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venerdì 7 marzo 2014

Libri a caso: Hyperion



Era una notte buia e tempestosa e io non avevo niente da leggere. Così, dopo aver riletto per tipo la settima volta il Cicli della fondazione di Asimov ho chiesto ai miei contatti di facebook di consigliarmi un buon libro che si muovesse sullo stesso genere: Space opera.
Da più voci mi è stato categoricamente consigliato questo libro vincitore del premio Hugo e altre quisquilie.

Ma veniamo a noi che già si è perso troppo tempo. Hyperion è il primo libro di una saga di 4 volumi collettivamente conosciuta come I Canti di Hyperion. Nonostante affrontare quattro libri a scatola chiusa possa risultare impegnativo per un lettore la natura del ciclo scritto da Dan Simmons resta quella di una storia “generazionale” che si dipana nel tempo mostrando un'enorme affresco fantascientifico. Un po' come il già citato Ciclo della fondazione o il ciclo di Dune (Libri che, se vi definite patiti di fantascienza dovete leggere).

La storia si può riassumere più o meno così: siamo nel futuro, l'umanità si è diffusa su migliaia di mondi tramite la tecnologia dei Teleporter, che permettono di viaggiare istantaneamente da un mondo all'altro. L'umanità è unita sotto la guida dell'Egemonia Umana, un mega governo stellare di tipo democratico.
Tra tutti i mondi umani c'è Hyperion, un piccolo pianeta ai confini dell'Egemonia con un mistero: le Tombe del Tempo, un complesso archeologico non umano immerso in un'anomalia temporale. Nelle tombe vive una creatura aliena/robotica: Lo Shrike. Questa creatura prigioniera delle tombe è venerata quasi come un dio per via della sua capacità di manipolare il tempo. Negli anni la Chiesa dello Shrike ha organizzato numerosi pellegrinaggi verso le Tombe. Secondo la tradizione lo Shrike risparmierà un solo pellegrino concedendogli un desiderio.

La storia inizia con l'ultimo pellegrinaggio autorizzato dall'Egemonia e dalla chiesa prima che Hyperion diventi un campo di battaglia nella guerra tra l'egemonia e gli umani dello spazio esterno detti Ouster.
I pellegrini non sono scelti a caso e durante il viaggio verso le Tombe del Tempo ogni pellegrino racconterà la sua storia e il motivo per cui è stato incluso in quell'ultimo pellegrinaggio.

In pratica Hyperion è una sorta di Decamerone fantascientifico. Mentre la trama di contorno va avanti ogni storia aggiunge un piccolo pezzo al tutto che poi comporrà il libro. I personaggi raccontano ognuno la propria storia in modi diversi: in prima o terza persona, in linguaggio alto o sboccato. Simmons è abilissimo a far trasudare la personalità di ogni pellegrino nella sua storia personale e nel quadro generale. I pellegrini i se sono archetipi, c'è un politico, un prete, un soldato, un poeta, un investigatrice, uno studioso e un eremita. La qualità di ogni racconto è altissima ma il momento veramente impareggiabile è quando il lettore inizia a cogliere dei rimandi e degli accenni che preannunciano un quadro d'insieme che sarà rivelato man mano che i racconti proseguono.

A questo punto mi sento in dovere di dire solo altre due cose: fate attenzione al finale, che per quanto possa piacere ad altri lascerà con l'amaro in bocca. A voi tutti dico: dont panic e prendete il successivo della saga (di cui pariamo domani)

Sicuramente tra i vari racconti dei pellegrini troverete il vostro preferito tanto per dovere di cronaca il mio favorito resta il Racconto del Poeta, seguito a ruota da quello dello Studioso.

Se vi va fatemi sapere il vostro personale vincitore.



venerdì 29 novembre 2013

Fumetti a caso: Saga (vol 1)




 Di Brian K. Vaughan e Fiona Staples

Pubblicato dalla Image e tradotto per noi dalla Bao

Volume da 100 e rotte pagine

Costo: 14 euro










Andiamo con ordine che questa è una faccenda complicata. Per dirla bene già dalle prime pagine non è ben chiaro se Saga sia definibile fantascienza o fantasy: c'è una guerra tra due razze nello spazio, ci sono le astronavi, c'è la magia, ci sono i robot e molti alieni assomigliano a razze tipiche del fantasy.

Insomma è un miscuglio. Uno di quelli strani ma molto ben riuscito.

La storia messa su da Brian K. Vaughan  (Quello di Ex Machina e Y, l'ultimo uomo   poi ne riparliamo per bene) è un po' un classico: due tizi di fazioni opposte da secoli si innamorano e figliano. Ovviamente tutto l'universo gli da la caccia. Ma il diavolo sta nei dettagli e quello che rende speciale questo fumetto sono i dettagli.

Ad esempio la voce narrante della storia è la neonata dei due protagonisti. Come anche il fatto che la nostra coppia di innamorati sia composta da: lui ingenuo idealista e un po' fesso, lei immane tamarra colma di senso pratico.
E loro sono solo i protagonisti.

Tra le altre trovate interessanti possiamo annoverare:
-il fantasma alieno/babysitter
-I Segugi (leggetevi il fumetto e non fate domande)
-La donna ragno
-i Sangue Blu: dei robot con uno schermo al posto della testa la cui espressività è affidata alle immagini che appaiono sui loro schermi.

Come primo volume fa il suo lavoro: i personaggi sono presentati bene e da subito ti sembrano persone e non machiette. E per alcuni era difficile. Ad esempio Il Volere, un cacciatore di taglie, viene presentato come il classico stereotipo per poi svelare una personalità più complessa.
Allo stesso modo alcuni personaggi vengono tirati dentro alla vicenda in modo tutt'altro che prevedibile, spesso con cose fintamente telefonate. Quel tipo di cose che ti fanno pensare “Ora sicuro succede questo”.
E invece no, e se succede lo fa in maniera totalmente diversa da come ci si aspettava.

Il comparto grafico merita tutto un discorso a parte. Fiona Staples riesce a metter su una grafica fiabesca accentuando ancora di più la sensazione di leggere un fantasy nello spazio. Ogni cosa è ricca di dettagli ma solo di quelli che servono. Il character design è un enorme guazzabuglio coerente di stili: ci sono armature medioevaleggianti, vestiti da pirata, corazze fantatecnologiche e strane creature uscite dall'incubo di un biologo.
A questo proposito si dovrebbe fare tutto un discorso specifico su Il Segugio. Solo un genio può far apparire sexy una creatura come quella.

Come quella cosa?

Io non vi dico niente: andatelo a comprare che merita. Son solo 14 euro.


Adesso scusate ma devo andare a prendere in numero 2.

giovedì 17 ottobre 2013

Leggendo Orfani.



Oggi è uscito il fumetto che, almeno nella percezione dell'internet se non nel mondo del fumetto in generale, è la più grossa rivoluzione del fumetto italiano degli ultimi 10 anni. Orfani.

Di che si tratta? Mi chiederete se avete vissuto in una grotta fin ora o se evitate il fumetto italiano “perché quello estero è più di qualità”. All'apparenza le cose sono semplici:

un fumetto di fantascienza bellica di un centinaio di pagine a colori. Disegnato da dio e scritto meglio. Ci sarebbero tante specifiche da fare a questo punto ma a me per andare a spendere 4,50 euro basta e avanza questo.
Sulla carta suona come un progettone capolavoro. I nomi coinvolti sono tutti teste di serie del fumetto italiano: Roberto Recchioni, Massimo Carnevale, Emiliano Mammucari, e vari eventuali che non mi vengono in mente adesso.
Poi c'è la dimostrazione inversa di qualità ovvero: se la Bonelli ci sta puntando così tanto non può essere una cagata.

Ma abbandoniamo i lidi della filosofia. Paghiamo i nostri bravi 4,50 euro e prendiamo il diritto che spetta al pubblico pagante di tutto il mondo: dire la sua opinione (assolutamente non richiesta) su internet.

L'albo si presenta bene come tutti i Bonelli degni di questo marchio, la copertina sa il fatto suoi (anche se preferisco di gran lunga quella del numero 0. Però dietro tutto c'è un perché e qui non c'è eccezione. La spiegazione di questa copertina “calma” direi che è legata a doppio filo con la storia.

La coattissima copertina del numero 0

Ma andiamo a vedere che si fa prima: la trama è spezzata in due tronconi principali: il prima e il dopo. Il tutto si apre con una sequenza alla Terminator 2 in cui una voce narrante (credo uno dei protagonisti) ti spiega come gli alieni tal dei tali abbiano dato il colpo di grazia alla terra (un raggio dallo spazio grosse esplosioni e moltissimi morti). Sfortuna per loro che l'umanità invece se l'è cavata e si sta attrezzando a rispondere al colpo.

Nella prima cinquantina di pagine seguiamo un gruppo di ragazzini esuli reclutato a forza che inizia il primo passo del loro sfiancante addestramento militare. Le personalità sono appena accennate ma dicono quello che devi sapere per ora: c'è il figo, il leader, il ribelle, le piagnona ecc ecc. sono stereotipati? Può essere. Ma considerando che si tratta di un numero 1, considerando che sono sulla scena per 40 pagine e sono 7 personaggi più varie eventuali direi che per ora basta così. Si attendono dettagli nei prossimi numeri.
Seguiamo per un po' i ragazzini durante la prima spartanissima fase del loro addestramento e poi...

Stacco.

Il secondo troncone di trama si apre con la più lunga sequenza muta mai vista su un albo Bonelli, alla faccia di chi dice che “non cambia mai niente” (da quel che so le vignette mute sono una specie di tabù negli albi Bonelli).
Ad ogni modo siamo nello spazio, navi spaziali, flotta, grosso pianeta da invadere. Capisci che siamo una decina di anni avanti. Le truppe sbarcano e volano le prime pallottole. Qui gli autori ci presentano “nuovamente” i personaggi e ci invitano a partecipare al “gioco dentro la serie”

gli Orfani, questa super squadra di soldati/macchine assassine sono i ragazzini che abbiamo visto prima, ma parlano con nomi in codice e non mostrano i visi. Ma soprattuto sono 5 mentre i ragazzini sono 6-7.

Sembra quasi di sentire la voce di Recchioni che ti dice: “Su, indovinate chi sopravvive.”
Bello. Ecco il perché di quella copertina.

Nel complesso un bell'albo, qualcosa che (una volta tanto nella vita) mantiene le aspettative che aveva creato.
Il colore fa uno strano effetto sula carta ruvida della Bonelli ma è incredibile (per me ignorante) come riesca a rendere tutta una serie di effetti che ho sempre visto solo sui comics patinati americani. È usato con il buon senso di chi sa che sta facendo: a volte “rilassa” il lettore, altre volte trasmetta l'ansia o l'adrenalina della scena. Fantastico.

Il disegno, come il colore, fa quello che deve fare. Si sono spese centinaia di parole sulle fonti del design di personaggi e ambienti. Si, sono classici, non è nulla di nuovo.
E va benissimo così.
Perché sai che palle se li facevano strani (che ne so tipo dei samurai fantascientifici)
Sono militari, pochi fronzoli e molta violenza.

La sceneggiatura. Se scrivi “opinioni su Roberto Recchini” su Google esce tutto il contrario di tutto. L'unica cosa a cui ci si può affidare sono gli occhi. La storia è narrata benissimo, scorre, ti coinvolge gestisce gli stacchi come farebbe una serie tv americana moderna. Ci sono alcune frasi fatte nei dialoghi che mi hanno fatto un po' storcere il naso ma a volte sono proprio quelle che servono per dire quel che devi dire.
È ance complicato dare un giudizio sulla storia imbastita basandosi solo sul primo numero. Tutte le pagine di questo fumetto sono ganci, semi. Cose buttate lì per poi essere sviluppate in un secondo momento, con calma in tutto l'arco narrativo.

La qualità di questo prodotto è innegabile. Io mi sono innamorato della sequenza iniziale che considero la parte più potente in assoluto ma non c'è nessuna pagina che ti fa pensare “due palle e su fate qualcosa”.
L'ho letto in fila alla posta e quando hanno chiamato il mio numero ho seriamente pensato di continuare a leggere e saltare il turno.
Una cosa del genere è quello a cui aspira chi ha prodotto questo fumetto.

VOTO: 9

ma intanto siamo Orfani del secondo numero. (scusate ma era una battuta stupida che dovevo fare


sabato 28 settembre 2013

Libri a caso: American Tabloid



Mi sono sempre considerato uno che legge molto ma ultimamente le mie certezze vanno vacillando davanti a certe verità che mi cadono in testa. Ad esempio: certi libri e certi scrittori li puoi ignorare solo fino ad un certo punto.

Ellroy è uno di questi. Anzi, diciamola meglio: Ellroy è un genio.

In questo libro riesce in una delle cose più difficili in assoluto e sembra riuscirci con naturalezza. Ma andiamo per gradi.

American Tabloid racconta le vicende di tre “pezzi di merda molto competenti” durante uno dei periodi più interessanti della storia recente americana: l'ascesa e la caduta dei Kennedy. Il racconto prosegue seguendo i punti di vista dei tre personaggi intrecciandosi con fatti realmente accaduti e personaggi reali. Man mano che la storia va avanti diventa sempre più difficile distinguere la finzione dalla realtà ci sono complotti, intrighi, tradimenti e tre splendide figure umane che seguono tutte il loro percorso da prima a dopo.
Le vicende si intrecciano seguendo il filo della lotta ai comunisti americani, della rivoluzione cubana, dell'ascesa della mafia in America fino al più famoso attentato della storia americana.

È un libro difficile: ci sono decine di personaggi e di intrecci, decine di punti di vista differenti che si mischiano con verità storiche e pura finzione. Poliziotti corrotti, agenti idealisti, ricattatori, mafiosi e figure patetiche di ogni tipo ma talmente umane e credibili da coinvolgerti fino alla fine.
Ogni personaggio ha le sue caratteristiche: una “voce” un carattere e un linguaggio unici permettendo così al lettore di identificarlo nelle prime linee di dialogo anche se non ricorda il nome.
Niente è lasciato al caso. Timidi accenni nella parte iniziale diventano sottotrame sempre più intricate nello svilupparsi della vicenda.

È un libro difficile anche da scrivere (l'ho già detto che Ellroy è un genio?). Senza contare tutta la preparazione che ci sta dietro basterebbe considerare la quantità di trame e sottotrame che vengono portate avanti. A vole con “trucchi” come finte trascrizioni di documenti segreti altre volte con titoli di giornali scandalistici.
Ma il più grosso pregio va senz'altro al coinvolgimento. Il libro racconta eventi che già tutti sappiamo: la Baia dei Porci, l'omicidio di Kennedy ma tu lettore stai comunque lì a sentire l'ansia per i protagonisti. Sai che non ce la faranno o che riusciranno perché “è storia” ma fai lo stesso il tifo per loro.
Loro che alla fine sono i cattivi: sono quelli che hanno aiutato la mafia americana ad essere quel che è, sono quelli che hanno organizzato l'omicidio di Kennedy, che trafficano con al CIA per rovesciare Castro. Il più grande segno della bravura di uno scrittore è quella di farti empatizzare a questi livelli con personaggi moralmente così lontani da noi.


VOTO: 10 da leggere per forza.

mercoledì 11 settembre 2013

Con colpevole ritardo: Long Wei #1



Vorrei iniziare questa recensione come tante altre uscite su internet. Ovvero decantando la mia immensa passione per i film di Bruce Lee e di arti marziali in generale. Solo che mentirei. Io sto con Bud Spencer.

I più arguti di voi passando per le edicole potranno notare come questo fumetto sia in realtà arrivato agilmente al numero 3. Quindi come minimo sono un po' in ritardo sui tempi per una recensione del numero 1. Infondo non ho mai avuto pretese di esclusiva, quindi, sti cazzi.

Ma prendiamo questo evento come primo spunto. Quest'albo è stato pubblicizzato per mari, fiere e monti con una rara maestria. Gli appassionati del genere stavano con una discreta scimmia. Io con una giusta dose di curiosità. Il giorno dell'uscita e successivi però pare che nessuna delle edicole di Roma e Napoli che toccassi avesse sentore dell'esistenza di questo albo.
Qualcosa nella distribuzione è andato storto. Probabile che in Aurea abbiano affidato il tutto nelle mano di un maestro errante di Kung fu dicendogli
“senti, se ti trovi a passare per un edicola lascia giù questi:”
“Eh ma a me che ne viene?”
“Su sei un saggio maestro zen mica te le dobbiamo spiegare noi 'ste cose!”
A giudicare dai risultati era meglio che le spiegavano.

Ma andiamo ad aprire l'albo e vedere,a finale, di cosa diamine stiamo cianciando.

Long Wei è una giovane controfigura della comparsa i un passante che poi muore nel cinema cinese. Lavora nei film di arti marziali, è un tipo a posto solo che nessuno gli da una possibilità. Perché, anche se relegato al ruolo di comparsa il nostro amico effettivamente tira certi schiaffoni ninja che... insomma avete capito.

Ma queste sono solo le premesse. La storia vera inizia a Milano, in una bisca di cinesi. Dove lo zio fesso di turno viene bistrattato dal cattivone. La trama da questo punto in poi segue i binari più classici possibile. Ovvero arriva lui e risolve tutto a schiaffoni. Il cattivo fa quello che fanno i cattivi in questi casi e alla fine happy ending e tutti a casa a mangiare e ridere.

Nel complesso uno potrebbe dire che la trama è un po' scarna. Ci sono però molti ma da tener presente: è comunque un primo numero che, oltre a dare qualcosa di interessante al lettore, deve anche metter giù le premesse per lo sviluppo seriale.
In definitiva ci sta che la trama del numero 1 sia agilmente contenuta su un tovagliolino da bar a patto (patto rispettato da quel che mi dicono degli altri numeri) che il livello dell'intreccio migliori nei numeri successivi.

Sul comparto grafico, escludendo la copertina che da perfettamente l'idea di cosa si sta per leggere mi lascia un perplesso. Mi sarei aspettato uno stile più “mangoso” pieno di linee cinetiche ed effetti per risolvere il problema di fare una storia sulle arti marziali a immagini ferme. In un film di Bruce Lee la spettacolarità la hai dal movimento, in un fumetto è tutto fermo. Alcune scene restano spettacolari: quella della scala su tutte.


Tra le note negative (molto) c'è da segnalare che il protagonista non dice nemmeno una volta “WATTA!”. Invece per la scena ed effetto “tra 3 secondi morirai” do il beneficio del dubbio in attesa di numeri futuri.

venerdì 28 giugno 2013

Libri a caso: the cell.



Stephen King è uno scrittore che amo. È bene dirlo ed è bene farlo sapere in giro. Ma, come tutti gli esseri umani ha dei difetti. Uno tra tutti, quello che salta di più all'occhio del lettore pagante (che con i suoi 10-20 euro si guadagna il diritto di critica), è che spesso si perde nel finale.
Forse perché è così bravo a creare aspettative ed ansia che poi quando la vicenda va a risolversi ti lascia un po' perplesso.
Forse è perché anche lui ama la storia che sta raccontando e inconsciamente non vuole chiuderla.

Onestamente che ne so io. Sono solo un lettore. Quello che so è che basta vedere un qualsiasi libro di King e dedurre dallo spessore che aveva assai cose da dire.

Prendiamo qualche esempio per capirsi: in L'ombra dello Scorpione un'epidemia di influenza stermina la popolazione mondiale e da lì un gruppo di sopravvissuti si ritroverà coinvolto in quella che sembra essere una versione riveduta e corretta della guerra biblica.
Ottimo, figo, i personaggi ti sembra di conoscerli dal vivo, le scene durante l'epidemia fanno accapponare la pelle. Tutta la seconda parte (la guerra biblica) si muove su dei binari che...
Vabbuò andatevelo a comprare che vi fate solo un favore.
Il punto è che King si sente in dovere di raccontarci tutto quello che accade ai personaggi, all'epidemia ecc ecc. si parte dal primo infetto fino alla catastrofe passando per una decina di punti di vista.
È un bene perché, tu lettore, ti ritrovi calato nell'atmosfera.

Oppure in Cose Preziose dove un commerciante molto imparentato con il diavolo inizia a vendere cose a gente di una tranquilla cittadina del Maine (e visto che tutte le storie di King bazzicano nel Maine vien da chiedersi se da quelle parti non viva anche la signora in giallo). Comunque questo tizio vende queste cose in cambio di innocenti favori o scherzi fatti a altri cittadini. Lo scopo del tutto è quello di mettere tutta la città l'una contro l'altra.
Anche qui il buon Stephen parte da Adamo ed Eva. Ci presenta i personaggi, ci fa vedere il prima il durante il dopo e il molto dopo passando per una marea di personaggi assicurandosi che, tu lettore, abbia un vivido quadro dell'escalation.

Bene, ora prendiamo in mano questo The Cell. La storia è semplice: ad un certo punto tutti quelli che usano il cellulare impazziscono e diventano dei maniaci omicidi assetati di sangue e totalmente dementi.
Perché?
E beh... perché BZZZTLACKTUTUTUTURRRRR-zione. (tanto per citare Ortolani).
Non c'è un perché e c'è da dire che ci interessa relativamente. Vediamo lo sviluppo. Questa volta King abbandona il suo stile bibblico partendo subito col botto intorno a pagina 10 abbiamo già visto:
-Centinaia di persone impazzite.
-Boston distrutta da incendi ed esplosioni.
-Il protagonista che capisce che è colpa dei cellulari.
-Il protagonista che si fa un amico.
-Il protagonista che si accorge che ha moglie e figlio a km di distanza e decide di raggiungerli.

Il libro procede, succedono fatti, cose splatter, si scoprono cose e i pazzi furiosi che prima uccidevano tutti iniziano ad avere un piano e dei superpoteri. Ma di tutto questo a noi lettori non ce ne fotte perché stiamo seguendo la storia del nostro padre di famiglia in cerca del figlio
. sperando che prima o poi arrivi qualche spiegazione.
Si arrivano. Per bocca di un ragazzetto di sedici anni smanettone di computer.

Ti aspetti squartamenti, senso di smarrimento orrore e un qualcosa di più di una vicenda che inizia a “si risolve” in 16 giorni circa.

Io mi sono fatto un'idea poco lusinghiera del processo di creazione di questo libro: King ha preso le parti scartate de L'Ombra dello Scorpione ha aggiunto qui e lì e cambiato il resto. Ha messo i pazzi maniaci nelle scene della rivolta per l'epidemia, ha aggiunto delle robe al finale e poi ha ricontrollato tutto dandoci un senso.

Non che il libro sia brutto ma suona come un deja-vu. Uno di quelli che dura trecento pagine e tu aspetti con ansia che arrivi una qualche spiegazione. Non lo spiegone ma almeno degli accenni non “Mah, saranno i terroristi.”

e il finale?
Marò, il finale.
Brrr.


mercoledì 4 aprile 2012

Libri a caso: fanteria dello spazio


comprato d'impulso a soli 6 euro in offerta ed in edizione economica nel bel mezzo di una crisi creativa. Di questo libro ho sempre sentito parlare un gran bene. In più in tenera età il film, una tamarrata hollywoodiana, mi aveva gasato notevolmente.



Devo essere onesto? Non mi è piaciuto troppo. Mi aspettavo qualcosa di diverso ma è meglio andare con ordine.



Il libro racconta di un fuuro prossimo in cui un governo di stampo militarista ha unificato l'umanità e colonizzato svariati pianeti in giro per la galassia. Nel futuro il diritto di voto è un privilegio che si guadagna solo prestando servizio militare e il giovane Rico, quasi per caso, si ritrova ad arruolarsi nell Fanteria spaziale. Il periodo di ferma dura “solo” due anni ma proprio durante il servizio di Rico l'umanità entra in guerra con una feroce razza aliena: i ragni.



Con queste premesse ci si aspetta almeno qualche grande battaglia e atti di eroismo. Insomma cose così. Invece il libro, raccontato in prima persona da Rico, è più che altro un trattato su un utopia pensata dall'autore. La storia segue la crescita personale di Rico da semplice recluta fino ad ufficiale

ogni capitolo non si risparmia approfondimenti sul come e sul perchè il mondo del futuro è così. In particolare ci si concentra su tre domande: il perchè della guerra, il valore del voto e il significa della violenza.



La società prsentata nel libro è un fascismo “illuminato” nel senso che per quanto opprimente ed autoritaria la società umana funziona (almeno secondo l'unico punto di vista presentatoci: quello di Rico). Però in più punti proprio la presentazione della società umana fa acqua, secondo me.



Le dimostrazioni di ogni decisione morale e del perchè le cose sono giuste così partono sempre da dati di fatto incontrovertibili per il protagonista ma dubbi per il lettore. Spesso ci si trova davanti a frasi del tipo “è ovvio che...” o “sicuramente...” che francamente danno un po' fastidio. I dialoghi stessi sono impostati in modo tale da dimostrare semplicemente quello che l'autore ha da dire.



È dedicata un'attenzione maniacale al dettaglio nelle spiegazioni delle forze militari. La disciplina e le tattiche ma la stessa attenzione viene a mancare nelle descrizioni: tutte le battaglie di Rico tranne quella che da l'inizio al volume sono tirate via con descrizioni sbrigative o svenimenti improvvisi per passare rapidamente avanti. In tutto il libro non si riesce a capire i ragni come sono fatti: vengono presentati come una colonia di enormi insettoidi che vivono sottoterra e dotati di inteligenza primitiva. Poi salta fuori che imbracciano fucili e costruiscono astronavi. Ma per tutto il libro sono presentati come il classico mostro scemo. Mi avrebbe fatto piacere un po' più di cura su quest'aspetto. Ad esempio i tirannidi di warhammer 40k (nati in parte come evoluzione dei ragni) sono bestie che creano flotte ed armi biologiche rimanedo coerenti con il loro aspetto di mostroni furbi (e warhammer 40000 è solo un wargame).



Ad ogni modo il libro ha due grossi meriti considerando quando è stato scritto: in primis fa pensare. Ogni ragionamento sulla società, la guerra e la violenza ti spinge a pensare ai torti ed alle ragioni della cosa. Il libro può essere visto come satira antimilitarista (soprattutto la prima parte) o come un ragionamento amorale. Tutti i ragionamenti dei vari personaggi si poggiano sempre sugli istinti più primari dell'umanità: sopravvivenza ed espansione alla quale poi si aggiunge la morale umana.



Altro pregio, non da poco, è l'invenzione delle armature da combattimento che usano i fanti. Tute supertecnologihce desfrtte con cura in capacità ed usi. Può sembrare una piccolezza ma prima di questo libro non c'erano nel bagaglio fantascientifico.

lunedì 12 marzo 2012

fumetti a caso: Supergods


di warren ellis



prima di tutto un paio di premesse: non sempre compro albi a colpo sicuro e quasi sono contento di poter fare una recensione diversa dalla solita sviolinata. In secondo luogo: si, quest'albo parla di “supereroi”. È da un po' che si porta un tema abbastanza interessante, da Watchman più o meno, ovvero la bontà delle intenzioni di un superessere. Meglio ancora un esempio: se domani mattina ti svegli ed hai i poteri di Superman che fai? Ti metti un costume ridicolo e vai a combatter eil crimine o fai quello che ti pare perchè nessuno può fermarti? Io personalmente la seconda.



In questo caso però si parte da dei presupposti leggermente diversi. Facciamo finta che la guerra fredda non sia veramente finita, come in fatti è a mio avviso, ma che semplicemente le nazioni invece di fare a gare a chi ha più bombe atomiche facessero a gara creare il superumano più potente.



Inizia così una storia per molti versi agghiacciante narrata da uno scenziato inglese che ha partecipato al progetto. Fin dalle prime pagine è chiaro che il mondo sta andando a rotoli. Londra è in fiamme e via discorrendo.



Il professore racconta di come sono nati i primi superumani e dell'escalation che è seguita. Il primo è nato per caso da un immagginaro e supersegreto programma spaziale inglese in cui tre astronauti vengono infettato da un fungo alieno e fusi insieme in una enorme colonia antropomofa che per ora ci farà da sfondo.



Il vero problema infatti nasce in India dove dei superscenziati creano Krishna. Un superessere che in pratica è in grado di creare macchine e controllarle, interfacciato con il mondo intero. Krishna ha un unica direttiva: trasformare l'India in un paradiso ed inizia la missione uccidendo migliaia di indiani per risolvere la sovrappopolazione. Ovviamente è il panico prima si lanciano le atomiche, senza successo poi si mettono in campo vari superumani:



abbiamo quello cinese che è ingrado di manipolare la materia organica col pensiero, quello iraniano che può scindere le molecole disintegrando le cose, il russo che è un grosso clone di iron man e quello americano che si limita ad essere un cyborg ultrapotente. Infine c'è un tizio risultato di un progetto supersegreto che in pratica vede ed influenza il tempo



Tutti questi sono pazzi. Ma proprio pazzi. Quello cinese è il risultato di esperimenti su criminali per cui da subito si da alla mattanza, quello Iraniano è completamente privo di empatia, il russo muore dipo 3 pagine e l'americano è convinto che il luogo dove lo tengono è il paradiso e i generali che ogni volta lo prendono e lo mandano in missione siano agenti di dio. Infine il manipolatore del tempo, potendo vedere ogni futuro possibile è già pazzo di suo e cerca di portare gli eventi dove vede meno possibilità, ovvero la sua morte.



La storia si riduce ad una serie di scontri tra Krishna e gli altri superesseri che però sconvolgono sempre di più il mondo. Qui c'è uno dei pregi maggiori del fumetto: è angosciante davvero tanto soprattuto alcuni momenti della parte finale. Quando, nella devastazione generale, la colonia di funghi senziente ricopre praticament eil pianeta moribondo. O quando il super cinese usa le gente come materia prima per combattere.



Alla fine della fiera quando l'Americano e Krishna si incontrano viene tentata per la prima volta la carta del dialogo. Qui si scopre che se si lascia campo libero a Krishna effettivamete sta creando un paradiso terreste. Peccato che gli eventi invece porteranno alla morte di praticamente tutti nell'autoannientamento del manipolatore temporale.



Comq dicevo ci sono dei pregi. Oltre all'angoscia c'è anche un discorso religioso che Ellis vuole fare. Il discorso è anche profondo, del tipo: “perchè noi umani dobbiamo sempre creare degli dei che ci dominino quando sappiamo benissimo che sono la causa del problema?” purtroppo il tutto si perde nelle mazzate e soprattutto in alcuni grossi buchi logici.



Il più grave? Nei romanzi di Asimov la gente si è fatta il problema di cautelarsi dai robot con le Tre Leggi possibile che,mentre creano essere ultrapotenti in laboratorio, a nessuno venga in mente di metterci un protocollo di sicurezza?


giovedì 16 febbraio 2012

Libri a caso: a me le guardie!



A me le guardie

Terry Pratchett


A volte le librerie ti vogliono bene e ti fanno trovare questi piccoli gioielli a prezzo ultrascontato. Io l'ho pagto 3 euro e 50 ma se anche costasse tutti e 9 euro del prezzo di copertina ne vale la pena.

Il libro è un libro fantasy, con draghi elfi nani e maghi e via discorrendo ma reso da un punto di vista tutto particolare. Il comico.

Premettendo che fa parte di una serie detta del “mondo disco” ovvero tutti i romanzi della serie sono ambientati nello stesso univero: un grosso disco di terra sorretto da 4 elefanti sul guscio di una tartaruga che vaga nello spazio. E già così ci sarebbe molto da dire.

Ma veniamo ai fatti. Il libro narra delle gesta di un gruppo di sconclusionate guardie cittadine nella corrotta città di Ankh-Morpork. In questa terra particolare e piena di insidie tra gilde di ladri e di assassini le povere guardi cercano di sopravvivvere inseguendo (mma non troppo) i criminali, indagando (ma non troppo) sui crimini e via discorrendo cercando di restare sempre un passo indietro dall'eroe di turno o dal aldro di passaggio per paura di essere sbaragliati come accade in ogni buon libro o film della tradizione.


A turbare questo piacevole equilibrio arriva il giovane Carota: un orfano umano cresciuto dai nani che sogna di entrare nella guardia dopo aver sentito le spacconerie di un mercante di passaggio. Carota è un ingenuo omone che però prende molto sul serio il tutto imparando a memoria l'intero codice di leggi della città e costringendo gli altri membri della guardi a fare il loro lavoro.


In tutto questo da qualche parte qualcuno sta complottando per spodestare il Patrizio, il capo della città, portando però così guai a non finire.


Raccontata così la trama può essere un po' banale ma mi sono sentito in dovere di omettere i dettagli della trama più succulenti. Raramente mi è capitato di scoppiare a ridere in pubblico mentre leggevo un accurata spiegazione della biologia dei draghi, ad esempio. Così come sono anche esilaranti tutti i canoni del fantasy (spade magiche, sette segrete e antichi re che ritornano) che vengono stravolte.


O anche la famosa frase “abbiamo un apossibilità su un milione!” ma questa non ve la spiego leggetevela


giovedì 9 febbraio 2012

Fumetti a caso: la Profezia dell'Armadillo



In uno dei tanti pomeriggi di puro cazzeggio un amico mi passò il link di un tal Zerocalcare. Su quel blog ogni settimana questo fumettista romano metteva una storiella comica di quattro pagine tutte a loro modo esilaranti.
Già quando vidi il sito per la prima volta una voce dentro al cervello mi disse “se questo ha scritto altro DEVI averlo”

in effetti ha scritto altro: la profezia dell'armadillo appunto. Un volume autoprodotto che era in vendita sul suo sito. Solo la mia incompetenza con gli acquisti telematici mi ha fermato dal prenderlo. Ieri l'ho preso in fumetteria e...

capolavoro!

Il volume è una raccolta di storie più o meno brevi tutte dal tratto comico ma uniti da un filo conduttore abbastanza drammatico e pesante. Tutte le storielle fanno ridere ma soprattutto sembrano vere (e forse lo sono pure), in più di un occasione mi sono ritrovato a pensare “wa! Pure io uguale” cosa che ti fa ridere ancora di più.

Se poi si aggiunge al tutto il filo conduttore che parla di ansie, opportunità e altro ancora io, nella mia inesperienza, lo chiamo capolavoro.

I disegni e le citazioni meriterebbero una recensione a parte. Il volume è pregno di quella cultura nerd con cui io e tanti altri siamo cresciuti.

Ma è inutile che commento. Andatevi a vedere il sito poi sono sicuro che lo comprerete. Per come la vedo io è anche un ottimo regalo da fare.

Gente quest'uomo merita e dobbiamo aiutarlo a fare strada