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venerdì 28 febbraio 2014

Capitan Coraggio



“C'è qualcosa là giù..”
“Dove?”
“tra le palme. Qualcosa sta venendo avanti..”
“Ah Sté, falla finita!”

Sono le 4 e 30 del mattino. La casa è una specie di cantiere io e Aurora occupiamo l'unica stanza abitabile. Aurora è appena svenuta in bagno per i suoi soliti cali di pressione ma stavolta, quando si è ripresa, e è arrivato addosso tutto il campionario delle paure umane legate all'ignoto. Ha quel tipo di paura che si insinua strisciante ad ogni rumore vagamente sospetto.
È una reazione comune se ti alzi per fare la pipì e ti ritrovi distesa a terra in un bagno sconosciuto con un brutto ceffo (io) che ti scuote chiamandoti.
Siamo distesi nel lettone, luce rigorosamente accesa. Parliamo più per riempire la stanza di rumori noti che per scambiarci informazioni.

È in questi momenti che la natura e l'evoluzione pretendono che l'uomo si sobbarchi il suo compito evolutivo. Come il primo uomo scimmia è accorso nella grotta armato i torcia per dimostrare al resto ella tribù che quelle sono solo rocce dalla forma strana e non demoni oscuri.
Quindi, costretto dagli eventi mi sono preso il mio fardello evolutivo.

E mi sono lasciato impressionare dalle ansie di Aurora. Quando uno è una persona fantasiosa fa facile vedere cose che non ci sono o intravederne altre che non è bello pensare che ci siano.

Ad esempio: di fronte al letto il vecchio inquilino ha lasciato una gigantografia due metri per tre di un'isola tropicale col mare intorno. Una di quelle foto che uno potrebbe fare da sopra una barca di pirati.

Ora ricordate. Sono le 5 del mattino. La casa e silenziosa come solo le case con le pareti spesse sanno essere. Fuori non passa nemmeno un auto. La casa è gelida (scopriremo poi che era il balcone della cucina rimasto aperto). Una decina di minuti fa hai sentito la tua migliore amica chiamarti dal bagno “Ste.. vieni un momento” poi l'hai trovata stesa per terra con lo sguardo fisso.

Non è così strano che il tuo cervello veda delle facce mostruose formate dai contorni dell'acqua. Aurora si rimette a dormire coprendosi fino alla punta dei capelli come quando era piccola. Io resto nel letto nella penombra. Davanti a me la foto dell'isola avvolta nella penombra. Una sagoma minuscola che avanza tra le fronde delle palme, l'acqua si muove lentamente, oscilla come se fosse la soggettiva di una barca.

“sta arrivando qualcuno” borbotto nel dormiveglia.
“...” Aurora mi fissa. Il suo sguardo nella penombra suggerisce che sta decidendo se spaventarsi o uccidermi.
“Sono persone, non capisco... forse naufraghi.”
“smettila”
“... forse cannibali o qualcosa di pegg..OUFF!
La vomitata arriva fredda e precisa sulla bocca dello stomaco. Puntuale si pianta ed affonda promettendo di usciere dall'altra parte se glie ne sarà data la possibilità. Mentre io mi piego in posizione fetale Aurora si accoccola nelle coperte e passa dal dormiveglia al sonno beato ora che ha scaricato tutta la tensione nel mio sterno.

Io faccio l'alba, perfettamente sveglio.


Fissando l'isola.

PS: i fatti sono stati romanzati per maggiore drammaticità della vicenda

PPS: Aurora sta bene, alla ine è stata più paura che altro. Non mandateci la guardia nazionale

martedì 25 febbraio 2014

Di idraulici e buoni pasto



La prima notte è andata. Per ora tutto bene a parte la sensazione di essere degli abusivi che stanno occupando una casa come punk londinesi e che presto arriveranno le guardie a stanarci a manganellate.
Si, al momento casa è qualcosa di molto simile ad un magazzino pieno di scatoloni ma se uno ha un po' di fantasia potrebbe tranquillamente essere un arredamento postmoderno fricchettone.
Credo che la differenza sta nel fatto che noi non abbiamo corrisposto una cifra esorbitante ad un interior designer né abbiamo partecipato ad una delle trasmissioni di Real Time per avere casa così.
Stamattina Aurora è andata alla clinica ad una non so ben specificata “riunione di progetto” lasciandomi qui con due sole direttive:

fai quello che ti pare.

All'una e mezza fatti trovare a casa che deve venire l'idraulico a fare delle robe ed io non so se riesco a tornare in tempo.

Va da se che ho passato la giornata a bighellonare per casa con un sacco di buoni propositi e nessuna voglia di metterli in pratica. Come pietra tombale sui miei buoni propositi la scoperta una rete internet non protetta con un segnale vagamente accettabile.

Solo l'istinto di sopravvivenza e la necessità di procacciarmi un accendino mi hanno spinto fuori di casa in cerca di qualcosa che si prenda i buoni pasto di mia madre (ma pare che tutta Roma disprezzi quel particolare tipo di buono).

Ora è l'una e quaranta di Aurora non c'è traccia e l'incombenza dell'idraulico si avvicina sempre di più.
Non sarebbe sta grande tragedia se io non fossi uno di quelli che ha problemi ad interagire con un certo tipo di umanità. Nello specifico tutta quella categoria di professionisti che guarda il problema, scuote mestamente la testa dice qualcosa tipo :

“è la supercazzola rotante dell'alluttore sinistro, quando diventano bifidi è un casino.”
“e si può riparare?”
Altro sguardo contrito “Si, le verrà a costare il triplo di quello che le ho detto per telefono e probabilmente si scasserà di nuovo appena io lascerò il palazzo.”
“mmm, altre soluzioni?”
“Beh, potrebbe sostituire tutto fare un buco nel soffitto, allacciarsi allo scaldabagno della signora di sopra, installare un compressore sul tetto del condominio che lavorerebbe accoppiato col reattore quantico che le porto io.”
“e 'sto scherzo quanto verrebbe a fare?”
“Diciamo il doppio di quello che sta pensando ma le durerebbe di più.”
“oddio! Tutto sto casino per un rubinetto che perde?”
“E si... colpa del governo.”

Probabilmente sono esagerato io però il non sapere nulla di questa casa e solo vagamente quello che questo tizio deve venire a fare non è che mi aiuti molto. Insomma se poi la valvola transustanziale va cambiata? E se il comboreattore biflorido crea problemi?

Intanto per scrivere 'sta fesseria si son fatte le due. Ancora niente.



Per ora...

lunedì 24 febbraio 2014

Season two coming...



Dopo un eternità in cui non ho aggiornato questo posto ci prepariamo a tornare con nuove sconvolgenti rivelazioni, fatti e una miriade di stronzate.
Di norma, dopo mesi di assenza uno dovrebbe almeno giustificarsi e scusarsi con il suo ricco e variegato pubblico per la lunga assenza. Bastano però alcune piccole considerazioni per far si che questa pratica risulti fuori luogo:

Il “variegato pubblico” è composto si e no da una decina di persone (senza contare quelli che capitano qui per caso cercando donne nude o altro)

Scorrendo i vecchi post ci sono fin troppo messaggi riassumibili con “Ho avuto dei cazzi da fare ma ora sono tornato e posterò regolarmente. Giuro!” promessa costantemente appesa.

Per cui, si, c'ho avuto dei cazzi e adesso ricomincerò a postare con regolarità. Giuro.

Sono successe un p' di cose: la mia famiglia si è imbarcata nel Trasloco Più Lungo del Mondo, io ho mollato la casa dove stavo prima a Roma e mi sono infilato in una nuova casa con degli amici (in teoria io e Aurora ma il numero è destinato a salire secondo me).

Per cui si è detto addio ai Carlos, agli spagnoli, al tizio che mi cercava i soldi del fitto e a Via Appia Nuova per inserirsi in un nuovo universo narrativo che sicuramente non sarà privo di colpi di scena.

Insomma la “saga” davvero per davvero continua.

Oltre a questo il trasloco ha messo in evidenza il fatto che ho troppi fumetti e che negli anni ho comprato certe cose che solo gli ormoni di un quindicenne potrebbero apprezzare. Sto preparando una speciale top ten delle “cose più brutte che abbia mai comprato” che presto condividerò con voi.

Infine, visto che mi vanto e mi bullo nei bar che sto provando a fare lo sceneggiatore presto su questi schermi anche qualche novità dal fronte, giusto per far vedere che qualcosa si sta facendo.


E questo è quanto. Se vi sembra che questo post sia un po' a tirar via e in fondo anche bruttino è perché lo sto scrivendo nel treno verso Roma mentre aspetto che il Kindle scarico cannibalizzi la batteria del portatile.

martedì 21 gennaio 2014

Lasciate ogni speranza...




Piove, perché tutte le grandi imprese si svolgono sotto la pioggia. Un diluvio incessante, inarrestabile, perpetuo. Una pioggia che ricorda le telefonate promozionali dei call center. Quando suona la sveglia già sta diluviando da un paio d'ore.

Mi lavo, caffè e scendo diretto verso la mia battaglia personale: rifare i documenti. Avendo perso il portafogli con tutti i documenti ora mi tocca seguire il difficile gioco dell'oca della burocrazia: rifai la carta d'identità, poi fatti il permesso per la patente, avvia le pratiche per la patente ed infine accedi al tuo conto corrente e ritira i soldi.

Ora sono allo sportello del Comune di Napoli, sezione Arenella. Un uomo massiccio e pelato mi osserva con l'aria del dipendente comunale, ovvero “Ok, se proprio devo lavorare facciamo in fretta”.

-Buongiorno.-
-Buongiorno.-
-Allora, ho perso il portafogli con i documenti e vorrei rifare la carta di identità... questa è la denuncia di smarrimento... queste sono le foto...-
-Ha un documento valido?-
-No, era tutto nel portafogli.-
-E la patente?-
-Persa.-
-Mmm, compili il modulo.- mi porge un foglio e una penna.
Compilo il modulo torno allo sportello, aspetto che l'uomo risolve la persona dopo della fila aspetto e torno allo sportello.
-Ecco tutto compilato.-
l'uomo digita i miei dati, preme invio. Sorride.
-Mi spiace lei è del quartiere Avocata deve andare alla sede di Piazza Dante.-
-Scusi perché?-
-è un altra circoscrizione, noi qui non abbiamo i suoi dati.-
Ricapitolando: siamo nel 2014, tutti gli uffici pubblici sono collegati ad internet e sono pieni di computer MA i miei dati sono in un ufficio 2 km più in là ma non si può accedere ad un archivio per recuperarli perché se no saremmo in Blade Runner e le auto volanti sfreccerebbero fuori dalla finestra!
Sei pazzo?
No no, per il bene del continumm spazio-temporale devi andare nell'altro ufficio e fare la domanda lì.

Mi riprendo dallo straniamento. -Capito, grazie. Buongiorno.-

Una metropolitana, un po' di fila e pioggia dopo. Ora sono in un piccolo ufficio circondato da persone dall'aria indolente. Spiego la situazione.

-Compili il modulo.-
-Guardi ho già questo non va bene?-
Mi guarda come se fossi pazzo -No, questo è un modulo di un altro ufficio, nonostante ci siano scritte le stesse cose il fatto che abbia un front diverso è inaccettabile per noi. Deve scrivere di nuovo le stesse cose qui.-
Scrivo tutto, rifaccio la fila consegno.
-Ecco: modulo, foto e denuncia.-
-Bene, torni tra una settimana a ritirare il documento.-
-Scusi?-
-Dobbiamo verificare i dati, preparare il tesserino. Una settimana.-
Mi guardo platealmente intorno, il tizio alla scrivania di fianco sbadiglia, intorno a noi c'è il deserto.
-Non potreste farlo adesso?-
-Non si può, dobbiamo verificare i dati, ci vole tempo.-

Eh si, aprire i file sul computer, abbattere un albero, pressarlo fare asciugare la carta stampare il cartoncino e attaccarci una foto. Per non parlare di incollare un altra foto sulla domanda per gli archivi e compilare 2-3 fogli ci vuole una settimana abbondante.

Mi gioco il tutto per tutto. -Senta, io vivo e lavoro a Roma. Mi sono preso il giorno di permesso per venire a rifare i documenti, domani devo tornare al lavoro... non si potrebbe accellerare?-
So che sembrerà la descrizione di un sogno di Brunetta ma le cose sono andate esattamente così: i due dell'ufficio si guardano, fuori alcuni dipendenti comunali bighellonano in giro o chiacchierano tra loro. Il piano è deserto: il maltempo ha tenuto a casa la gente.
Il tizio si sporge dalla scrivania congiunge le mani e mette su una faccia dispiaciuta.
-Mi spiace, ma siamo a corto di personale.-

L'ufficio ora è deserto. Gennaro, l'impiegato delle carte di identità si stiracchia. Gli è dispiaciuto mandare via quella gente con scuse assurde e attese improbabili. Metà delle persone di oggi avrebbero potuto spicciarsi in 10 minuti ma l'efficienza è un male. Ne va di centinaia di posti di lavoro: se si scoprisse che per fare una carta d'identità non ci vogliono necessariamente 15 persone ma solo una e dieci minuti di lavoro...
Gennaro rabbrividisce, sarebbe la fine: gli uffici sarebbero decimati.
Gennaro timbra un foglio e lo porta in un altro ufficio dove una persona barrerà una casella poi un altro spillerà il foglio ed infine qualcuno lo porterà in archivio dove altre 5 persone provvederanno a riporlo.

Ah, che lavoro faticoso.

venerdì 17 gennaio 2014

Odissea



Per casa l'aria è pesante. Ogni volta che esco dalla stanza gli spagnoli mi guardano di sottecchi, famelici come lupi della tundra. Osservano ogni mia mossa cercando un varco nella mia strategia. Non li vedo, non ho prove, ma so che quando esco di casa spiano nella mia camera con sguardi avidi.
Mancano 3 giorni.
Tra tre giorni lascerò la stanza (il loculo) dove ho abitato finora per trasferirmi altrove, lontano.
Gli spagnoli lo sanno.
Spagnolki che pagano 500 euro per una singola sanno che presto dovranno scannarsi per il possesso dell'unica stanza che non costi come un monolocale.

Gli spagnoli attendono.

Negli ultimi giorni mi sono imbarcato in una versione scarsa di un trasloco. Ovvero: prendi borsone A; riempilo di vestiti/oggetti che chiameremo B; prendi due linee di metro e un bus e deposita il tutto nella casa nuova che chiameremo C.
Casa nuova che per quanto ben collegata con il mio piccolo universo privato si trova in culo ai lupi rispetti alla Appia.
Casa nuova che attende il mobilio di Aurora e i misteriosi traffici di mounsier idraulico per diventare abitabile.
Casa nuova su cui si è messo le mani dopo il più mirabolante giro di complicazioni che io ricordi.
Casa nuova in cui devo portare la bici con appena 12 km di pedalata.

Ma poi dopo finalmente ti puoi godere la pace e vivere in una stanza vera!
No.

Finiti i trasbordi si deve scendere a Napoli. Lì i lavori per la nuova casa del clan Ficca sono agli sgoccioli. Anche lì ci sarà da portare cose. Un sacco di cose.
A braccia.
Per sei piani di scale.

Mobili, elettrodomestici, vestiti, libri, i miei fumetti. Svariate tonnellate di carta che dovrà salire per le scale fino a posizionarsi altrove.


Ogni volta che ci penso il 12 km di pedalata non sembrano così brutti.

giovedì 9 gennaio 2014

Intrusi!



Quasi 4 ore di regionale. Due delle quali con Aurora che mi fissa col suo sguardo killer. Per qualche misterioso motivo ogni volta che partiamo insieme i regionali hanno un qualche ritardo improbabile del tipo: “si sono fottuti la locomotiva” o “c'è un treno fermo da 2 giorni e dobbiamo aspettare che si accampino per la notte prima di ripartire”.

Insomma un viaggio lungo, anche troppo considerando che Napoli- Roma non è proprio la transiberiana.

Un'altra ora di metropolitana e cazzi vari e finalmente sono nel mio loculo. Grande è la gioia quando realizza che non c'è nessuno oltre me. La casa è grossomodo come l'ho lasciata il 21 di dicembre. Anche la macchinetta dell'ultimo caffè e le tazzine sono ancora nel lavandino. Questo tipo di certezze non possono che scaldarti il cuore.

Non è che ci sto a pensare troppo. Ho fame, ho sonno e sono complessivamente distrutto. Prendo della pizza, mangio e poi mi metto a letto intorno alla 22 come un contadino dell'era feudale rinnegando il cazzeggio su internet, la lettura e tutto il resto.
Ora come ora non c'è nulla che non possa aspettare domani.

Svengo. Tutto si fa nero. Sogno felice paesaggi idilliaci e donne prosperose e disponibili.

TAK!
TUMP!
?
TIC TIC
SLAM!
TAK!

Apro gli occhi di scatto il cuore a 2000. dovete sapere che il mio cervello ogni volta che dormo in un posto diverso da quello del giorno prima al risveglio fa un rapido check per capire i dove, i come e i quando. Generalmente la cosa richiede qualche minuto per collegare tutti i dettagli.
Ma non ho qualche minuto!
C'è qualcuno in casa! Non ho sentito aprire la porta, solo questi tonfi e questo casino. Qualcosa che sembrano parole.
Chi cazzo me l'ha fatto fare di vedermi quella roba sui serial killer prima di andare a dormire!
Mi alzo di scatto afferro il coltello ancora sporco di sugo con cui ho tagliato la pizza e mi avvicino alla porta. Il coltello non è il massimo come arma ma ha una bella punta tagliente e confido che in caso di necessità i famosi istinti primordiali facciano il resto. Apro leggermente la porta.

Ora, col senno di poi tipico di una certa sinistra e con la luce del sole e la pace dei sensi, posso dire che forse l'ipotesi di un rapinatore/assassino/rapitore alieno/Satana entrato in casa alle 3 di notte poteva risultare un pelo azzardata.
Forse voi studenti di filosofia e scienze della comunicazione fuoricorso potreste obiettare che in una casa di fuorisede potrebbero effettivamente entrare dei fuorisede e non ninja assassini.
Forse tu che stai leggendo potresti dire, con tono saccente tipico di chi organizza apericene, che un malintenzionato non farebbe tutto quel casino.
Ma io alle 3 di notte, mezzo addormentato, scalzo armato solo di un coltello sporco di sugo vedo solo una luce oltre la mia porta e sento i movimenti di qualcuno.
Esco muovendomi di soppiatto (vi prego non provate ad immaginarlo).
Arrivo oltre l'angolo della porta, il coltello nascosto ma pronto all'uso. Solo allora, un attimo prima di balzare nella stanza con il mio grido di guerra (per poi probabilmente finire a spiegare il tutto a pomeriggio 5) realizzo che potrebbe essere qualcuno che come me è tornato a casa convinto di essere solo.
Mi sporgo leggermente e sbircio.
Sfortuna vuole che lui proprio in quel momento stia uscendo dalla stanza. Mi vede sobbalza.
I famosi istinti del mio cervello gridano Prima spara e poi chiedi chi è! ALLA GOLA! ALLA GOLA! Mors tua vita mea!.
Quasi gli salato addosso per lo spavento prima di realizzare che è quel fesso di Sancio. Dal canto suo i suoi occhi mi dicono che anche lui per un attimo ha pensato di saltarmi addosso per un selvaggio corpo a corpo.
Ringraziando a Dio non ha visto il coltello.
Diciamo qualcosa poi mi giro e mi rimetto a letto. Lui per un ora buona continua a far casino fuori dalla mia porta.

Hai visto? Forse era meglio che lo accoltellavi. Magari anche solo una botta in testa. Ma almeno dormivi.

giovedì 19 dicembre 2013

Regole di convivenza



Per qualche oscuro motivo quando due o più amici vanno a vivere insieme le probabilità che essi si uccidano entro la terza settimana sono altissime. se anche dovessero sopravvivere fino alla fine il loro rapporto sarà irrimediabilmente devastato dalle differenti abitudini.
Per prevenire questa serie di nefasti eventi io in collaborazione con l'ONU e la corte dei diritti umani abbiamo stilato questo semplice prontuario di regole atte a prevenire le tragedie.

Potranno sembrarvi cose da nazisti, cose ovvie ma l'esperienza insegna che è sempre meglio dire prima che discutere poi.

ecco a voi le

TAVOLE DELLA LEGGE

1 (regola aurea)
Ognuno si vede le cose sue.
Ovvero: ognuno si compra le sue cose, si consuma le sue cose e fa le sue cose. Non esiste il “ti trovi ad andare dal tabaccaio compri le sigarette anche a me così come non esiste il “butta un po' di pasta anche per me” o il “ti trovi a scendere portati il cane”

2
Le singole camere da letto sono da considerarsi zone franche con diversa giurisdizione rispetto al resto della casa.
Ad esempio finché il caos e i mucchi di vestiti non oltrepassano la soglia della stanza esso non è da considerarsi un problema

3
All'interno degli spazi comuni vige la legge del “chi arriva prima”.
Chi prima accende la TV sceglie il programma. Chi arriva per secondo ai fornelli aspetta che l'altro ha finito e via così.

4
Come lo trovo lo rimetto.
Se sporco l'unica pentola la rilavo perché magari a qualcuno piace cucinare nella stessa pentola.
Se ti fai il caffè pulisci la macchinetta dopo così da concedere lo stesso onore a chi viene dopo.
Di contro se è tradizione lasciare lo scarico del lavandino intasato di avanzi prima lo sturo per il mio interesse e poi lo riotturo con i miei avanzi.

5
alcuni generi di prima necessità sono comprati in comune attraverso un fondo cassa.
-Carta igienica
-Sale
-Detersivi
-zucchero
-varie ed eventuali

6
Amici, fidanzati/e, et simila se si parcheggiano in casa sono TOTALMENTE a carico dell'ospitante.
“Questo è Franco il mio nuovo fidanzato, lui vive a casa sua ma praticamente ogni sera troverà una scusa per dormire qui. Faresti bene a considerarlo un nuovo inquilino.” NO!
“Ti presento Peppe, un mio caro amico che si sta trasferendo a Roma, può sembrare che sia un facazzista mantenuto dalla famiglia ma non è così. Dormirà sul nostro divano finché non trova un lavoro e una casa.” ASSOLUTAMENTE NO!

7
Eventi mondani come: cene dell'amicizia, feste di compleanno, rave party e sessioni di gioco di ruolo vanno comunicate in anticipo agli altri abitanti della casa che possono esprimere il loro diritto di veto.
“Stasera vengono i miei amici, urleremo frasi insensate e lanceremo dadi ingiro fino alle 4 del mattino”
“No guarda, domani alle 6 devo andare a lavoro.”


8
Le pulizie di casa si svolgono secondo intervalli regolari su base settimanale secondo una tabella che verrà successivamente discussa e approvata

9
il pagamento di bollette e altre questioni che comprendono lunghe file a causa della casa è equamente diviso tra i componenti della casa.
4 bollette, 2 inquilini uguale 2 file ala posta a testa

10
In NESSUN caso un inquilino può essere coinvolto in una discussione tra un altro inquilino e la propria partner(o viceversa).
“Amò ti giuro non ti ho tradita! Chiedilo a lui che sta sempre qui!” NO!

11
Una porta chiusa significa che se vuoi entrare senza temere spettacoli sgradevoli devi bussare.

12
L'acquisto o adozione di animali domestici più ingombranti di un pesce rosso deve essere approvato all'UNANIMITA' prima che l'animale sia effettivamente in casa.
“Salve ragazzi vi presento Shelob la mia tarantola gigante che girerà libera per casa” MAI NELLA VITA!

13
In caso di malattia si è esentati dai doveri di casa ed si ode di un eccezione alla regola 1
“coff coff...sto morendo di cicciopelosi a placche... ti prego...coff tu che vai dal tabaccaio compra il tabacco anche per me...”

14 (ancora in fase di discussione)
Giovedì sesso così da rinsaldare i rapporti interpersonali all'interno della casa.
Per qualche misterioso motivo nessuno è d'accordo però...

15
Una volta a settimana un inquilino può “giocarsi il Jolly” per non far valere (in un singolo caso una regola).

Non utilizzabile per le regole 11 e 12

martedì 5 novembre 2013

Il contrappasso dei cretini



tanto tempo fa in una casa studenti baciata dal corroborante rumore del traffico di via Appia Nuova viveva uno studente spagnolo. Il suo nome è andato perso nella notte dei tempi ma egli è da noi stato ribattezzato Sancio per astuzia e sagacia.
Sancio era un giovane erasmus giunto dalle iberiche terre per imparare l'idioma italico in quella che, in un'epoca remota. Era la capitale del mondo ed ora si riduceva a grossa metropoli trafficata piena di palazzi vecchi e scassati che ostruivano il traffico.

Sancio pagava per la sua cameretta una cifra esorbitante ma ugualmente godeva di tutti i confort che la casa potesse offrire, qualunque essi fossero. Ma in virtù della grossa spesa che Sancio doveva mensilmente affrontare egli detestava, (giustamente) l'immondo essere che condivideva con lui parte della nobile casa.

Costui era un gretto napoletano giunto dalle terre oltre la civiltà. Viveva in una stanza più simile a grotta che a camera e pagava un affitto sensibilmente più basso. Invero si trattava di una creatura dalle strane usanze: egli lavava i propri piatti come la peggior plebe, quando il cesto della spazzatura era colmo egli rimuoveva il sacchetto e misteriosamente lo faceva sparire chi sa dove. Evidentemente si trattava di strani riti della sua gente. Presto Sancio si rese conto che il turpe figuro borbottante non capisse nulla della sua lingua per quanto lui si applicasse a ripetere le parole lentamente.

Sancio tollerava la maggior parte delle eccentricità dello strano napoletano. Tutta tranne una. Il giovine aveva infatti notato come il napoletano usasse accamparsi in una delle camere sfitte in cerca di pace e refrigerio. Era una cosa che faceva spesso nel pomeriggio quando il sole batteva inclemente sulla sua grotta scaldandola. Il napoletano prendeva quindi il suo portatile e si spostava nella stanza attigua.

Tutto ciò a Sancio non andava giù. “Per qual motivo costui paga quasi la metà di quello che pago io se poi va occupando stanze che non gli spettano!” disse a se stesso. “Anche io pago! Quelle stanze sono mie quanto sue!”

Deciso a far valere le sue ragioni Sancio prese abitudine di piazzare lo stendino col bucato nella stessa stanza dove di solito andava il napoletano. Grande fu l'orrore e lo sdegno quando il giorno successivo si accorse non solo che il napoletano era sempre lì accampato ma addirittura la turpe creatura aveva osato spostare il suo stendino!

Successe poi che il napoletano partì per 4 giorni. Al suo ritorno trovò la porta della stanza vuota chiusa a chiave e semplicemente si spostò in un'altra camera per ripararsi dal sole. Al contempo Sancio fu felice: aveva chiuso a chiave la porta così da impedire l'accesso al napoletano sia alla stanza che al suo bucato.

Peccato che il napoletano sapesse una cosa che Sancio ignorava. Invero la serratura di quella porta era difettosa e infame. Secondo il mito che era stato tramandato di fuorisede in fuorisede fino al napoletano nulla sarebbe stato in grado di riaprire quella porta se qualche folle avesse pensato di chiuderla a chiave.

Nulla se non la mitologica entità nota come il Ferramenta.

E fu così che Sancio dovette pagare il conto del nobile artigiano per poter mettere le mani sulle sue mutande pulite.


La storia si presta a molteplici interpretazioni e morali ma gli storici concordano nel dire: “non so cosa significhi tutto questo ma di sicuro non bisogna rompere il cazzo ad un napoletano”

mercoledì 28 agosto 2013

Notte bianca con word



Sono circa 4 notti che non dormo. Mi metto a letto all'una, prendo sonno alle tre e mi sveglio di nuovo alle 6. Quel poco che dormo lo dormo di merda, metà del tempo è dormi veglia, l'altra metà sono sogni strani che ti fanno alzare la mattina con un umore del cazzo e il dubbio che forse sia successo davvero.
E questo è solo il coronamento di un periodo in cui io e l'amico Morfeo pare abbiamo litigato di brutto.

Il punto però è che non dormo. Delle magiche tre Gioie Maggiori della vita (mangiare, scopare, dormire) ne posso annoverare una ed è quella che fa si che il mio fisico assomigli ad un barile con le gambe.

Per metà del tempo faccio fatica a concentrarmi e quando riesco a concentrarmi mi viene una botta di nervoso che ieri quasi buttavo il pc contro il muro. Perché? Non si caricava il telefilm, credo.
Alla luce di ciò ho deciso di fare qualcosa e appurato che cose come la camomilla non fanno il minimo effetto ho deciso di praticare il Metodo Nikitas.

Nikitas è un mio amico di Napoli che per gran parte dei suoi anni universitari “dormiva quando se ne ricordava” portando avanti una vita con ritmi leggermente folli (tipo a letto alle 5 e sveglia alle 16). quando poi si rendeva conto che il fisico iniziava a dare chiari segni di squilibrio usava il Metodo. Una tecnica che si basa sull'antico assunto “se non puoi batterli unisciti a loro”. Ovvero saltare una o più notti di sonno finché il fisico non crolla naturalmente alle 8 di sera ristabilendo così un ritmo del sonno più normale.

Si, non è la cosa più ingegnosa ed intelligente che si possa fare. Le possibilità di diventare un serial killer o il protagonista de “la quinta stagione” di Dylan Dog sono abbastanza alte. Ma voglio dormire.

Ecco perché stasera sono qui fuori al balconcino con il mio portatile, una tazza di caffè solubile, 20 pagine da scrivere e qualsiasi altra cosa mi passi per la testa.
E voi direte: “ e a me che me ne fotte?”
Probabilmente niente ma volevo avvisare così se sbrocco e inizio ad uccidere prostitute per strada almeno sapete che una volta ero sano di mente.

O forse no.

lunedì 26 agosto 2013

Come Bruce Willis

Ma non mi dire

È una sera d'estate, il cielo stellato, il silenzio dei monti interrotto solo dall'abbaiare dai cani. Siamo in una casetta vicino ad un paesino vicino ad un altro paesino vicino Tivoli. Se stringiamo l'inquadratura vicino alla base dei monti ed aguzziamo la vista potremmo scorgere una fitta nube di moscerini, mosche e zanzare che si contende lo spazio vicino ad un tavolo da giardino apparecchiato a festa con bottiglie di vino, birra e piatti di plastica. Intorno al tavolo io, Aurora, Raul Silvia e Luca (padrona di casa e figlio) consumiamo i quintali di carne che un sudato, ma soddisfatto, Alessandro cuoce su una pira vichinga che noi ci ostiniamo a chiamare grigliata.
La conversazione langue un po' occupati come siamo ad addentare salsicce, bistecche e pezzi fettine di pancetta arrostita.
Esatto pancetta.
L'aria di montagna da sempre mette appetito e sicuramente la lunga camminata che abbiamo intrapreso nel pomeriggio ha aiutato i nostri stomaci a svegliarsi. Zara, Crash e gli altri cani ronzano a turno intorno al tavolo per assicurarsi che ogni pezzo di carne abbia il proprio padrone e, nel caso, per occuparsi di eventuali orfanelli incustoditi.
Non ce ne sono.
Tra un morso e l'altro Alessandro emerge dalla nube di fumo e moschilli con un vassoio su cui sono posate delle fette di pancetta appena arrostite. Il grasso emana un odore paradisiaco. Zara fa un guaito di disperazione e si mette nella sua migliore posa da “Vedi come sono brava? Dammi della carne!” sottintendendo che se il mondo si rivelerà ingiusto come sempre dovrà provvedere di persona a risolvere il tutto. Noi la ignoriamo secondo le direttive.
Cinque forchette si incontrano nel piatto per prendere altrettante fette di pancetta. Zara fa un altro verso a metà tra un guaito di immensa sofferenza e un verso di sdegno incollerito. Di fronte a me Raul attacca la sua carne. I centimetri di barba rossiccia che si è fatto crescere si insudiciano di unto. Nessuno è ancora riuscito a fargli tagliare quel nido di merli per quanto amici, fidanzata e semplici passanti non facciano altro che sottolineare quanto stia male. Di fianco a me Aurora ragiona con Silvia di non ben precisati fatti da canari. Le ignoro mentre taglio la pancetta e il piatto di plastica sottostante. Poi l'idea: lo prendo per le mani e do un bel morso come il miglior cavernicolo dei tempi che furono.
Peccato solo che morda il lato della cotenna e sovrappensiero tiro tutto dentro. Mastico un po' e decido che non è cotenna ma solo qualche nervo da buttar giù.
Errore.
Qualcosa si blocca a metà gola. Colpo di tosse, altro colpo e mini conato. Raul e Aurora mi guardano con il punto interrogatovo accanto alla testa. Io faccio u gesto che significa “è tutto ok” mentre cerco di buttare giù.
Problema: non ho capito come è successo ma qualcosa si è incastrato. Non ne sono sicuro a causa della concitatezza del momento ma credo che la cotenna si sia attorcigliata all'ugola bloccando tutto. Si, esatto, sto soffocando come il peggio cretino.
Mimo il gesto della pacca sulla schiena. Aurora, di fianco a me, mi da due badilate in rapida successione. Non mi accorgo di niente.
“Stè tutto bene?” chiede Raul. Poi mi fissa e cambia espressione, sono rosso tendente al viola “qualcuno sa fare la manovra di... di... di coso?” chiede perplesso. Alessandro, nella sua nube di fumo si accorge di qualcosa e fa per avvicinarsi.
Intanto Aurora che mi ha fissato fin ora con un paio d'occhi come piattini da caffè prende l'iniziativa: si alza mi tiene ferma la testa e mi infila la mano in gola più o meno oltre il polso. Aurora, quella che quando deve togliere i suoi capelli dallo scarico della doccia fa dei versi orribili e quasi vomita. Aurora, quella che ha le mani con dita lunghe come quelle di ET. Aurora, quella che ha smesso di mangiarsi le unghie e ora ha degli artigli affilati coperti di smalto blu.
Nel frattempo il mio cervello si è accorto che non passa più aria. Quando quest'informazione si fa strada nella mia coscienza inizio ad agitarmi il fatto di avere la mano della mia migliore amica che tasta tutto quello che sta al di là dei denti del giudizio in cerca del blocco non aiuta.
Ho un conato, poi un altro ma mi trattengo perché è tutto bloccato. Le afferro il polso e mi agito. Lei mi fissa. Da qualche parte nel suo corredo genetico l'animo da dittatrice amazzone prende il sopravvento.
“STAI FERMO!” mi immobilizzo, avesse avuto il tempo di completare la frase avrebbe sicuramente aggiunto “l'unico modo in cui tu può morire oggi è che ti ammazzo io! Oppure “nessuno ti ha dato il permesso di morire”.
Sento due dita che scendono più in basso nella gola poi un leggero trafficare e, finalmente, la cotenna si sbroglia. Aurora tira fori tutto.
Respiro.
Il resto della cena va avanti con battute di ogni genere che mi fanno giustamente bersaglio. In fondo stavo per morire come un demente. Incasso tutto consapevole che il peggio arriverà poi. Perché, come nei film di guerra, ora devo la vita a qualcuno.

E non è mai bene avere un debito con Aurora.  

Tanto per dire, questo post l'ho dovuto scrivere sotto ordine della mia salvatrice.

Ah già, dimenticavo:
Questa è Zara in una delle sue tipiche pose da "dai, fa mangiare anche me"

giovedì 22 agosto 2013

Quell'attimo a cena



Siamo seduti intorno al tavolo del soggiorno, fuori fa caldo, dentro sudiamo come bestie nonostante il ventilatore montato sul soffitto che gira con tutta l'intenzione di far decollare la casa. È una di quelle cene di famiglia alle quali non si può sfuggire. Parenti da fuori, pizza d'ordinanza e il clima di una conferenza sulla pace in medio oriente.

Ogni componente del nucleo familiare che ha partecipato allo sviluppo dell'incidente genetico che ora scrive questo blog e dice di fare il fumettista misura attentamente le parole per evitare lo scatenarsi dell'ennesima crisi diplomatica, basata sul nulla, che da anni tormenta la nostra famiglia. Non che i miei parenti siano persone abiette o odiose. Gli voglio bene, provo una grande simpatia per molti di loro e il giusto per gli altri. È solo che una specialissima tara genetica ha portato allo sviluppo di un sottoclan noto negli angoli bui col nome di “ 'sperti”. Quelli che sanno sempre tutto loro, quelli che non si tirano mai indietro nel dare consigli non richiesti su questioni di cui spesso ignorano anche la fisica di base.

Durante la cena il tg di La7 fa da sottofondo vomitando la solita serie di notizie catastrofiche. La conversazione su Berlusconi e sull'indignazione generale che esso genera si è spenta da poco per tacito accordo tra me, mio padre e mio zio.

Perché, francamente, ci siamo rotti le palle.

Al tavolo siedono una decina di persone tutte (ragazzini compresi) con un orientamento politico in varie tinte di rosso. Una volta appurato che: nessuno di noi lo sopporta; si, è la rovina dell'Italia; senza dimenticare il sempreverde “qualcuno dovrebbe fare qualcosa” (sottintendendo che chi ha pronunciato la frase già ha fatto il grosso del lavoro focalizzando l'attenzione sul problema) quello che rimane è solo masturbazione mentale in salsa etica. O, come la chiama mio padre, la gara a chi ha letto più editoriali di Travaglio.
Quindi, grazie al protocollo del silenzio, dopo i primi cinque minuti il pontificare molesto si spegne per assenza di appoggio e la conversazione naviga felice verso altro.

Ma poi arriva. Il sostituto di Mentana al tg ci informa che la disoccupazione è salita/scesa/è stata ricalcolata o Dio sa cosa. Nel successivo servizio un ministro ci informa che: si, la disoccupazione è brutta, non è un impressione nostra, ma non c'è nulla da temere perché lui ha già la soluzione in tasca e domani mattina accompagnerà di persona ogni disoccupato d'Italia al suo nuovo posto di lavoro.
Ma nonostante le rassicuranti parole del ministro il danno è stato fatto. L'argomento è entrato dallo schermo per posarsi minaccioso in tavola tra i bocconcini di mozzarella e le fritturine. Viene afferrato al volo. La conversazione va avanti spedita per una decina di minuti in cui si sottolineano tutte le ovvietà della condizione di disoccupato. Quasi non par vero che la fortuna ha fatto dono a questa brillante conversazione di un vero autentico esemplare di “non-più-giovane-senza-lavoro”.

E lì succede. Uno dei commensali si gira verso di me con l'espressione che si immagina avesse Gesù prima di dire le sue parabole. La saggezza degli avi scorre nel mio interlocutore dandogli la forza di pronunciare le fatidiche parole:

“Ma hai provato a chiedere all'IKEA?”

Ma mò, secondo te. Io sto a spasso da 2 anni (salvo quel piacevole intervallo con la merdosa Eataly) io che ogni mese piglio i vari giornaletti di merda in cui viene ben spiegato che il lavoratore ideale ha 21 anni, 2 lauree, 3 anni di esperienza e deve anche essere gioioso di fare uno stage a 300 euro perché, anche se lavora normalmente sul contratto c'è scritto formazione.
Io che sono entrato nel mondo del lavoro due minuti dopo che venisse completamente sfasciato. Io che ho avuto l'onore di vedermi esplodere in faccia prima il Precariato e mò la Crisi e tutte quelle altra scuse da occupazione che usano a scuola di mia sorella. Io che ho dovuto convincere mia madre e che anche se la pubblicità del Mc Donald recita:

assumiamo 3000 giovani perché crediamo nell'Itala e per questo (non per il nostro ottimo cibo dovete venire a spendere i soldi da noi)”

Non c'è scritto da nessuna parte che assumeranno proprio me due minuti dopo l'invio del curriculm
Ma soprattutto tu che vieni da un'epoca in cui fare un concorso ed entrarci per merito era ancora possibile. Tu che una volta mi proponesti di farmi un anno di corso per gli autisti di bus per poi attendere paziente che il comune facesse un concorso e di vincerlo. Il comune! Ti rendi conto!? Il comune di Napoli!
TU, si proprio tu, vieni a dire a me “hai provato l'IKEA?”
ma di che cazzo stiamo parlando.

“Si, l'ho mandato ma sai...”
“E quanto tempo fa? Che lo sai che con queste ditte vanno rimandati spesso”
Ossignorebenedetto!
“li mando ogni 2 mesi. All'IKEA, a Mc Donald, al Burger King ecc ecc. Ma il problema è sempre quello: loro cercano giovani perché non ci pagano le tasse sopra ed io, ora che ho fatto il magico 30, non rientro più nella categoria.”
la cosa va avanti per un altro po'. Poi, fortunatamente, inizia Otto e Mezzo, quel programma inutile dove x persone anonime discutono di un problema y riuscendo a farti vedere a fine puntata che qualsiasi argomento si stia trattando ha sempre almeno due chiavi di lettura e quindi se non hanno ragione tutti sicuramente nessuno ha torto.

Meno male, si torna a parlare di Berlusconi.

giovedì 25 luglio 2013

Bell' e' mammà



Fin dai tempi dell'adolescenza, se non prima, Aurora ha sempre sentito il bisogno di esternare la sua personale opinione (per altro molto condivisa) su quello che lei chiama “l'italiota”. Dicesi italiota quella particolare categoria di ragazzi/uomini totalmente avulsi alle faccende domestiche a causa di pigrizia e di genitori (leggi mamme) troppo accondiscendenti. Sono quelli che non sanno cucinare e vanno avanti a pizzette o che fissano la lavatrice speranzosi nel momento in cui si accorgono che i calzini puliti non appaiono magicamente nel cassetto quando vivi da solo.
Serviti e riveriti “perché l'omm è omm”.

Ora potrei affermare che Aurora su queste cose è una scassacazzi di livello mondiale. Potrei dire che se mai avesse un figlio maschio il poveretto verrebbe cresciuto come è stato cresciuto l'Uomo Tigre e che probabilmente dovrà passare anni ed anni di dura terapia per liberarsi dell'opprimente figura materna.
Ma non lo dirò perché Aurora è una persona vendicativa e non mi va che alla prossima cena che vado a scroccare da lei e Alessandro mi corregga il tutto con olio di ricino e candeggina.

C'è però da dire che molte, con diversi gradi di intolleranza, la pensano così. Ognuna ha le sue sfumature del problema ma tutte concordano su due singoli punti: è colpa delle madri; è un fenomeno tutto italiano.

“eh perché gli inglesi fanno tutto da soli.”
“eh perché i brasiliani si cuciono i vestiti da soli”
“eh perché in Germania i ragazzi ad una certa età li abbandonano nelle foreste e gli dicono arrangiati.”

Io sono convinto che le ragazze all'estero dicano le stesse identiche cose di quelle qui da noi. Un po' perché è nella natura femminile di lamentarsi, ma soprattutto perché negli ultimi sei mesi ho convissuto con degli spagnoli.

È come vivere nella gabbia delle scimmie allo zoo.

Tre giorni fa i genitori di Carlos 1 (quello che si chiama davvero Carlos) sono venuti a trovare il figlioletto che a breve ripartirà per la Spagna. E misteriosamente sono 3 giorni che Carols è regredito all'età preadolescenziale. Non c'è più un panno sporco per casa, i piatti sporchi misteriosamente spariscono. Oggi, uscendo dalla stanza ho trovato la mamma del suddetto Carlos impegnata a lavare tutta la casa. Sono convinto che se lasciavo la porta aperta lavava anche la mia.
Il giovane pargolo non si ubriaca più con gli amichetti fuori al balcone. È sparita addirittura la pipa a acqua che i ragazzi usavano nelle serate si svago.


E si, all'estero i ragazzi li crescono diversi. Mica come da noi che fa tutto la mamma.

sabato 29 giugno 2013

Frammenti e briciole



è mattina nella casa che tutti i fuorisede di Roma mi invidiano per convenienza, compagnia e qualità della vita. Sono le 7 di mattina per la precisione. Non riesco a dormire e in parte mi fa anche piacere alzarmi ad un'ora normale di tanto in tanto. Poi è bene approfittare del fresco di questi giorni.

Fuori dalla mia stanza sento un basso vociare da complottisti. I Carlos (anche se oramai ho capito che si chiamano Carlos uno e Jaime l'altro) hanno steso una grossa mappa sul tavolo della stanza singola vuota che, per comune e tacito accordo, abbiamo eletto a sala ricreativa e lavanderia. Su un lato del tavolo c'è un portatile con cui a turno Carlos o Jaime trafficano per un po', dicono qualcosa e l'altro subito con compasso, matita e riga va ad aggiungere o cancellare qualcosa sulla mappa.
Non lo so e non lo voglio sapere. Mi ripeto in testa. Passo saluto ed esco fuori al balcone a fumare la sigaretta del mattino, quella che darà il via al meravigliosi ciclo intestinale così bistrattato quanto utile.
Fuori, seduto su una sedia c'è Cisco. Legge un libro. Ieri sera ho scoperto per caso che il giovane legge libri in italiano. La sua scorta recuperata su bancarelle comprende roba di Calvino, King, qualunque cosa con dei vampiri pre-Twilight e il libro che sta leggendo ora:

“Ricette afrodisiache”
U' Marònn, aiutm tu!

Spero vivamente che la sua sia una semplice lettura accademica e che non abbia a che fare con eventuali visite. La settimana appena trascorsa ha segnato il ritorno della figlia di Freccia Nera. Questa volta però sono stati tutti più discreti. Lei continua ad avere una voce che incrina i muri ma pareva si sforzasse di trattenerla. Ieri è andata via per ricevere il cambio da parte di due nuove pericolose entità: le Madri Fantasma. Direttamente dalla Spagna sono le mamme delle due ragazze nella doppia: una è un donnone di quelli che pensi possa ucciderti solo guardandoti storto, l'altra è chiaramente una milf in pensione forzata. Le ho incontrate ieri mattina mentre barcollavo per il caffè ma dopo quelle rapide presentazioni sono sparite in una nube di fumo.
Al momento si trovano solo tracce indistinte: cucina pulita e lavata, piatti bene in ordine, lavatrice costantemente in funzione. Addirittura il Trio Disastro sembra essere intimidito da queste oscure presenze.

Fuori fa fresco, c'è qualche nuvola ogni tanto, niente che non possiate vedere dalla vostra finestra. Jaime è sceso in cerca di provviste. È stato lui a scoprire il disastro, la tragedia.
29 Giugno, San Pietro e Paolo, patroni di Roma.
Tutto è chiuso come una normale domenica pomeriggio. Le strade sono vuote come il nostro frigorifero.
Sembra quasi sincronizzato. Tutti e quattro ci lasciamo prendere dal panico insieme scavando nella dispensa in cerca di cibo.
Briciole.
Avanzi.
Qualcosa di commestibile.

Poi com'è iniziata finisce. Carlos e Jamie tornano a chinarsi sulla mappa con fare professionale. Cisco va in camera sua, fa tre note con la chitarra poi sento la tipica botta nel muro che segnala quando si abbandona sul letto.
A quel punto realizzo una cosa: i membri del Trio Disastro hanno delle occhiaie da panda morto. Qualche domanda e molti gesti come quelli degli oranghi dopo scopra che sono due giorni che nessuno di loro dorme.
Devono consegnare qualcosa.


Oppure tra breve inizierà il colpo.

lunedì 24 giugno 2013

Quasi



Piazza San Giovanni. Venedo da via Appia Nuova. La mia bici fila sfruttando la rincorsa dell'impercettibile pendenza a favore dell'Appia. Davanti a me il semaforo verde. Inizio a pedalare in piedi sui pedali per prendere quel tanto di rincorsa sufficiente ad affrontare la salita oltre gli archi di Porta San Giovanni. Nell'istante in cui sto per attraversare l'incrocio il semaforo si fa giallo. Non freno, convinto di poter passare prima che succeda il peggio.
Il mio primo errore.
I miei polmoni da fumatore sbuffano mentre spingo i pedali e mi sposto sulla sinistra per imboccare l'arco gusto. A quel punto da una viuzza laterale di cui mi dimentico sempre una fila di tre auto parte attraversando a piazza in una larga curva.
Il mio cervello, occupato a non farsi venire un infarto, registra solo all'ultimo momento la presenza delle auto. Ruoto la testa.
Dal retro della fila di auto si stacca una Smart bianca. I miei pregiudizi sui guidatori di Smart sono molteplici e variopinti. Per semplicità mi limiterò a dire che, a mio avviso, i concessionari accettano di venderne solo a persone con il QI non superiore a quello di uno struzzo. Questo tizio non fa eccezione.
La Smart scarta e fa zig zag tra le auto mettendosi in testa alla coda ordinata. Lo strombazzare degli altri automobilisti attira la mia attenzione. Ho un primo piano del paraurti della Smart a circa mezzo metro da me che continua a correre come fossimo ad Indianapolis.
Nella plancia di comando il mio Io Cosciente fa dei rapidi calcoli balistici. In base a velocità e traiettorie l'impatto è imminente. Il fianco destro si irrigidisce preparandosi alla botta (e probabilmente al volo).
Ecco lo sapevo! Sbraita il mio Io Cosciente. Ero sicuro che non ce l'avemmo fatta a vedere le gioie della vita! Tutta colpa di questo cazzone che si crede un ragazzino e ancora gira su 'sta fottuta bici. Dio santo l'avevo detto io che venire a Roma era una pessima idea! Inseguire le proprie aspirazioni un cazzo! Ecco, bietolone di merda! Vai a spiegare le tue aspirazioni sul paraurti di sto burin
SBAM!
L'Io Cosciente cade a terra svenuto per la forza del cazzotto dell'Istinto. Quest'ultimo afferra i comandi digrigna i denti e inizia a sbraitare ordini.
La mano sinistra tira il freno posteriore, il corpo si inclina di lato mentre sterzo di botto tentando una curva stretta verso la salvezza. Nello stesso istante lo stronzo di merda nella Smart scarta convinto di potermi superare sul davanti rendendo la mia manovra inutile.
Quello che però nessuno aveva considerato è il gradino alto del marciapiede.
Curvando bruscamente la ruota anteriore ci sbatte contro. La velocità della bici non è eccessiva ma tanto basta a sbalzarmi dal sellino. Due o tre Leggi del Moto mi strattonano come bulletti pretendendo la precedenza. Dopo un rapido meeting concordano nel buttarmi contro le transenne che delimitano i lavori della Metro C. la bici mi segue per inerzia sbattendomi addosso.
Intanto la Smart passa sfrecciando come se non fosse successo niente su punto esatto dove pochi istanti fa c'ero io.

Nella sala comando il mio Io Cosciente riprende i sensi constatando che siamo ancora tutti vivi. Fissa per un attimo l'Istinto che sorride e si fa da parte cedendo i comandi


Io Cosciente rivolto all'Istinto

Mi rialzo lentamente. La botta a fatto abbastanza rumore ma nessun danno. Un terzetto di giapponesi abbassa la cartina che stava studiando e mi fissa con aria preoccupata e incuriosita. Io resto lì immobile mentre faccio il check up completo dei miei pezzi completamente dimentico della prima regola dal codice della strada Romano: bestemmiare, forte e a pieni polmoni.
Ma il mio antagonista a quest'ora sarà già a Termini per quel che ne so. Probabilmente è andato ad accompagnare la puttana della mamma al lavoro.
I giapponesi mi guardano sorridere, poi ridere e perdono interesse.
C'è mancato così poco per scoprire se c'è davvero il tunnel, la luce e tutto il resto. Questa considerazione metafisica mi fa morire in gola un bestemmione liberatorio.
-Grazie.- dico a chi di dovere.

Poi inforco la bici e ricomincio a pedalare verso il Colosseo.

venerdì 21 giugno 2013

Un Lavoro gratificante

Capita di essere in bolletta. Capita spesso e volentieri soprattutto quando sembra che il tuo curriculum sia considerato come una brutta malattia che ira di sito in sito e di agenzia in agenzia.
Sono una persona tranquilla, con la testa piena di idee, pensieri filosofici e storie. Lento ma determinato come un impianto automatizzato di una vecchia fabbrica abbandonata. Faccio quello che mi dicono di fare, lo faccio al meglio perché comunque mi pagano. Proprio per questo ho attraversato varie fasi lavorative che sono poi culminate nella salumeria del Conad.

Non che fosse quello il mio obbiettivo eh. Lo scopo di tutta la manfrina è scrivere, trasmettere qualcosa al prossimo attraverso la penna (mia) ed il disegno (altrui) e magari camparci pure. Purtroppo questa consapevolezza mi è sfuggita per tutti gli anni della formazione scolastica facendomi così attraversare la scuola dell'obbligo con lento pede e indole svogliata.

Ad ogni modo con questo catalogo di aspirazioni e il mio miserevole rendimento scolastico mi sarebbe spettato un posto da giratore di hamburger o sorvegliatore di patate fritte al Mc Donald invece sono qui sotto un sole che tira schiaffi che manco mia madre a strappare erbacce mentre alcuni cani mi abbaiano attraverso la rete.

Ma facciamo un salto indietro.
È il 2006 sono più giovane e credo (erroneamente) di avere più capelli. Sono ancora disoccupato. È Agosto, io e la famiglia siamo a mare vicini Pestum. Seduto sull'asciugamano vedo avvicinarsi mio padre con quel suo linguaggio corporeo che comunica “devo dirti una cosa seria anche se questo non sembra proprio il momento”. Mio padre non ha mai saputo scegliere oculatamente le tempistiche per fare i discorsi importanti della vita. Non è colpa sua, lui ci metteva anche la buona volontà ma evidentemente c'è un meccanismo particolare che gli fa credere che determinate occasioni siano perfette per affrontare determinati argomenti.
Coma una spiaggia di Pestum a mezzo giorno con vagonate di gente è il posto adatto a parlare del futuro lavorativo oppure l'attesa dal barbiere è il momento ideale per spiegare tutta quella faccenda delle api e dei fiori.
Ma questa è un'altra storia.

Il dialogo sulla spiaggia di Pestum si può condensare più o meno in pochi termini:
Papà: “ok scuola finita, univerità no... che pensi di fare adesso?”
io: “beh trovarmi un lavoro” anche se in cuor mio la risposta era continuare a leggere libri e fumetti, giocare di ruolo e tutto il resto come se avessi ancora 14 anni
Papà: “beh è che ci sarebbe questa cosa... da zia Maria”
Quella cosa erano i miei due cugini ferraresi che mettevano su un impresa di giardinaggio estremo. Ovvero potavano ed abbattevano alberi usando solo corde e motoseghe. Pare che avessero bisogno di qualcuno per completare il terzetto lavorativo e avevano chiesto di me.

Verso ottobre feci i bagagli e mi unì all'allegra combriccola. Sono stato un annetto lì e nel complesso non mi è dispiaciuto: lavoro all'aria aperta, gente nuova, una città talmente tranquilla da sembrare morta, i miei cugini “pazzi”. Ma non stiamo parlando di questo. Per cui rimanderò quella particolare narrazione al futuro.

Stacco. Alessandro, il fidanzato di Aurora e educatore cinofilo guarda con aria sconsolata il terreno dove lui e il socio Riccardo hanno messo su il loro campo di lavoro. Nel giro di una settimana le erbacce si sono moltiplicate trasformando i recinti in giunga tropicale di erbacce.
-Ma fino alla settimana scorsa era ok. Che cazzo è successo?- fa Alessandro.
-Devono essere stati i druidi.- dice serio Riccardo.
-I che?-
-Quelli del terreno accanto?-
-Esatto.- annuisce solenne Riccardo.
-Vuoi dire che i braccianti rumeni del contadino di fianco sono venuti qui nella notte a piantarci erbacce?-
-Ma che sei scemo!- ribatte Riccardo paonazzo -Li senti tutto il giorno che parlano una strana lingua misteriosa? Sono incantesimi. Te lo dico io!-
-Mmm, ok facciamo che hai ragione. Che si fa?-
-Prendiamo qualcuno.-

ora, sarà perché da qualche parte nella mente di Alessandro c'è il ricordo che io ho fatto qualcosa di assimilabile al giardinaggio o sarà perché sa che ho bisogno di soldi mi propone di essere uno dei due giardinieri ufficiali.

Il campo ha due caratteristiche principali: non esiste ombra e ci sono i cani. Bestie curiose che in questi primi due giorni ho imparato a capire. Martedì mentre trafficavo fuori da un recinto Zara e Crash (i cani di Aurora e Alessandro) mi seguivano fissandomi dall'altra parte della rete. Nel loro sguardo si leggeva il messaggio “guarda a questo umano che è impazzito” ogni tanto Crash faceva uno sbuffo d'approvazione quando strappavo una ramaglia più grande. Oggi invece altri cani abbaiavano come degli ossessi per ogni filo d'erba che osavo staccare del vialetto che costeggiava il loro recinto. Mi seguivano, ogni tanto abbaiavano. Erano come vecchi davanti ad un cantiere ed ogni “bau” significava qualcosa come “ma no! Non quello lì! Ma che fai!?”

come ho già detto si tratta di un lavoro sfiancante, sotto il sole. E l'unica difesa che ho è quella di scendere presto la mattina. Si suda, si sta inginocchiati nel terreno a farsi spolpare dalle mosche. Però, per qualche motivo, lo trovo rilassante e divertente come in generale tutti i lavori fisici che lasciano la mente libera di pensare ad altro.
Che poi, a dirla tutta, con i soldi che mi pagheranno potrò pagarmi Lucca.

PS: ovviamente i personaggi sono esagerati per motivi narrativi. Alessandro e Riccardo sono gente seria che sa fare con i cani come io con i manuali di D&D. Per cui nell'eventiualità QUI c'è il sito di lavoro di Alessandro e se mai vi trovaste a passare la mattina di Martedì o Venerdì potreste anche incontrare il sottoscritto in carne ossa e sudore.


E, per l'amor di Dio, portate una bottiglia d'acqua

domenica 9 giugno 2013

Il nemico sotto


Due settimane fa, nell'androne del palazzo, sudato fradicio per la corsa e zuppo per la pioggia da cui stavo scappando. È pomeriggio. Entro dentro e mi dirigo all'ascensore dove incontro un altro abitante di questo palazzone in cui ho l'onore di pagare l'affitto a nero. È un uomo dal lato sbagliato dei cinquanta, calvo con qualche accenno di ricrescita occhiali un pizzetto e le guance spruzzate di barba. Sembra Walter White di Breaking Bad ma più esile o una versione di me stesso più magra e con più sfighe. È cortese ma silenzioso, quella cortesia che ti aspetteresti dal conte Dracula.
-Buongiorno.-
-Buongiorno.-
-Posso?-
-Prego prego.- poggia la mano sul tastierino.
-A che piano va?-
-Sesto.-
-Io al quinto.- preme mentre mi osserva con curiosità.
-Lei sta nella casa... quella con gli studenti?-
-Ehm si.-
-Ah.- silenzio. Poi rittacca -Le posso chiedere una cortesia? Io abito sotto di voi e... non è che potreste fare un po' meno rumore?-
Nella privacy della mia mente maledico i Carlos con una serie di antichi anatemi.
Lui va a vanti per un po' e mi spiega: che hanno una persona che “non sta bene” in casa ed hanno bisogno di silenzio. Culo vuole che questa persona stia proprio sotto la stanza dei Carlos. Mi impegno a farlo presente a chi di dovere. Lui ringrazia io chiudo la porta e torno alla mia vita.
Spiego la cosa a casa, i due erasmus mi fissano e annuiscono lentamente mentre spiego con termini semplici: “sotto, malato, rumore no. Alzate quelle cazzo di sedie”.
Loro annuiscono convinti: “ok, no problema.”

la vita va avanti come al solito. Gente che va, gente che viene. Dovessi continuare a chiamarli tutti Carlos N° x la serie sarebbe arrivata a Carlos 12. da sotto nessun segnale. Poi scatta il contatore.
In un momento imprecisato del passato nel condominio hanno cambiato la chiave che da accesso al locale dei contatori (sapientemente piazzati in cantina così da permettere a tutti di farsi una bella passeggiata se manca la corrente). Cisco l'intrepido, dopo una rapida consultazione in spagnolo, decide di andare a bussare a tutte le case finché non otterrà quella chiave. Lo accompagno per scongiurare il disastro.
Per i primi due piani ho una dimostrazione di come sia davvero la vita condominiale: nessuno ci apre, due interpellati ci prendono persino per malintenzionati. Scendiamo al 5° piano bussiamo.
BZZZZ
-Chi è?- fa una voce roca.
Cisco mi fissa come a dire “sei tu l'indigeno qui” e ha ragione.
-Ehm, mi scusi signora. Siamo gli inquilini del piano di sopra. Ci è scattato il contatore non è che potrebbe prestarci la chiave per favore?-
silenzio.
-Andate via!-
-Ma...-
-Non vi conosco, andate via!-
-scusi signora c'è suo marito o suo figlio? Mi conosce ci siamo visti l'altro giorno in ascensore.-
-Chiamo la polizia eh!-
Il fatto che Cisco abbia subito afferrato il significato della parola la dice lunga sui suoi studi erasmus. Anche il mio istinto di ex fattone di Piazza del Gesù mi suggerisce che quando viene chiamata in causa la polizia è il caso di desistere.
Andiamo via. La faccenda del contatore si risolve poi tramite l'aiuto di due gentilissimo condomini del piano di sopra. Ma è un altra storia.
Delle due inquiline nuove nemmeno l'ombra. Potrebbero essere già morte.

Ce lo dice King, ce lo dice una tonnellata di filmografia horror. Il male vive sotto: nelle fogne, nelle grotte, nelle cantine e gli angoli bui. È lì sopito e attende solo di essere risvegliato da due poveri fessi che vogliono accedere al loro contatore.
Il male attende e vuole la tua sanità mentale.

Quattro giorni dopo. Quattro giorni che non prendo più l'ascensore perché devo trascinarmi la bicia a spalla fino a casa. No, non ci entra nell'ascensore. O meglio: ci entra ma poi non si aprono le porte. Ma il diavolo è nel dettagli e così preserverò le vostre anime risparmiandovi una descrizione accurata del problema.
Non ci entra e me la salgo a piedi per 6 piani di scale per paura che se la lascio giù se la fottono. Sono le 21 ansimante e boccheggiante mi fermo sul pianerottolo del 5 piano. Si, lo so, colpa mia. La bici mi sfugge di mano. Non cade a terra ma sbatte sulla ringhiera producendo la classica vibrazione. Nello stesso istante la porta del nemico si apre. Lui è in piedi sulla soglia. Il signor Bincospino (nome inventato per associazione di idee). Mi fissa come se avessi un neonato morto in ogni mano. Morto nel senso di “ucciso da me”.
-Non potrebbe cercare di fare meno baccano?-
-Mi scusi, mi è scivolata di mano.- indico col mento la bici.
-Faccia più attenzione, abbiamo bisogno di tranquillità qui. Buonasera.- chiede la porta, io faccio spallucce e completo la scalata.

Oggi. Sono fuori al balcone a godermi il sole mentre sul foglio word ho inanella to una serie positiva di ben 6 tavole (sarebbero 12 se contassi anche quelle cancellate) e un soggetto finto, di quelli che non sai a chi mandare ma che almeno lo tieni.
Nella stanza vicina Carlos 2 studia, dalla posa concentrata e lo sguardo terrorizzato si evince che si approssima un esame. Le ragazze stanno cucinando Carlos 1 vede telefilm, Cisco dorme.
Sono le 16:30

BZZZZZZZZZZZZZZBZZZZZZZ...BZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ!!!
La porta.
Che, come al solito, ignoro: sto scrivendo, mi sta andando bene e non mi scomoderò solo per un altro carico di Carlos. Ma non sono generici Carlos. L'avrei dovuto capire dalla bussata, dal contesto, dal male che ci sta per assalire.
Carlos 2 mi viene a chiamare si spiega a gesti e parole. Il succo è: noi non lo conosciamo se tu lo conosci bene se no noi non apriamo manco la porta.
Apro. Il tono di Biancospino è pacato, calmo, riflessivo. Gli occhi raccontano tutta un altra storia. La discussione va avanti per un po', il succo è: noi, sotto, casino, smettere, persona malata.
Io ribatto: scusa, cinque di pomeriggio, le cose vive fanno rumore, lo dico agli altri.

Quando mi giro però non c'è più nessuno: i Carlos e le ragazze si sono dileguati nel momento in cui si è aperta la porta lasciandomi da solo col mostro. Faccio il giro delle stanze portando la Buona Novella: “no rumore, sotto malata/moribonda, alzate le sedie e la prossima volto i cazzi sono i vostri”
in cambio ottengo una serie di “ok” e un “poverina”

Ora è l'una di notte. Sono fuori al balcone cercando di riprendere la serie positiva. Fa fresco, si sta bene e il caos di macchine che passano sulla Appia ha un effetto catalizzante sulle vignette. Le moto rombanti non mi lasciano assopire e per qualche strana benedizione le zanzare mi ignorano. Un numero imprecisato di Carlos (credo dal 1 al 5) gozzovigliano in cucina tra popcorn, lattine di birra e un innominabile mostruosità fritta.
Stanno facendo un casino d'inferno secondo la loro natura. Cisco accompagna con alcuni giri di chitarra.

Poi suonano alla porta. E, dovesse entrare il sig Biancospino con una motosega in mano io non mi muovo da qui.

lunedì 3 giugno 2013

Cisco



Cisco è un ragazzo spagnolo sulla ventina. È amico di Jaime, anche conosciuto come Carlos 2. Cisco ha affittato la camera che fu di Pigiama al modico prezzo di 550 euro comprese le spese e sorride come se avesse fatto un affarone.
Cisco è enorme. Mi supera di un'abbondante testa e mezzo è grosso e dai movimenti goffi. In tre giorni che è qui ha già collezionato 2 piatti e tre bicchieri in frantumi. Cisco guarda ossessivamente puntate di Futurama ridendo come come il pubblico ad un comizio di Grillo. Non come uno del pubblico, come tutta la platea.
Cisco ha un alito che in certe culture sarebbe considerato il soffio di Anubi in altre un superpotere. Se fosse stato un americano sarebbe stato arruolato nell'esercito e imbracciato come un bazooka.
Cisco parla una sua versione dell'italiano che ha imparato in un qualche monastero nella Catalogna con due mulatti che lo bastonavano ad ogni accento giusto ed ogni verbo coniugato sensatamente. Le sue capacità di comunicazione sono straordinarie: è in grado di comunicarti una lamentela ma poi non capisce quando gli dici “Si, anche qui si usa scaricare dopo cagato. Non sentirti in imbarazzo, puoi farlo! Non infrangi nessuna tradizione tribale”.
Cisco ha una chitarra grossa come un menir con delle corde tese sopra che suona tra un episodio di Futurama e l'altro. Ha l'abitudine di suonare prima e dopo i pasti e fin ora si sono già creati dei siparietti di lui che suona e io cucino canticchiando.
Cisco ha una fidanzata che mi pare di averla già vista da qualche pare. Su youporn per la precisione tra i video amatoriali ma non è che posso indagare che quello è grosso e magari si offende.
Cisco tromba come un martello pneumatico. O da capocciate contro il muro mentre la ragazza fa esclamazioni di sorpresa. Ogni tanto si lancia in versi belluini per far sapere a tutto il condominio il suo trionfo.
Cisco cucina con una quantità di cipolla e di fritto che ucciderebbe un mulo. Io stesso semplicemente respirando rischio la vita. Ieri Cisco si è quasi ustionato quando ha avvicinato la faccia alla padella piena d'olio bollente per “vedere se l'olio era buono”.
Cisco divide il bagno con me ma le uniche testimonianze della cosa sono un asciugamano buttata ad un angolo della doccia e la mia carta igienica finita. Dopo la doccia Cisco si asciuga come i cani piazzandosi nel mezzo del bagno e agitandosi finché tutta l'acqua non si è sparsa per bene. Evidentemente nel monastero dove è stato addestrato gli hanno detto che asciugare il pavimento è peccato mortale.

Stamattina Cisco ha provato a mettersi fuori al balcone a prendere il sole quando ha aperto la tapparella ha trovato la mia faccia sorridente spuntare da dietro al portatile mentre io occupavo l'unica sedia disponibile. È rientrato dentro e ha deciso che era meglio vedersi un altro episodio di Futurama.


Bravo ragazzo.