giovedì 16 febbraio 2012

Napoli Chievo 2-0


scusate il ritardo ma ho avuto il mio bel da fare. Comunque che dire?

Finalmente prima di tutto. E non fdiamoci in seconda istanza. Il Napoli si toglie due belle soddisfazioni in un colpo solo: battere il Chievo, che solitamente ci fa solo danni e nel contempo spezzare la serie negativa in cui era precipitato.

Mi fa piacere di notare un risveglio generale dei cervelli dei nostri giocatori. Cavani tanto per dire e che finalmente anche Britos sta dando il suo ala comunità.

Piccola parentesi su Britos: vi ricordate quando durante il mercato la gente per strada criticava l'acquisto perchè, se compre un difensore a Napoli, niente sotto Roberto Carlos è un acquisto adeguato.
Stesso discorso con Pandev: “ma c'amma fa?” “ ma è vecchio” ecc ecc.

mi fa piacere che entrambe le situazioni si siano risolte allo stesso modo. Per la cronaca io all'epoca avevo detto di Britos “ e chi lo conosce mo vediamo” e di Pandev “azz a me sembra buono”

ma io sono una capra del pallone.

Altre note a margine la crescita esponenziale che stanno subendo due giocatori da sempre barzellette per il pubblico partenopeo: Gargano e Zalayeta. Entrambi hanno sempre dato l'impressione di sbattersi a tempo perso in mezzo al campo.

Gargano recuperando palloni che poi perdeva perchè ha i feri da stiro al posto dei piedi e Zalayeta e la sua Fintona era quasi entrato nella leggenda per le palle perse cercando di saltare l'uomo.

Non so cheè successo ma entrambi stanno limando i loro difetti, sicuramente non vinceranno il pallone d'oro ma magari...

se poi vogliamo fare un po' i pignoli ci sono un paio di domande che mi frllano in testa: primo, che fine ha fatto Hamsik? Sta tenedo un profilo basso per non farsi vendere?
Secondo. Sarà un impressione mia ma Maggio lo vedo abbastanza sottotono. Ma come abbiamo già detto io non ci capisco nulla di calcio.
E infine: Mazzarri ma ti pare il caso di far entrare Vargas attorno all'85'? Giusto per fargli fare una sudata e farsi la doccia? O meglio ancora magari facevi riposare un pelo di più a Cavani che sembra averne tutta la necessità in vista della Champions.

E poi un supplica: vi prego, vi scongiuro: basta cross in area che nessuno piglia! Giocate palla a terra! Anche se il nostro allenatore è un fissato di cross e ripartenze il nostro intero attacco ha due caratteristiche: sono fruscelli e sono agili. Mo io non so un esperto ma di solito con queste caratteristiche si gioca palla a terra

infine... diffidate gente. Non è che per una partita siamo fuori dal tunnel. Abbiamo capito come si esce ma i gol sono stati tutti e due su palle ferme (angolo e rigore) quindi non è che abbiamo superato i problemi atavici che ci affliggono

nella speranza di essere smentito.

martedì 14 febbraio 2012

Occupazione coatta


premessa: questo post contiene linguaggio scurrile, situazioni a luci rosse e saggezza di strada non filtrata dal borghesismo radical chic.

Un mio amico, in preda alla saggezza, che solo copiose quantità d'alcol può dare, una sera se ne uscì con una frase fantastica, riassumeva il pensiero proletario moderno e non solo:

“a pecora siamo tutti uguali”

mai frase è risultata più calzante.

Solo stamane in treno ho realizzato il tremendo errore di valutazione che ho fatto tornado a Roma proprio nel giorno di San Valentino. Infatti dopo pochi minuti che avevo messo piede in casa noto che la popolazione del nostro appartamento multidimensionale è aumentata quasi esponenzialmente: ragazze fuori sede. Fidanzati in sede.
Il primo incontro l'ho avuto con Giuseppe, il fidanzato della francese: un grosso, siculo omone che si è materializzato quasi dal nulla mentre parlavo con la suddetta francese.
Nulla da segnalare. Una cordiale stretta di mano e le dovute presentazioni e addio. Ovviamente non si sopravvive senza saper leggere i sottotesti delle cose. Ci sono strette di mano e Strette di mano ed ognuna comunica qualcosa. Nello specifico la sua comunicava più o meno “stai molto attento” a cosa risulta chiarissimo ad ogni maschio adulto presente in sala, ed anche a parecchie ragazze.

Fortuna vuole che ho passato il resto della giornata fuori casa tra un frizzo e un lazzo ma ora al rientro altri figuri sono apparsi. Non chiedetemi chi sta con chi altro perché davvero non ne ho idea. So solo che Pigiama si è dileguata ed oggi sembra aver perso la voglia di aggredire i fornelli. Fuori dalla mia porta va avanti da ore una cena a sei da svariate portate con tema della serata, apparentemente, ogni possibile luogo comune mai pensato da essere umano.

Grande è stata la mia saggezza di mangiare nel Ludo-pub potendo così dileguarmi presto in stanza senza dove partecipare a questa avvilente conversazione. Ovviamente anche voi sarete partecipi del mio dolore:

abbiamo iniziato con un antipasto a base di Sanremo per poi passare ad un argomento inevitabile ad un tavolo che coinvolge un palermitano e una napoletana:

un convegno sulle mafie comparate. Analisi delle strutture, pareri personali, esperienze di vita vissuta a così via.
Mi chiedo come mai ogni cazzo di volta che si parla di casa mia bisogna rispolverare i soliti tormentoni del cazzo: se guidi col casco ti sparano, alla posta fanno passare prima i camorristi e il “pacco” alla stazione. Oltre a varie ed eventuali storie di sopravvivenza negli inospitali Quartieri Brutti.

Ma... ma... Ma sangue di chi vè stramuort sono quasi vent'anni che giro per Napoli e non ho mai visto nessuna di queste cose. Che miseria ho cambiato una ruota alla mia auto nel mezzo del rione terzo mondo (quello che descrive Saviano) e nessuno mi ha rotto il cazzo. Mai.

Ma vabbè deve essere uno di quegli argomenti che aizzano il testosterone.

Siamo poi passati ad una dissertazione sulla monnezza. E qui sono riuscito a piazzare una scopa mentre passavo per andare in bagno. Lasciandogli intendere che è buona creanza non parlare di cose che non si sanno.
Non accennano a sparecchiare e a togliersi dal cazzo. Non che voglia andare a dormire ma sarebbe piacevole non sentire più queste secchiate di puttanate che sbattono sulla porta.

Proprio in questo istante qualcuno ha sparato la Perla. Avete presente quelle foto di guerriglia in Grecia? Bene. Secondo un alta cima qui quella è Parigi, perché lui ne sa.

Sembra che sia finita.

Ma non c'è nulla di cui stare tranquilli. Prego che nelle stanze adiacenti non si stia onorando il santo alla vecchia maniera.

Alcuni di voi dovrebbero saperlo. Il silenzio è più pericoloso di mille rave. Nel silenzio tra le mie quattro mura di cartone posso sentire cose che non è dato udire. Non si sfugge.

Mi dirigo verso il bagno. Pigiama è ai fornelli, si gira come un gatto scoperto a frugare tra i biscotti, mi riconosce. Sorride. Sorrido anche io. Ci salutiamo come due reduci sopravvissuti ad un duro assalto. Le trincee delle nostre stanze hanno tenuto ma entrambi sappiamo che ci sarà un altro assalto prima dell'alba.

Siamo tutti uguali a pecora. Snob, meno snob, burini e fighetti. Si addirittura i punkabbestia. Da qualche parte un letto cigola. Una voce femminile, solitamente impostata ed artefatta dice con foga qualcosa in un incomprensibile dialetto. Poi il silenzio, finalmente.


Veendetta Telefonica

TUUU...TUUU...TU-

-Pronto?
-Buongiorno, Telecom Italia, posso rubarle qualche minuto?
- prego anche due.
Dall'altra parte un silenzio stupito per qualche istante. Non è normale tanta cortesia.
-Noto che lei non è nel nostro elenco abbonati, posso chiederle come mai?
-Sto con un altro operatore. Costa di meno.
-Se non le dispiace, dopo averle illustrato la nostra offerta potrebbe cambiare idea.
silenzio. Carico di aspettative, forse è la volta buona che piazza un contratto. Dalla altra parte del telefono il suo interlocutore sembra valutare i pro e i contro della proposta.
-Si mi dica.
Gioia e gubilio! Di solito i ragazzi buttano giù alla T di telecom. È stata fortunata.
-Il nostro nuovo pacchetto family prevede un piano tariffario personalizzabile con rate variabili in base alle sue esigenze.
-Lei usa molto internet?
-Beh...si. Ci lavoro
-Ottimo! In questo caso potremmo porporle una tariffa specia..
-Scusi
-...le per un adsl veloce a fi..
-Scusi...
-...bra ottica... eh? Prego mi dica.
Quando iniziava a recitare tutto il rosario a volte si dimenticava anche di prendere fiato figuriamoci di ascoltare l'interlocutore.
-Posso farle una domanda?
Certamente.
-Lei in casa che caldaia ha?
-Come scusi?
-La caldaia. Di che marca è?
Il cervello cerca di eladorare la cosa. Magari assecondandolo...
-Termac...ma perchè me lo chiede?
-Se consuma molto di riscaldamento, acqua calda e cose così?
-Si, beh...qui a Milano si gela in questo periodo...
Era completamente nel pallone quello dall'altra parte la incalzò.
-E se le dicessi che potrebbe risparmiare molto meno...
-No guardi, non mi dica “datti fuoco” perchè non è il caso proprio! Io qui sto lavorando!
-Anche io. E poi non mi permetterei mai, volevo solo illustrarle le nostre offerte.
-Le vostre offerte?
-Certo! Riscaldamenti indipendenti Gea. Veniamo a casa sua le montiamo la caldaia e lei risparmia fino al 40% delle spese.
-Ma se non sa nemmeno quanto spendo io!
-Si ma la nostra offerta è incredibilmente vantaggiosa. Ci pensi: assistenza 24 ore su 24, garanzia di cinque anni con pagamenti rateizzati.
-Senti, smettila di scherzare.
-Ma sono serissimo. E poi non mi sembra le abbia dato il permesso di darmi del tu
-…
-ma fino ad un attimo fa stavamo parlando del suo contratto telefonico.
-E ora della sua caldaia.
-Ma ti ho chiamato io!
-Lo so, così risparmiamo sulle telefonate.
TLUNK!

domenica 12 febbraio 2012

Curva C: Siena - Napoli 2-1


Non è che mi sono dimenticato di questa partita. Ho aspettato un po' perché non ci volevo credere, ma è successo ed ora avendo preso un impegno c'è da mantenerlo.

È stata una partita brutta, da ogni punto di vista e da ogni angolazione. Un Napoli svogliato che trotterellava per il campo senza tutta sta convinzione. L'atteggiamento era quello del Barcellona in una partita di coppa con la Juve Stabbia.

La differenza è che noi non siamo il Barcellona. Infatti il Siena ci ha dato due gol, uno più stupido dell'altro. Ma la cosa non sembrava minimamente toccare i nostri che hanno continuato a passarsi la palla al limite dell'area avversaria con l'aria di chi non sa che farsene. Ogni tanto veniva messo in mezzo un cross ma va dato atto al Siena che si sanno difendere.

Solo l'ingresso di Lavezzi, verso la fine ha dato un guizzo al Napoli, non che abbia convinto ma almeno abbiamo preso due pali e una traversa. Sembra che un qualche karma del calcio stia riequilibrando i risultati dell'anno passato: palle e azioni che l'anno scorso sarebbero andate tranquillamente a buon fine adesso non riescono nemmeno se San Gennaro ci mette una pezza.

Ci salva un autogol. Come se il Siena, impietosito, avesse volto mostrarci come si fa.

È anche sconcertante vedere le condizioni di Cavani. Confrontato con le sue performance dell'anno scorso sembra un dilettante: sbaglia gli stop, i controlli, pasticcia con la palla tre ore quando una volta tirava a volo e se mai i difensori lo lasciano tirare la spara in curva.

È desolante, talmente desolante che si è incazzato pure Mazzarri che di solito giustifica questi disastri chiamando in causa gli episodi e la sfiga senza mai ammettere che giochiamo come una provinciale e poi incrociamo le dita sperando che quei tre là davanti si inventino qualcosa.

In curva si usa dire: “al di la del risultato”. Beh a tutto c'è un limite però

sabato 11 febbraio 2012

gli specialisti


Sono le tre del mattino. Faccio fatica a respirare, ho un peso sul petto e la gola come se fosse ingolfata di lana. tossisco così spesso e così forte, che il gatto ha deciso di andare a dormire con mia sorella.

altro che "lieve irritazione delle vie respiratorie".
questa è asma. Un altra volta
e l'inalatore sta a Roma, io a Napoli.
Sarà una lunga notte, medico maledetto

tutti odiano i medici. È opinione comune che guadagnino troppo per non fare un cazzo o, peggio ancora, per fare una serie di cose fighissime e prendere tutti a metaforici “cazzi in faccia” con taglienti battute al veleno tra una diagnosi e l'altra.

La verità, è molto più triste, come tutti noi sotto sotto sappiamo.

Quando qualcuno inizia a prendersela coi medici a me viene sempre in mente il nostro medico di famiglia. Un uomo nel cui sguardo puoi intravedere una perenne domanda: “ma chi me lo ha fatto fare”.

Studiano per anni i nostri medici. Test d'ingresso subito seguito da cinque feroci anni di università ad approfondire ogni malattia, ogni trauma, ogni intervento. Una volta finiti i primi cinque anni c'è dell'altro: tirocinio, altri cinque anni passati a mettere cateteri pulire pappagalli e sondare ani restii con lo stesso entusiasmo di chi riceve il tuo dito. Ovviamente non ci sono spintarelle, non per te, vedi gente che avanza spinta ma tu sei immobile a controllare pressioni e pulir vomito.

Alla fine riesci. Dopo tanta fatica hai il tanto sospirato pezzo di carta che ti rende ufficialmente un “buon partito” per antonomasia. Apri i fili della borsa aprendo uno studio medico sognando di fare il dottor House o, se proprio tira male, Scrubs.

Solo in seguito realizzi che da ora in poi curerai tre malattie e poco altro: influenza, demenza senile e quella-generica-malattia-che-richiede-un certificato-medico-per-non-andare-a-lavoro.

La sala d'attesa di un medico è un posto magico, riviste di periodi storici ormai defunti stanno lì ad invogliarti a sfogliare le figure. Sin dalle prime luci del mattino di ogni giorno di visita un piccolo esercito di irriducibili attende fuori la porta. Se lo studio apre alle 9 loro sono lì dalle 8. Amano sottolineare al dottore quanti minuti di ritardo ha fatto sull'apertura.

Gli anziani hanno un modo tutto loro per decidere chi c'era prima. Un'asta al rialzo sulle malattie: catarro, emicrania, femore imbullonato, pressione bassa, pressione alta e via discorrendo solo quelli con l'Alzaimer aspettano pazienti il proprio turno.

Infine qualcuno dice ictus, quasi infarto o Tumore e balza in testa alla fila. Il principio sembra essere: abbiamo tutti poco tempo, chi ha le cose serie deve far prima.

Non c'è da stupirsi se un medico sottovaluta o esagera un problema. Ha studiato, per dieci anni, le cose più improbabili. I suoi neuroni a volte rifiutano una soluzione semplice. Come quella volta che per problemi di pressione vedevo delle macchie sull'occhio quando ero sotto sforzo e lui, dopo aver ascoltato con quel tipico modo da dottore (annuendo e non sentendoti proprio) mi prescrive una visita oculistica.

Hanno studiato, non è colpa loro. Loro stanno ancora cercando di capacitarsi di non essere dei fusti come i dottori alla tv. Si guardano intorno per le corsie degli ospedali cercando la dottoressa sexy ed insicura che fa porcate da tutte le parti se hai la pazienza di sorbirti il pippone.

I più disillusi fissano la porta del pronto soccorso pensando che da un momento all'altro entrerà un gruppo di medici ed infermieri intenti a salvare una vita in corsa.

In lontananza una stampella fa eco nel corridoio insieme ad una voce acida e sprezzante. Non è House. Solo un altro vecchio in lite feroce col suo colon.


venerdì 10 febbraio 2012

Strani stili di vita


Stanotte, come tutte le altre notti in verità, verso le 23 la cucina oltre la mia porta si anima. Non sono fantasmi, almeno credo o comunque non quelli che si pensa normalmente.

Una nebbia oleosa si affaccia sotto la porta trasbordando nella mia camera odore di fritto e di arrostito.

Ma è meglio fare un salto indietro.

Ieri ho finalmente interagito con gli strani spettri che si aggirano per casa. Ancora non mi ricordo un nome che sia uno. Forse la ragazza carina con gli occhiali si chiama Francesca ma per ora è solo una teoria). L'occasione è giunta ad ora di cena quando le tre campane (nel senso di native della Campania) si sono radunate in cucina per cenare e scambiarsi informazioni sulle fiction del momento. Io mi sono trovato lì a lititgare con una padella e una frittata, tra una spiegazione delle regole di casa è nata la una coversazione.

Ovviamente è giunta la temuta domanda: tu che fai. E dopo aver scartato alcune vaghe bugie e preso l'orgoglio a due mani l'ho detto.

Studio per fare il fumettista. Ah quindi disegni. No li scrivo.

…

Le espressioni e i commenti successivi si sono velati d'entusiasmo e cortesia ma credo che statisticamente almeno una abbia pensato: “che modo insolito di voler fare il disoccupato”. Anche se c'è stata abbastanza carineria da non darlo a vedere.

Per il resto siamo usciti a parenti come solo i napoletani in terra straniera sanno fare. Finalmente ho scoperto quanti siamo effettivamente in questa sacca spazio-temporale: io, le tre napoletane, una francese (conosciuta in imbarazzanti situazioni poi vi dico), Miss pigiama (che è di Forlì) e poi il fidanzato della francese che non si vedrà per settimane visto che viaggia per l'Europa per motivi suoi (carichi di droga? Fa il killer?).

Ad ogni modo all'ingresso in casa avevo conosciuto solo le tre napoletane. La mattina dopo facendo lo zombie verso il bagno mi ritrovo caccia a faccia con questa tizia avvolta in un asciugamano che mi fissa spaesata, dopo delle imbarazzanti presentazioni in franco-italo-inglese ognuno è sparito nel suo buco dimensionale a rimuginare sulla presentabilità. Chi mi ha visto appena sveglio sa cosa intendo).

Ma ora a notte fonda le pentole continuano a cozzare tra loro, sto pensando di fumarmi una sigaretta per coprire l'odore di pancetta fritta che ha invaso la stanza. Il mio stomaco, recentemente condannato all'austerity, si lamenta inferocito.
È Miss pigiama (che ancora non ho visto con dei vestiti veri addosso). Lo so l'ho vista quando sono passato in bagno. Sta cucinando come mi a madre cucina a capodanno ma senza imprecare contro i troppi parenti in visita. Cucina come se fosse la sua ultima cena.
Posso identificare le pietanze in base all'odore che filtra dalla porta: baccalà, carne, pancetta, zucchine.
Com'è possibile? Sotto tutti quegli strati di pigiama si vede che è uno scricciolo.

È la mezza. Dopo una decina di minuti priva di odori e condita dallo scorrer dell'acqua in cucina si depongono le armi. La porta della stanza di Pigiama si chiude e cala il silenzio.

Anche io mi arrendo al file word bianco come la neve che qui pare esser pittata mi avvolgo nelle coperte.

Pochi istanti nella stanza di fianco, quella di Francesca, squilla un cellulare, è un tal Marco, la conversazione va avanti per un po'. Un po' di ore. Alternano l'italiano forbito dei quartieri bene di Napoli ad un napoletano da pescivendoli rionali mentre la conversazione segue l'altalenante filo dei fidanzati distanti: ti amo-sei un cretino-tu non capisci- ti amo.

Le parole mi cullano perdendo significato finché non crollo nel sonno del giusto
va tutto bene

giovedì 9 febbraio 2012

Fumetti a caso: la Profezia dell'Armadillo



In uno dei tanti pomeriggi di puro cazzeggio un amico mi passò il link di un tal Zerocalcare. Su quel blog ogni settimana questo fumettista romano metteva una storiella comica di quattro pagine tutte a loro modo esilaranti.
Già quando vidi il sito per la prima volta una voce dentro al cervello mi disse “se questo ha scritto altro DEVI averlo”

in effetti ha scritto altro: la profezia dell'armadillo appunto. Un volume autoprodotto che era in vendita sul suo sito. Solo la mia incompetenza con gli acquisti telematici mi ha fermato dal prenderlo. Ieri l'ho preso in fumetteria e...

capolavoro!

Il volume è una raccolta di storie più o meno brevi tutte dal tratto comico ma uniti da un filo conduttore abbastanza drammatico e pesante. Tutte le storielle fanno ridere ma soprattutto sembrano vere (e forse lo sono pure), in più di un occasione mi sono ritrovato a pensare “wa! Pure io uguale” cosa che ti fa ridere ancora di più.

Se poi si aggiunge al tutto il filo conduttore che parla di ansie, opportunità e altro ancora io, nella mia inesperienza, lo chiamo capolavoro.

I disegni e le citazioni meriterebbero una recensione a parte. Il volume è pregno di quella cultura nerd con cui io e tanti altri siamo cresciuti.

Ma è inutile che commento. Andatevi a vedere il sito poi sono sicuro che lo comprerete. Per come la vedo io è anche un ottimo regalo da fare.

Gente quest'uomo merita e dobbiamo aiutarlo a fare strada