lunedì 14 aprile 2014

Fumetti a caso: Dork Tower


di John Kovalic


Prima di Big Bang Theory...

Prima che le cose nerd diventassero di moda...

Quando vedere un trailer di un film sui supereroi era una novità assoluta...

In quei tempi più rosei e belli (soprattutto perché ero più giovane) c'era Dork Tower. Il primo incontro fu sul fondo di un antico reperto di epoche antiche: la rivista di giochi conosciuta come Kaos. Tra una marea di articoli su giochi di ruolo, carte Magic e oscuri giochi da tavolo c'era questa striscia comica piena di ermetiche battute incomprensibili alla gente normale ma che ti fanno pensare “wa proprio come a noi quando...”

in seguito la Nexus editrice in un impeto di iniziativa personale ha iniziato a pubblicare delle raccolte delle strisce aggiungendo materiale inedito americano, sia strisce singole che storie più lunghe. Imbarcandosi anche in una delle più complicate traduzioni di tutti i tempi tra giochi di parole, oscuri termini nerd e parole intraducibili che però vanno tradotte.

Ma di che stiamo a parlà?


Cose tipo questa


Presto detto: Dork Tower sono le vicende “quotidiane” di un gruppo di nerd nella pacifica cittadina di Mud Bay. Nerd a tutto tondo di quelli che dividono la settimana tra una patita a un gioco di ruolo, una ricostruzione storica, maratone di telefilm e playstation.

I personaggi sono quatto più varie aggiunte occasionali:
Matt: quello un po' romantico sfigato fino al midollo è quello che ci crede, si organizza, propone e alla fine va sempre a sbattere contro la realtà di un mondo che per la metà del tempo deride le sue passioni e per l'altra metà non le capisce.
Igor: il matto che si esalta subito, che deve comprare tutto, avere ogni variant cover e giocare ad ogni gioco disponibile. Quello che, quando si gioca al gioco di ruolo del Signore degli Anelli, propone di uccidere Frodo, rubargli l'anello e instaurare un regno del male nella Contea.
Matt: un ingegnere informatico fissato con le regole. Di quelli capaci di citarti ogni frase dei loro telefilm preferiti, ogni virgola di qualsiasi regolamento o anche l'ultima polemica internet.
Carson: un... ehm... topo muschiato antropomorfo (non chiedetemi cos'è che non lo so) che spesso fa la voce della ragione tra gli altri folli.

A questi si aggiungono:
Gilly: la dark allegra e spigliata che crea panico nella comunità tristo-dark di Mud Bay
Kaylegh: ex di Matt che detesta i giochi e tutto ciò che ne consegue.

Non mi metterò ora a raccontare le storie per evitare che il mio blando riassunto faccia sembrare il tutto una cacata noiosa. Basti dire che se siete o siete stati parte della comunità dei giocatori/fumettari/videogiocatori sicuro come la morte vi riconoscerete in più di una striscia.

La Nexus prima di fallire in un mare di sangue e supplementi per gdr di dubbio gusto è riuscita a pubblicare i rimi 7 volumi che raccolgono 5-6 storie a testa più una trentina di strisce. Ad ogni modo se masticate abbastanza bene l'inglese e siete pronti a googlare ogni tanto qualche oscuro riferimento c'è il sito americano dove due volte a settimana mettono su una striscia nuova.


Ps: si, il creatore è lo stesso che ha illustrato il gioco di carte di Muchkin (se non sapee cos'è anatema s di voi a documentatevi QUI

giovedì 3 aprile 2014

Fumetti a caso: Lukas


Disegni: Michele Benevento  Storia: Michele Medda

Di questi tempi pare che in Bonelli qualcuno si sia alzato ed abbia detto: “signori, dobbiamo far capire che a noi della crisi non ce ne batte una fava”. Tra i vari progetti e miniserie lanciati nell'ultimo periodo l'ultimo arrivato è Lukas, una miniserie di otto numeri che inizia con questo albo con il protagonista in bella vista, due occhi inquietanti sullo sfondo e un titolo francamente bruttino “deathropolis”.

A dirla tutta il titolo dell'albo e le grosse vignette nere con al voce narrante sono le uniche due cose che non mi sono piaciute del fumetto. Ma cerchiamo almeno di seguire un ordine. Chi è Lukas e cosa fa?
Per chi ha letto l'albo queste già sono buone domande su cui probabilmente girerà parte della serie, per tutti gli altri Lukas è uno zombie o simile. Non troppo decomposto e con una faccia da fesso di ragguardevole livello. Però non è che è proprio uno zombie eh, è solo uno che si è svegliato nella tomba senza sapere chi è o che fa (il nome lo ha copiato da una pizzeria)ma se lo provochi gli si fanno gli occhi strani e mena come un ossesso incurante delle ferite, forse ha fame di carne umana ma per ora non sembra così affamato.

L'albo si dipana durante la prima giornata da resuscitato di Lukas andando ad introdurre la città e vari personaggi di contorno. Le sottotrame sono abbastanza frequenti e sviluppati, io personalmente mi sono un po' perso nella parte centrale chiedendomi “si ok, questa tizia sta facendo questo ma a me che...” il tempo di completare la domanda e tutto piglia un senso verso la fine collegandosi alla perfezione.

Un bel fumetto, interessante lo spunto, piacevole lo svolgimento e le varie vicende di contorno. Ci sono alcune scene che rimandano al mondo reale (la scena del cantiere su tutte) che mi hanno fatto un po' storcere il naso però nel complesso funzionano per far capire come va in città ( a Deathropolis...brrr).

Unica nota stonata, dal mio punto di vista, è la già citata voce narrante che fa la sua apparizione in vignette tutte nere. Non è che sia una brutta cosa avere una voce narrante ma il fatto che non aggiunga poi molto alla lettura. Nel senso: se in una vignetta vediamo Lukas che copre un novello cadavere con un telo che senso ha metterci al didascalia “lo coprì pietosamente con un telo”. Lo so già, l'ho appena visto.
Ma vabbè, manteniamo la riserva che magari avrà senso dopo chi lo sa.

Quindi? Quindi abbiamo qui un altro caso di fumetto italiano bello alla faccia dei clan “io leggo solo manga perché no cioè”, “Eh ma i francesi hanno un'altra poesia” e l'immancabile “Quelli gli americani stanno avanti”

Un bel fumetto, dall'inizio alla fine (forse con un po' di stanca nella parte di mezzo ma quello magari è colpa mia che so pigro).

E intanto il portafogli sente sempre più il peso delle uscite mensili.


sabato 22 marzo 2014

La coppa del Caos



Grizak Kaskainpiedi era un goblin di successo, il fatto che fosse nel giro da anni e ancora in relativa buona salute ne era una prova schiacciante. Nel suo ambiente la vita media di un goblin era di circa due mesi. Lui era nel giro da quasi 8 anni.

Come molti altri aveva iniziato la carriera come riserva della riserva della riserva in una squadra di orki, le Asce Sdentate. Si era guadagnato una discreta fama come ricevitore in quelle rare occasioni in cui l'allenatore delle Asce metteva da parte la pura violenza per effettuare un passaggio filtrante.

E funzionava!

Di solito lanciare un goblin con la palla in linea di meta è un modo per perdere la palla in modi acrobatici. Ma Grizak era bravo: lui atterrava in piedi.
Ma nel duro e violento mondo del Blood Bowl la carriera di un goblin è desinata a finire, solitamente sotto lo stivale di un avversario. Per Grizak fu così: un volo di 30 metri interrotto a metà dal pugno del difensore minotauro dei Caos All-stars.

La carriera di giocatore di Grizak era finita. Per qualche anno si dedicò all'allenamento. Fondò la sua squadra di goblin, disputò qualche campionato con scarso successo. Volando su e giù per il campo con le Asce Sdentare aveva avuto un punto di vista privilegiato sulle partite. Come tutti i goblin Grizak era furbo e infido ma benedetto dagli dei con una soglia di attenzione superiore alla media goblin (che si attesta sui 12 secondi circa).
Era un ottimo allenatore, il problema era la materia prima: i Ghigno Maligno non riuscirono mai ad emergere dai campionati inferiori.

Poi avvenne la grande razzia del 2350.

Le flotte degli elfi oscuri razziarono tutte le città sulla costa del Vecchio Mondo facendo schiavi e prigionieri. Sfortuna vuole che i Ghigno Maligno stessero disputando una partita da quelle parti. Metà di loro vennero trucidati. Altri, tra cui Grizak vennero portati nella fredda Naggaroth come schiavi.

La sua carriera sarebbe dovuta finire di lì a poco come antipasto della grande cerimonia della festa del Sangue di Khaine, dio dell'assassino amato dagli elfi oscuri. Il programma della festa comprendeva la finale della Coppa del Gelo tra i Naggaroth Riders e gli allora sconosciuti Khaine's Slasher poi una serie di festori sacrifici umani e umanoidi per festeggiare la vittoria.

Grizak era tra i primi a dover assaggiare il coltello della sacerdotessa ma gli dei goblin sanno essere generosi: ai sacrifici era concesso di assistere alla partita in un'apposita gabbia sistemata tra le due panchine. Tale era la passione del goblin per il Blood Bowl che si sgolò per dare indicazioni tattiche ad entrambe le squadre.

Come è logico aspettarsi i Naggaroth riders ignorarono gli strepitii del goblin ma Eldric Cuorenero, allenatore dei Khaine's Slasher prestò orecchi a quei consigli vincendo la partita. Con un gesto inedito tra gli elfi oscuri Cuorenero reclamò Grizak come suo servo personale salvandolo dal sacrificio.

Adesso, dopo 3 anni di intenso Blood Bowl, Cuorenero era morto avvelenato nel prepartita contro le Schegge di Skarogna. Grizak era diventato primo allenatore, una caso quasi unico per una squadra di elfi violenti e xenofobi. Ma i risultati tenevano al sicuro la vecchia pellaccia verde del goblin.
Sotto la sua guida i Khains's Slasher erano emersi guadagnandosi un posto di tutto rispetto nei campionati maggiori in giro per il Vecchio Mondo. Grazie alle sue strategie ed alla feroce sete di sangue dei suoi giocatori avevano conquistato due Blood Bowl Cup.

Poi era iniziato il declino: Anayres, la strega elfa punta di diamante dell'attacco degli Slasher aveva perso entrambe le gambe durante un placcaggio sulla linea di meta; Indal, il più violento attaccante che Grizak avesse mai visto aveva contratto la piaga di Nurgle dopo aver avventatamente mangiato il cuore di un purulento uomobestia dei Putrescenti di Nurgle. Altri giocatori si erano riturati per raggiunti limiti di età e fisici. Gli infortuni iniziavano a pesare.

Ora davanti a Grizak c'è lo stadio dove disputeranno la finale della Coppa del Caos, il più importante e prestigioso dei trofei del Vecchio Mondo. Ovviamente i favoriti sono i Caos All-Stars, una squadra solida e violenta di mutanti e mostri contro quel che resta dei Khaine's Slasher.

Grizak fuma nervosamente il suo sigaro osservando i campo decorato di vecchi resti umani. Deve vincere, la sacerdotessa di Khaine proprietaria della squadra è stata molto chiara: il suo sacrificio è stato solo rimandato.

NOTE FINALI: ecco, per chi non lo sapesse sto azzeccando malamente su Blood Bowl on-line. Al momento sto davvero iniziando i play-off della Coppa del Caos e, per quanto mi sforzi non riesco a staccarmici.

Ecco spiegato perché non aggiorno da una vita. Vedo di prendermi questa coppa e poi ricominciamo a fare le persone serie.

venerdì 7 marzo 2014

Libri a caso: Hyperion



Era una notte buia e tempestosa e io non avevo niente da leggere. Così, dopo aver riletto per tipo la settima volta il Cicli della fondazione di Asimov ho chiesto ai miei contatti di facebook di consigliarmi un buon libro che si muovesse sullo stesso genere: Space opera.
Da più voci mi è stato categoricamente consigliato questo libro vincitore del premio Hugo e altre quisquilie.

Ma veniamo a noi che già si è perso troppo tempo. Hyperion è il primo libro di una saga di 4 volumi collettivamente conosciuta come I Canti di Hyperion. Nonostante affrontare quattro libri a scatola chiusa possa risultare impegnativo per un lettore la natura del ciclo scritto da Dan Simmons resta quella di una storia “generazionale” che si dipana nel tempo mostrando un'enorme affresco fantascientifico. Un po' come il già citato Ciclo della fondazione o il ciclo di Dune (Libri che, se vi definite patiti di fantascienza dovete leggere).

La storia si può riassumere più o meno così: siamo nel futuro, l'umanità si è diffusa su migliaia di mondi tramite la tecnologia dei Teleporter, che permettono di viaggiare istantaneamente da un mondo all'altro. L'umanità è unita sotto la guida dell'Egemonia Umana, un mega governo stellare di tipo democratico.
Tra tutti i mondi umani c'è Hyperion, un piccolo pianeta ai confini dell'Egemonia con un mistero: le Tombe del Tempo, un complesso archeologico non umano immerso in un'anomalia temporale. Nelle tombe vive una creatura aliena/robotica: Lo Shrike. Questa creatura prigioniera delle tombe è venerata quasi come un dio per via della sua capacità di manipolare il tempo. Negli anni la Chiesa dello Shrike ha organizzato numerosi pellegrinaggi verso le Tombe. Secondo la tradizione lo Shrike risparmierà un solo pellegrino concedendogli un desiderio.

La storia inizia con l'ultimo pellegrinaggio autorizzato dall'Egemonia e dalla chiesa prima che Hyperion diventi un campo di battaglia nella guerra tra l'egemonia e gli umani dello spazio esterno detti Ouster.
I pellegrini non sono scelti a caso e durante il viaggio verso le Tombe del Tempo ogni pellegrino racconterà la sua storia e il motivo per cui è stato incluso in quell'ultimo pellegrinaggio.

In pratica Hyperion è una sorta di Decamerone fantascientifico. Mentre la trama di contorno va avanti ogni storia aggiunge un piccolo pezzo al tutto che poi comporrà il libro. I personaggi raccontano ognuno la propria storia in modi diversi: in prima o terza persona, in linguaggio alto o sboccato. Simmons è abilissimo a far trasudare la personalità di ogni pellegrino nella sua storia personale e nel quadro generale. I pellegrini i se sono archetipi, c'è un politico, un prete, un soldato, un poeta, un investigatrice, uno studioso e un eremita. La qualità di ogni racconto è altissima ma il momento veramente impareggiabile è quando il lettore inizia a cogliere dei rimandi e degli accenni che preannunciano un quadro d'insieme che sarà rivelato man mano che i racconti proseguono.

A questo punto mi sento in dovere di dire solo altre due cose: fate attenzione al finale, che per quanto possa piacere ad altri lascerà con l'amaro in bocca. A voi tutti dico: dont panic e prendete il successivo della saga (di cui pariamo domani)

Sicuramente tra i vari racconti dei pellegrini troverete il vostro preferito tanto per dovere di cronaca il mio favorito resta il Racconto del Poeta, seguito a ruota da quello dello Studioso.

Se vi va fatemi sapere il vostro personale vincitore.



venerdì 28 febbraio 2014

Capitan Coraggio



“C'è qualcosa là giù..”
“Dove?”
“tra le palme. Qualcosa sta venendo avanti..”
“Ah Sté, falla finita!”

Sono le 4 e 30 del mattino. La casa è una specie di cantiere io e Aurora occupiamo l'unica stanza abitabile. Aurora è appena svenuta in bagno per i suoi soliti cali di pressione ma stavolta, quando si è ripresa, e è arrivato addosso tutto il campionario delle paure umane legate all'ignoto. Ha quel tipo di paura che si insinua strisciante ad ogni rumore vagamente sospetto.
È una reazione comune se ti alzi per fare la pipì e ti ritrovi distesa a terra in un bagno sconosciuto con un brutto ceffo (io) che ti scuote chiamandoti.
Siamo distesi nel lettone, luce rigorosamente accesa. Parliamo più per riempire la stanza di rumori noti che per scambiarci informazioni.

È in questi momenti che la natura e l'evoluzione pretendono che l'uomo si sobbarchi il suo compito evolutivo. Come il primo uomo scimmia è accorso nella grotta armato i torcia per dimostrare al resto ella tribù che quelle sono solo rocce dalla forma strana e non demoni oscuri.
Quindi, costretto dagli eventi mi sono preso il mio fardello evolutivo.

E mi sono lasciato impressionare dalle ansie di Aurora. Quando uno è una persona fantasiosa fa facile vedere cose che non ci sono o intravederne altre che non è bello pensare che ci siano.

Ad esempio: di fronte al letto il vecchio inquilino ha lasciato una gigantografia due metri per tre di un'isola tropicale col mare intorno. Una di quelle foto che uno potrebbe fare da sopra una barca di pirati.

Ora ricordate. Sono le 5 del mattino. La casa e silenziosa come solo le case con le pareti spesse sanno essere. Fuori non passa nemmeno un auto. La casa è gelida (scopriremo poi che era il balcone della cucina rimasto aperto). Una decina di minuti fa hai sentito la tua migliore amica chiamarti dal bagno “Ste.. vieni un momento” poi l'hai trovata stesa per terra con lo sguardo fisso.

Non è così strano che il tuo cervello veda delle facce mostruose formate dai contorni dell'acqua. Aurora si rimette a dormire coprendosi fino alla punta dei capelli come quando era piccola. Io resto nel letto nella penombra. Davanti a me la foto dell'isola avvolta nella penombra. Una sagoma minuscola che avanza tra le fronde delle palme, l'acqua si muove lentamente, oscilla come se fosse la soggettiva di una barca.

“sta arrivando qualcuno” borbotto nel dormiveglia.
“...” Aurora mi fissa. Il suo sguardo nella penombra suggerisce che sta decidendo se spaventarsi o uccidermi.
“Sono persone, non capisco... forse naufraghi.”
“smettila”
“... forse cannibali o qualcosa di pegg..OUFF!
La vomitata arriva fredda e precisa sulla bocca dello stomaco. Puntuale si pianta ed affonda promettendo di usciere dall'altra parte se glie ne sarà data la possibilità. Mentre io mi piego in posizione fetale Aurora si accoccola nelle coperte e passa dal dormiveglia al sonno beato ora che ha scaricato tutta la tensione nel mio sterno.

Io faccio l'alba, perfettamente sveglio.


Fissando l'isola.

PS: i fatti sono stati romanzati per maggiore drammaticità della vicenda

PPS: Aurora sta bene, alla ine è stata più paura che altro. Non mandateci la guardia nazionale

mercoledì 26 febbraio 2014

Incroci e corde di chitarra



Una leggenda del blues racconta che un musicista ha sepolto una corda della sua chitarra ad un incrocio come pegno nel suo personale patto col diavolo.
Non era un musicista particolarmente bravo o ispirato. Lui suonava . Voleva vivere suonando ma non ne aveva assolutamente i mezzi. Da qui il patto. Le solite cose: fama, gloria e belle donne in cambio di un anima immortale. Ma alla base c'era la musica. Una corda di chitarra come pegno e un incrocio come studio notarile.
Un incrocio, chi sa perché il diavolo ama tanto gli incroci. Forse perché è qualcosa che si lega perfettamente alla vita e a quello scherzo chiamato “libero arbitrio”.
Gli incroci, posti complicati. Che tu sia un guidatore diretto al posto di lavoro o un'anima affranta nel mezzo del cammin della tua vita gli incroci sono posti importanti.
Forse è perché si legano indissolubilmente alla vecchia domanda: “cosa sarebbe successo se avessi girato a destra invece che a sinistra?” oppure..

“... E se avessi allungato un braccio nel letto per toccarle il fianco?”
“... e se gli avessi detto veramente cosa pensavo?”
“... e se avessi accettato quel lavoro?
“... e se qualcosa mi stesse aspettando dietro la prossima curva?”
“... e se...”




“...e se avessi sbagliato strada?”


Dio, qualunque dio, è sempre pieno di certezze. Noi però viviamo nella dimensione dei forse: forse riuscirò ad avere una storia con lei, forse lui mi richiamerà, forse non mi ama abbastanza, forse non sono ancora i grado di gestire questa situazione.

Forse...

al diavolo piacciono i forse. Perché il diavolo è una persona lungimirante. Lui pensa al futuro non al presente. È uno bravo nel suo lavoro perché quello che a noi ha sempre fatto paura è il domani non l'oggi. L'oggi è sopportabile, gestibile, arginabile, alle volte godibile. Il domani è incerto, misterioso, infido, bastardo.

E quindi torniamo al nostro musicista sospeso nel nulla della non scelta: essere uno tra i tanti che aspettano il colpo di fortuna o essere il più grande. Essere l'anonimo sottofondo di un incontro casuale nella notte di martedì grasso o il centro di un uragano di follia e corpi sudati di un giorno qualunque?

Per questo una corda di chitarra, un incrocio in una strada sterrata e un patto che ha come postilla un eternità di dannazione.
Non li ho mai capiti i patti col diavolo: un eternità di dannazione in cambio di qualcosa che sai che a breve finirà. Perché la vita e sempre breve e dopo la prossima curva potrebbe sempre esserci una strada sbarrata e un posto di blocco. Uno di quelli tenuti da un poliziotto costretto a lavorare nel suo giorno libero.

Ma intanto da qualche parte qualcuno suona un ritmo travolgente privo di qualsiasi criterio logico se non il caos che ha dentro. Decine e decine di corpi sudati agitano nella penombra trascinati dalla corrente. Negli angoli bui le donne gemono e gli uomini ridono. E tu al centro di questa marea che non rifluisce mai. Da qualche parte nel futuro il locale chiude e le donne delle pulizie si affannano a tirar su vomito e altre cose innominabili. Fuori splende il sole la gente rispettabile e noiosa va al lavoro guardando con disprezzo gli ubriaconi della sera prima che smaltiscono la sbronza.

Forse è questa l'essenza del patto, il vantaggio che ne ha il contraente: sapere che prima o poi il locale chiuderà, che alla fine la festa finisce, le che si riprende le mutande e se ne va. Sapere che alla fine tutto risulterà inutile e squallido.

Domani.

Ma oggi, stasera, c'è solo una notte senza luna che accompagna il ritmo della tua musica.
Domani...


domani si vedrà.

martedì 25 febbraio 2014

Di idraulici e buoni pasto



La prima notte è andata. Per ora tutto bene a parte la sensazione di essere degli abusivi che stanno occupando una casa come punk londinesi e che presto arriveranno le guardie a stanarci a manganellate.
Si, al momento casa è qualcosa di molto simile ad un magazzino pieno di scatoloni ma se uno ha un po' di fantasia potrebbe tranquillamente essere un arredamento postmoderno fricchettone.
Credo che la differenza sta nel fatto che noi non abbiamo corrisposto una cifra esorbitante ad un interior designer né abbiamo partecipato ad una delle trasmissioni di Real Time per avere casa così.
Stamattina Aurora è andata alla clinica ad una non so ben specificata “riunione di progetto” lasciandomi qui con due sole direttive:

fai quello che ti pare.

All'una e mezza fatti trovare a casa che deve venire l'idraulico a fare delle robe ed io non so se riesco a tornare in tempo.

Va da se che ho passato la giornata a bighellonare per casa con un sacco di buoni propositi e nessuna voglia di metterli in pratica. Come pietra tombale sui miei buoni propositi la scoperta una rete internet non protetta con un segnale vagamente accettabile.

Solo l'istinto di sopravvivenza e la necessità di procacciarmi un accendino mi hanno spinto fuori di casa in cerca di qualcosa che si prenda i buoni pasto di mia madre (ma pare che tutta Roma disprezzi quel particolare tipo di buono).

Ora è l'una e quaranta di Aurora non c'è traccia e l'incombenza dell'idraulico si avvicina sempre di più.
Non sarebbe sta grande tragedia se io non fossi uno di quelli che ha problemi ad interagire con un certo tipo di umanità. Nello specifico tutta quella categoria di professionisti che guarda il problema, scuote mestamente la testa dice qualcosa tipo :

“è la supercazzola rotante dell'alluttore sinistro, quando diventano bifidi è un casino.”
“e si può riparare?”
Altro sguardo contrito “Si, le verrà a costare il triplo di quello che le ho detto per telefono e probabilmente si scasserà di nuovo appena io lascerò il palazzo.”
“mmm, altre soluzioni?”
“Beh, potrebbe sostituire tutto fare un buco nel soffitto, allacciarsi allo scaldabagno della signora di sopra, installare un compressore sul tetto del condominio che lavorerebbe accoppiato col reattore quantico che le porto io.”
“e 'sto scherzo quanto verrebbe a fare?”
“Diciamo il doppio di quello che sta pensando ma le durerebbe di più.”
“oddio! Tutto sto casino per un rubinetto che perde?”
“E si... colpa del governo.”

Probabilmente sono esagerato io però il non sapere nulla di questa casa e solo vagamente quello che questo tizio deve venire a fare non è che mi aiuti molto. Insomma se poi la valvola transustanziale va cambiata? E se il comboreattore biflorido crea problemi?

Intanto per scrivere 'sta fesseria si son fatte le due. Ancora niente.



Per ora...