. Un paio di strappo di nastro adesivo per sistemare il tutto ed era pronta per il coltello. Non starò qui a scendere nei dettagli ma credo che adesso sapete perchè tutti si ostinavano a chiamarla Cappuccetto Rosso.

NOTE: al momento l'efferata assassina nota ai media come Cappuccetto Rosso conta un numero imprecisato di vittime stimato intorno alla trentina. Per quanto le polizie di mezza Europa si sono messe sulle sue tracce al momento manca ancora un identikit o qualsiasi altro dato utile per le indagini. L'unica sospetta che potrebbe collegare gli omicidi è stata ritenuta “incapace ad offendere” sia dai nostri agenti che dai parenti delle vittime.

venerdì 18 maggio 2012

la Cabale segreta


per motivi in ampissima parte dovuti al cazzeggio il post di oggi andrà in onda in forma ridotta per venire incontro alle mie esigenze di pigrizia. Non vorrei però lasciare la gente a bocca asxciutta e perciò vado ad anticipare alcune cose del “progetto segreto che mi farà odiare da tutti o almeno da quelli coinvolti” che per comodità chiameremo il Progetto e basta. Come oramai vi avrò ripetuto fino alla morte sto a fare questo corso di sceneggiatura per fumetti che oltre a dilapidare i miei preziosi risparmi mi ha fatto conoscere un sacco di gente nuova, strana e di un certo livello. Ho pensato, visto che a tutti piace così tanto la roba che scrivo qui (evidentemente assumono droghe prima dopo e durante la lettura) di dedicare un racconto ad ognuno di loro. Ora però se dovessi fare i nomi e i cognomi sarebbe tutto fin troppo semplice e poco stimolante oltre che espormi a svariate cause per diffamazione a cui ora non ho il tempo di badare.

Visto e considerato ciò e tenendo presente che la mia mente malata (e credo mia madre) immaginano il corso come una setta segreta ho deciso di usare dei semplici nomi in codice. O meglio dei numeri seguendo la numerologia spicciola di cui ho una lieve infarinatura.



Mr 0: maestro dell'antica loggia della penna pendente e del verbo sparso a casaccio. Dispensatore di antiche saggezze e di tremendi incarichi



Ms 1: evanescente e spesso assente. La certezza del non sapere



Ms 2: pensate a cappuccetto rosso. Non quella della fiaba, lo spiritello irlandese. Il Redcap. Così. Non sapete cos'è un redcap? Wikipdia esiste apposta



Mr 3: grande saggezza in giovane corpo maestro della tecnica segreta delle lettura in fumetteria



Mr 4: qualcosa di oscuro e terribile è nascosto qui dentro e spesso esce fuori



Mr 5: ispirazione allo stato puro priva però di ogni tipo di autostima



Mr 6: creatività, arte. Padrone della sconosciuta (per noi) tecnica segreta del disegno



Mr 7: io e tanto basta



Ms 8: caos disordine e poi ancora caos ma di più. Inoltre la sua mente contiene l'archivio delle “misteriose band che non ho mai sentito nominare”


sabato 25 febbraio 2012

la Canzone di Mr5

uno dei compagni di corso, Beppe Palmisano, ha creato questo piccolo gioiello partendo dalla musica di Don Raffaè di De Andrè. previa autorizzazione dell'autore ve la ripropongo qui perchè le cose geniali devono girare.
un grazie a beppe per il contributo





DON FRANCE'


IO MI CHIAMO FRANCESCO LEVANTE
ERO UN LATITANTE, STO IN CARCERE ADESSO
IO MI CHIAMO LEVANTE FRENCESCO
STO DIETRO LE SBARRE E PER ORA NON ESCO
E ALLA SERA MI SENTO RINCHIUSO
OGNI NOTTE PAURA D'ABUSO
IL COMPAGNO DI CELLA FA IL DURO
CAMMINO DA ANNI CON LE SPALLE AL MURO

POI MI SVEGLIO OGNI MATTINA
NELLA SPERANZA DI UNA “SECONDINA”
MI RITROVO DAVANTI UN'OMONE
CHE MANCO VUOL'ESSER CHIAMATO RICCHIONE
SOLAMENTE UN'ORA A GIORNATA
NEL CORTILE, DIETRO L'INFERRIATA
IO RAGGIUNGO LA PACE PERFETTA
CON LA SIGARETTA CHE DEVO TROVA'

AH CHE BELLO FUMA'
SOLO QUESTO POSSIAMO FA
MA SE E SOLO SE C'HAI IL CONTATTO
E' UN DATO DI FATTO, TI SERVE A CAMPA'

L'INDOMANI MATTINA CHE BELLO
MI SVEGLIO DA SOLO SUL LETTO A CASTELLO
IL COMPAGNO DI CELLA RICCHIONE
E' IN ISOLAMENTO, TENTATA EVASIONE,
PE' NA VOLTA MI SENTO TRANQUILLO
SO' FELICE, CALMO ED ARZILLO
MA IN CELLA ENTRA UN SECONDINO
CHE COL MANGANELLO VUOL FARE UN GIOCHINO

MI RIFUITO E NON LO PERMETTO
D'ISTINTO COLPISCO COL PUGNO IL SUO PETTO
SI SBILANCIA POI URLA “AGGRESSIONE”
CHIAMA I RINFORZI E ARRIVA UN PLOTONE
MI RITROVO 6 GUARDIE DAVANTI
NELLA TESTA I PENSIERI SON TANTI
MI RIFUGIO NELLA FANTASIA
CHE, AMICA MIA, MI FA USCIRE DA QUA'

AH FANTASTICA', SOLO QUESTO POSSIAMO FA'
MA SE E SOLO SE C'HAI IL CONTATTO
E' UN DATO DI FATTO, TI AIUTA A CAMPA'.

MI RISVEGLIO CONFUSO E INTONTITO
MA QUESTA, STAVOLTA, ME LA LEGO AL DITO
NEL CORTILE PROGETTO VENDETTA
MA PRIMA DI TUTTO UNA SIGARETTA
POI RICERCO TRA LADRI E ASSASSINI
CHI HA SUBITO DA STI SECONDINI
POI VELOCE SI SPARGE LA VOCE
E UN'ESERCITO ATROCE SI SCHIERA CON ME

LA RIVOLTA E' PARTITA
E' IN GIOCO LA VITA
MA TRA GUARDIE E LADRI SI SA,
LORO CON LE BERETTA, FUCILE, MANETTA
E RITORNA LA NORMALITA'
MI RISVEGLIO INTONTITO DI NUOVO
PREPOTENTE E' IL RANCORE CHE COVO
POI IN PREDA A SCONFORTO TREMENDO
AL CAPPIO MI APPENDO E FINISCE QUI

AH, CHE BELLO MORI'
MA L'ULTIMA COSA LA VOGLIO DI'
VI CONFESSO CHE IO VERAMENTE
ERO INNOCENTE, MA E' ANDATA COSI'...

giovedì 23 febbraio 2012

Paranoic Eddy


Paranoic Eddy



per buoni trenta secondi farfugliò parole incoerenti incomprensibili ad orecchio umano ed alla maggior parte del regno animale. Restò a fissare per qualche altro istante il corridoio vuoto affascinato da qualcosa che il suo supervisore evidentemente non aveva colto.

Poi fu un attimo: il suo sguardo opaco riprese vitalità e la ramazza riprese a flaggellare il pavimento della corsia ospedaliera al ritmo di smells like teen spirit. Era l'ultimo corridoio del turno poi finalmente a casa. Il supervisore dal canto suo alzò le spalle, in un gesto ormai abitudinario in quelle occasioni, decidendo di non rovinarsi la giornata.



Il viaggio verso casa fu breve ma intenso. Qualunque cosa avesse visto in quel corridoio era ritornata ai limiti del suo campo visivo almeno un paio di volte, in corrispondenza delle due sbandate della sua moto. La voce, spesso muta del suo buonsenso gli ricordò che non era sempre una buona idea prendere “quella roba” durante il turno. Ovviamente come tutte le altre volte un gesto della mano, e la conseguente sbandata, ricacciarono indietro la voce come un grosso moscone fastidioso.



Apena aperta la porta le familiari e rassucuranti fragranze della sua tana lo tranquillizzarono: chiuso, erba e bucati mai completati. Non apriva le finestre da quando era arrivata la Lettera, quella subdola dichiarazione di guerra. Dominò la rabbia che gi saliva imponedosi la solita routine.

Furono tre minuti lunghi e meticolosi: tutto era in ordine i foglietti sotto le serrande erano al loro posto, nessuna traccia di aria fresca. Nessuno era entrato in sua assenza.

Spostata la montagnella di “vestiti” che ostruiva l'accesso alla tazza e sbrigate i suoi doveri verso la biologia si andò ad abbandonare sul divano mentre le grosse dita da contadino cercavano di rollare la prima canna del pomeriggio.



Il cervello registrò la presenza di mutandine da donna. Claudia? Maria? Angela? Non ne aveva davvero idea, non era mai stato bravo coi nomi e alla veneranda età di 38 anni faceva fatica ad associare un nome alle tette della proprietaria. Non aveva queste distrazioni al momento, l'ultima in ordine di tempo, miss nutella, era sparita proprio quando stava iniziando ad aprirle il suo cuore.

Le donne di oggi amano essere stupide, pensò con amarezza, basta iniziare a parlare del capitale e portarle a qualche riunione che subito scappano.



Accese il bengala mentre recitava il suo peronale mantra del fumatore. Mentre la familiare stonatezza dell'erba gli avolgeva il cervello una voce da molto in basso diede voce ad un dbbio sopito: e se le avessero madate Loro, quelli della Lettera. Spie adoranti pronte a spifferare i segreti dell'ultimo uomo puro rimasto in città.

Un rumore fuori la porta. Scattò in piedi e rifece il giro di controllo in cerca di qualcosa di compromettente. La sua tessera del partito ad esempio.



Sul tavolo in cucina, sommersa da bollette non pagate c'era la Lettera. Iniziava così: primo avviso, ammoniamo il ricevente dal contestare ulteriormente le politiche sulle turnazioni... il resto era un mistero per tutti tranne per chi aveva scritto quel modello standard.



La guerra era iniziata ad “ammoniamo”

martedì 21 febbraio 2012

Mr0 e la setta misteriosa


“facciamo un esercizio..” era solitamente l'intercalare con cui Mr 0 introduceva una delle prove d'abilità che ci consentivano di restare a far parte della setta. Come al solito anche se eravamo sparsi come elettroni in livelli subatominici ci compattammo a coppie di due mentre il viso bonaccione restava per un attimo in silenzo valutando le difficoltà delle prova con cui ci saremmo sottoposti.

Il costante chiacchiericcio di Mr3 e Ms4 copriva il silenzio carico di attesa mentre come al solito Mr5 scarabbocchiava i suoi appunti in strani geroglifici.



È difficile spiegare come ho conosciuto Mr0 e come sono finito qui tra vecchi banchi di scuola e un televisore malfunzionate. Si potrebbe dire che il primo contatto fu una mattina di settembre ad un orario aborrito dai comuni disoccupati ma inizierei la storia troppo presto così.



Erano due mesi che mi ero licenziato da quello che molti, ed in parte io, credevano essere il mio “lavoro per la vita”. Non ero un broker e tanto meno un dirigente d'azienda. Ero uno che dopo un anno di lavoro tra gli scaffali della Conad avevano sbattuto ditro al banco salumi con un coltello in mano dicendogli: “come stai bene! Mo vendi”.

Non dico fosse un brutto lavoro. Era solo sottopagato e stressante e alcuni cinesi in miniera avevano più tempo libero di me. Pian piano lo scontento crebbe in proporzione all'immobilità del mio stipendio finchè un giorno internet non fece il guaio.



Si è stata colpa sua, di quel banner maledetto. La gestazione dell'idea fu lunga e perigliosa ma infine mi decisi. Mi sarei iscritto. Avrei imparato a fare fumetti



(romore di tuono)



pagai la rata e mi iscrissi subito dopo l'estate quando già ero ampiamente disoccupato da due mesi. La ragazza dietro il banco si prese il umero e mi disse che Lui mi avrebbe chiamato per spiegarmi come funziona.



Quella mattina erano le 8 e mezza. Non so quale dio misericordioso mi avesse fatto svegliare pochi istanti prima così da risparmiarmi la totale figura di merda. Un numero sconosciuto. I casi erano tre: qualcuno aveva letto il mio curriculum e si era sentito in dovere di chiamarmi per diremi in faccia, Jessica Alba era finalmente rinsavita o Mr0 aveva avuto il memo dalla segretaria.



È importante premettere. Senza caffè e fresco sveglio perdo ogni tipo di dote cognitiva senza contare la già abbondante loquacità che mi distingue. Non ricordo praticamente nulla della conversazione se non che la voce di Mr0 assomigliasse a quella di un amico romano amante degli “scherzi simpatici”. Da una parte c'era una grande disponibilità e voglia di spiegare i come ed i perchè dall'altra un silenzio intontito.



Finì in fretta. Dopo quasi un mese abbi il primo incontro con il resto della setta. È curioso come il primo giorno coincise con l'ultima alluvione a romana. Se era un segno non ci feci caso all'epoca.



Tutta la prima parte dell'indottrinamento si basava su un semplice ed ovvio concetto: se vuoi scrivere storie è il caso che ti faccia venire le idee. Si è battuto parecchio su questo punto creando anche parecchie cose improbaili e altrettante fighe che ora mi sento in imbarazzo a riciclere per altre faccende.



Come le migliori bestie di satana le riunioni della setta sono diventate linfa vitale della mia giornata. O sono lì o penso a le cose che devo preparare per quando sarò lì.



Adesso mentre fisso il monitor cercando di far quadrare immaggini che era meglio lasciare nella mia testa la finestra mi rimanda il cielo notturno e sopito della città la mia mente baca mi rimanda informazioni frammentate dei vari sprazzi di occultismo che ho assorbito da voyager e giochi di ruolo. Siamo in nove: otto alievi e un maestro... nove in numerologia rappresenta il miracolo.



Devo ancora capire se ce ne servirà uno o se lo stiamo producendo