mercoledì 13 marzo 2013

Ira di Dio


-Buongiorno vorrei vendere delle carte di magic.- è l'una passata il negozio sulla Tuscolana è deserto se non per una tipa dietro al banco ed un vociare sul retro. Lei mi guarda per un attimo, capisce che non ho intenzione di tirare fuori soldi e toglie il sorriso di cicostanza.
-Sai, di solito noi le vendiamo le carte.- dice.
-Ha. Ha.-
Prima che le risponda male si gira e chiama il titolare. Un tizio sovrappeso con il pizzetto e un espressione che mi ricorda uno degli spacciatori di magic di Lucca.
-Vediamo un po' queste carte.- sfoglia il raccoglitore con aria stufa per rendere ben chiaro che anche solo posare lo sguardo lì sopra è un onore immenso. Traffica un po' con la calcolatrice mentre mi spiega come a lui praticamente le carte gliele tirino appresso per cui i prezzi sono 3-4 volte inferiori a quelli a cui le vende.
Per capirsi: una terra doppia di Ravinica sta sui 20 euro per te fesso che se la compra. Stando alle sue dichiarazioni lui te la valuta si e no 5 euro. Prima di andare qui mi sono messo anche io con la calcolatrice in mano facendo dei conti più o meno onesti sono arrivato alla conclusione che per quello che c'è nel raccoglitore cento euro è un minimo che non si può scendere.
-ti posso dare 60.- dice col tono di chi ti sta già facendo un favore.
-mmm. Guarda facciamo che ci penso e poi magari torno perché mi pare un po' pochino.-
-No ti ringrazio per il pensiero ma non tornare che non ci interessa.-
-vabbè addio allora (morto di fame).-

Altrove, un tram dopo e molta molta acqua. Zona Ottaviano. Di questo tizio mi fido e poi l'ultima volta che sono passato alla domanda “voi comprate anche carte” lui si è illuminato in volto dicendo “ma sicuro! Al dettaglio, all'ingrosso a peso. Come ce le porti così le compriamo.”
-Ciao, senti vorrei vendere delle carte.-
-mmm, fammi dare un occhiata.- studia un po' il raccoglitore.
-Sai di solito noi scambiamo è difficile che compriamo le carte se vuoi possiamo scambiare.-
-No guarda io ho smesso e me ne voglio solo liberare.-
-E' che non ci sta niente di interessante...-
-Lo so che non è il raccoglitore del campione del mondo ma che miseria dai: doppie terre (quelle che si stanno giocando mo), 4 Ire di Dio, ste carte pure si usano in modern. Dico mentre indico varia roba.
-ho capito ma non compriamo carte se vuoi puoi scambiare.-
-Ok grazie comunque.-

Esco, fuori c'è una folla innaturale carabinieri e vigili incanalano la folla verso San Pietro. Mi inbuco pure io che queste occasioni mi piacciono. A metà strada capisco che hanno eletto il nuovo papa. Non ho nulla da fare, sono lì e mi sento un cretino a non approfittarne e dare un occhio.
Piazza San Pietro e colma per tre quarti. Ci si cammina ancora, i lati della piazza sono vuoti ma il flusso costante di curiosi e fedeli promette di riempirla presto. I poliziotti vicino al colonnato sbuffano. Intercetto questa conversazione tra agenti usciti da un film di Totò:
-Possibile mai che proprio al turno mio devono eleggere al papa.-
-Già, guarda che casino.-
-Che poi so belle 'ste guardie svizzere: fanno le parate loro mica si mettono a smistare il traffico.-
-Quelli c'hanno la scusa bona che qua fuori è ancora comune di Roma.-
Passo avanti, intanto passa anche la banda prima delle guardie svizzere e poi dei carabinieri. Nella folla c'è entusiasmo. Qui in mezzo a nessuno gliene frega niente dei preti pedofili, dello IOR, dell'otto per mille e delle ruberie ecclesiastiche. Come tradizione vuole la gente ama aver qualcosa da festeggiare. Per parlar male c'è sempre tempo.
Al telefono Aurora mi informa che su internet è iniziato il “gioco della bestemmia” il modo con cui i vari “atei” fanno sapere quanto sono tolleranti, comprensivi e via dicendo sparando dei “porco qualcosa” che se poi uno si offende è lui che un retrogrado e non tu uno sboccato del cazzo. Ma al momento non ci interessa.
Passano abbondanti tre quarti d'ora ogni tanto dalla folla qualcuno prova a far festa: prima degli “evviva il papa” poi applausi e grida e infine (come estremo tentativo di coinvolgere) l'Inno d'Italia. La folla non si lascia coinvolgere se non a pezzetti: alcuni applaudono, altri gridano, pochi cantano. La maggior parte vorrebbe almeno il pretesto però che a fissare un balcone vuoto ci si sente un po' fessi.
Fisso il balcone ed inizio ad immaginare un fonico che esce per posizionare il microfono e preso dalle ovazioni della folla si sistema la salopetta di Jeans e proclama:
-HABEMUS ELECTRICISTA! Fanno cento euro con fattura!- la folla esplode in delirio.
Mi riscuoto dalle mie fantasticherie quando il balcone si apre e la folla esulta. Questa volta per davvero. Il Cardinal Nonsocomesichiama si piazza sul balcone pronunciando immortali parole:
-Annuntio vobis gaudium magnum:habemus papam Jeorge Mario Bergoglio!- applausi.
Nella piazza si diffonde un brusio. Sento distintamente un “e chi cazz'è?” poco più in là. La gente non ha capito il dubbio serpeggia poi il Cardinal Nonsocomesichiama riprende fiato e aggiunge:
-Qui sibi nomen imposuit: Francesco.- stavolta è un tripudio.
Applausi, grida, manifestazioni di giubilio. Dalle parti dell'obelisco parte un coro da stadio al grido di “Francesco! Francesco!”. Una voce (forse lo stesso di prima) è estasiato “come al capitano!”
il papa avanza sul balcone. Il maxischermo ci rimanda l'immagine di un uomo atterrito dalla folla che ha davanti. Ancora adesso sono convinto che qualcuno l'abbia spinto fuori.
Passano trenta secondi con applausi a singhiozzo e un papa impietrito sul balcone con la stessa espressione che faccio io se la mia ragazza ordina il vino della “cantina speciale”. Poi parla.
Avrà assai da fare questo papa, tutti gli impicci del Vaticano, tutti gli scandali, far ritrovare un briciolo di fede nella chiesa alla gente e una marea di altre cose.
-Santità 4 Ire di Dio V edizione?-
Secondo me gli serviranno.

lunedì 11 marzo 2013

L'ombra dell'idea


Oggi quel motorino d'avviamento dietro al cervello non ha nessun intenzione di accendersi. Dovrebbe essere il primo giorno di un rinnovato stile di vita meditato e ragionato nei giorni precedenti ma, ed è un ma bello grosso, mi pesa il culo.
Ci sono una marea di cose che non mi piacciono della piega che sta prendendo la mia vita dopo lo slancio iniziale dato dal corso e tutto il resto. Capisco che sono cose che in realtà non interessano a nessuno ma non ho i soldi per la terapia e da sempre mettere le cose nero su bianco se non risolve almeno aiuta. Per gli stati depressi su facebook c'è sempre tempo.
Il primo problema è che c'è troppo silenzio nella mia testa, non è un bel periodo per tante piccole cose che insieme diventano un grosso problema. Sono sempre le stesse cose perché sono un amante della “soluzione dello struzzo” (o dello strunz fate voi). Poi piovono in tesa tutti insieme e si fa una fine del cazzo. Tipo questa.
È un circolo vizioso che va avanti da anni: decisione della vita, primi passi entusiastici, primo problema e riturata. Sempre perché al di là delle costruzioni mentali che uno si fa sono un apatico indolente che chiede alla vita di restare sempre uguale a se stessa per potermi lamentare.
Se analizzassi i vari periodi della mia vita secondo gli schemi del “viaggio dell'eroe” io sono quello che si ferma alla prima soglia. Dove gli altri eroi danno il meglio di se mostrando al pubblico di che pasta sono fatti io mi giro e dico “fanculo! Non mi interessa”.
Mentendo.
Ogni volta mi ritrovo davanti al mio personalissimo Guardiano della soglia e decido di non affrontarlo. L'insicurezza, la paura di non riuscire, di fare una figura di merda. Meglio la grigiastra mediocrità di un banco salumi rispetto al rischio di non farcela. In fondo è più comodo stare in tribuna a pontificare su quelli che giocano che mettersi i calzoncini e correre. Più comodo meno rischioso.
Poi ti guardi intorno e vedi che il mondo va avanti e tu non hai nemmeno una buona scusa per rimanere indietro. Qui non c'è uno sceneggiatore che da il via all'avventura, non c'è la “chiamata all'avventura” se non quella che ci si crea da soli. Il mondo ordinario è sempre lo stesso a meno che non si faccia qualcosa per passare dall'altra parte ed iniziare a crescere.
Ho perso un infinità di occasioni per dire basta e ricominciare da capo. C'è questa cosa che però mi scoppia dentro una sensazione che ogni tanto nelle notti insonni diventa una voce come quella di tanti anni fa alla Festa del Raccolto di Officina99. Dice sempre la stessa cosa con quel tono duro che riserviamo solo a noi stessi.
Nei libri che sto piluccando svogliatamente viene chiamata l'Ombra: quella parte del personaggio che viene tenuta repressa a volte malevola altre volte portata al cambiamento. Beh, io alzo le mani e mi arrendo. Fin ora io non ho azzeccato una scopa nella vita.
Ora tocca all'Ombra.

sabato 9 marzo 2013

Eataly: il vecchi è stupido. Noi di più


Eataly è un posto nato dall’idea di un genio. Oscar Farinetti ha posato il suo sguardo ispirato sul mondo e si è accorto che fuori dall’Italia la gente mangia merda e la chiama cibo italiano. Da qui l’idea: un supermercato di prodotti tipici italiani di altissima qualità gestito con italica filosofia e illuminata intelligenza.
La cosa ha funzionato: New York, Londra, Berlino. Soldi a palate. Ma il problema delle menti illuminate è che non sanno quando fermarsi, una mattina come tante Oscar i siede al tavolo e spara l’idea della sua vita:

-Abbiamo spaccato in tutto il mondo, ora tocca all’Italia.- sentenzia.
-Babbo in Italia? Mi sembra un po’ ...  azzardato. Sai qui il cibo italiano si trova già.- ribatte il figlio.
-Balle!-
-Pà dopo il Tuodì  dubito che possiamo essere più concorrenziali qui.-
-Chi ha detto che voglio fare concorrenza al ribasso? Una parola stupido idiota: esclusivo. Se una cosa è esclusiva la gente ci si fionda dentro anche se vende la stessa merda di tutti gli altri posti.-
-Ma pà abbiamo i pacchi di pasta a 4 euro quale fesso viene a buttare i soldi così? Hai sentito parlare di crisi?-
-Sta zitto capra! Oscar ha parlato. Aprite i miei fottuti supermercati.- sbotta il capofamiglia allontanandosi.

Avanti veloce di 6 mesi. A Roma dopo un colloquio abbastanza inquietante mi viene consegnata la divisa da salumiere e vengo affidato alle amorevoli cure del caporeparto:  un contenitore di psicosi  e dogmi aziendali in un corpo di donna.
Il reparto è un piccolo mondo a parte, il resto del personale sembra una selezione per un reality: c’è il leader nato, il leccaculo, la paranoica, la ragazzina saggia, quella che non glie ne batte un cazzo, il tizio etico e la tipa sensibile.

Eataly non è un semplice supermercato, come tutti hanno tenuto a farmi sapere, è una filosofia: qualità ed eccellenza, italianità. Praticamente il sogno di Montezemolo e tutti gli altri idioti di questo calibro. Tutto  ruota intorno a tale concetto l’impianto stereo manda in continuazione 4 artisti: Ligabue, la Pausini, Tiziano Ferro e De Andrè. Misti a monologhi di “grandi imprenditori del settore”. È una cosa bella se sei un cliente, se invece ci lavori tra le 4 e le 8 ore è un incubo.

Per una persona normale lavorare qui dentro è un incubo. La gente crede nell’azienda è convinta è fomentata (o almeno finge di esserlo) non si canta la sigla aziendale solo per decenza. Se legalizzassero le armi come in America non mi stupirebbe se la prima strage insensata si compiesse qui.
 Quando Oscar ha aperto i suoi centri ha deciso di distaccarsi dai metodi vecchi ed obsoleti della vecchia Italia delle raccomandazioni e delle conduzioni familiari. Qui le cose sono organizzate seriamente: un intero piano è dedicato ad addetti del personale executive-sa-il-cazzo e via così. Una serie di  figure professionali inutili che stanno lì solo per decidere come il personale deve rapportarsi con se stesso. Di principio andrebbe pure bene se non fosse che i reparti poi sono piccoli feudi personali.

Io ho visto dall’interno solo il reparto salumi ma quello che ho visto mi fa ipotizzare che non ci siano grosse differenze altrove. Prima di tutto Eataly non crede in quella cosa obsoleta che è la gerarchia. A parte il caporeparto  nessun’altro può dare ordini agli altri. Quindi i dodici addetti al reparto quando vengono a lavorare sono tenuti e incoraggiati ad autogestirsi.
Tanto per fare un esempio a caso: se tutte e sei le persone di turno decidono di stare dietro al laboratorio a preparare la roba nessuno può dire niente perché tutti sono pari grado. Stesso discorso per le competenze: nessuno ha un ruolo specifico tutti fanno “un po’ di tutto in base alla necessità”. Non c’è un coordinamento dall’alto, tu arrivi guardi il negozio e lo Spirito Santo ti appare in testa dicendoti cosa fare.Dando vita a quella cosa bellissima che è la gerarchia del chi arriva prima la mattina. O, come la chiamano questi geni, la competizione positiva tra i dipendenti.

Tanto per dire mentre istituzioni più anacronistiche come l’esercito (che ha solo l’obbiettivo di difendere il paese)credono fermamente nella gerarchia e nella specializzazione dei ruoli. Eataly punta sull’anarchia confidando che lo Spirito Santo colmi le falle. Se il metodo Eataly fosse applicato ai militari dove normalmente avremmo un operatore radio, un soldato semplice, un addetto all’artiglieria e via dicendo avremmo invece un tot di uomini a cui è chiesto di scegliersi il ruolo a seconda dell’occasione operativa e del gusto personale..

Non è un mistero che io odi il Conad dove lavoravo anni fa ma solo ora che faccio il paragone con Eataly mi rendo conto di quanto ero fortunato. Si eravamo in mano alla Vecchia Italia, i metodi erano quelli medioevali. Il mio primo giorno Carmen, la direttrice, mi affiancò a Ilaria e mi dissero: “questo è il reparto dei detersivi. Qui non scade niente quindi non puoi fare danni. Tienilo in ordine, ora ti faccio vedere cosa devi fare.” Nei giorni successivi da lì si è passato agli altri reparti, poi alla cassa, poi ai banchi e infine alla salumeria.
C’era una chiara gerarchia fluida: Carmen era il capo, i suoi parenti i vice e in fondo Ilaria. Tra di noi peones le gerarchie si decidevano  in base al favore di Carmen e dei parenti. Ognuno faceva un po’ di tutto ma era responsabile di uno specifico pezzo di negozio. Se c’era un problema nel tuo reparto erano cazzi tuoi e di nessun altro. L’assenza non era una scusa e amen.

Il primo giorno da Eataly.  Ero teso come è  giusto che sia davanti all’opulenza del posto. Due minuti in spogliatoio ed ero al seguito di Giulia.
-Sono pronto capo, che faccio?- chiedo fingendo entusiasmo.
-Oggi stai dietro a me che ti faccio vedere, non prendere iniziative. Fai quello che ti dico poi quando finisci chiedi a me.- dice con le mani dietro la schiena come un generale.
-Ho un reparto mio, un posto che devo tenere in ordine? Quando stavo alla con...-
-Dimentica quello che hai imparato là. Quelli non sanno lavorare, qui ognuno deve fare tutto ed è responsabile di tutto.-
-Quindi nessuno è responsabile di niente.- borbotto a mezza  voce.
-...- mi fissa –In che senso?-
-beh se succede un guaio come fate a capire di chi è la   colpa?-
-A me non sfugge niente.- dice poi apre la cella frigo – prendi quelle mozzarelle e mettile al banco.
Ancora oggi non ho idea di cosa avrei dovuto realmente fare. Ogni giorno era mio compito sistemare e badare ad una postazione diversa. Non c’era una logica, o almeno nulla che io vessi potuto capire. Ogni iniziativa era scoraggiata. Se finivi un lavoro dovevi chiedere a Giulia, che dopo essersi abbondantemente lamentata, dava nuovi incarichi. GUAI ad aiutare chi che sia durante le frequenti assenze di  Giulia creando così il Comma 22 di Eataly: “non farti mai trovare con le mani in mano ma non osare fare qualcosa senza che un superiore ti abbia detto di farla”  notare che, secondo la politica aziendale non esistono superiori.

racconto in progress


questo è un raccontino che devo proporre per accedere ad un concorso letterario. mi serve un parere, non badate ad eventuali vongole l'ho scritto stanotte preda dell'insonnia ed è da rivedere.
per la cronaca: le prime due righe le hanno decise loro il resto è il mio delirio personale

Il corpo era squassato da una risata isterica e inarrestabile. Non riusciva a smettere guardando la scena che si presentava ai suoi occhi. Non c’era proprio niente da ridere.
-Vendete cara la pelle!- Matt immaginava fosse questo quello che il capitano Millis avrebbe detto come apertura di un discorso incredibilmente motivante che li avrebbe spinti in una selvaggia carica verso il nemico. Invece Millis era riuscito a pronunciare semplicemente un “Ven” smorzato prima di essere vaporizzato in una nuvola di sangue, pezzetti d'osso e machismo.
Il resto del plotone sarebbe rimasto impietrito sul posto se non fosse per il basilare istinto biologico alla sopravvivenza che li aveva spinti tutti al riparo dalla pioggia di proiettili prima di concedergli la possibilità di rimanere shockati.
Era invece evidente di come la natura non si fosse premurata di fornire gli stessi istinti anche a Matt visto e considerato che era l'unico rimasto allo scoperto con l'aggravante d'esser occupato a cercare di calmare le risate. Alcuni uomini avrebbero potuto trovare comica l'immagine del loro comandante disintegrato all'inizio di una grande battaglia ma Matt non rientrava in questa esclusiva cerchia psichiatrica. Nei manuali militari esistono interi capitoli dedicati alle “psicosi da combattimento” ma anche questo non era il caso. Matt era alla un veterano, questo genere di cose non lo toccavano più. L'origine del suo riso isterico è da ricercare in un intervallo temporale precedente, esattamente quando il Comando aveva informato le truppe che il “fronte dei combattimenti” si trovava a molte miglia da lì per cui non c'era nulla da temere. Se non ci credete chiedete al Capitano Millis, o a quel che ne resta.
Un boom sonico lo strappò sia dal terreno che dalle sue fantasticherie. Una parte del suo cervello decise di ignorare l'ironia di un bombardamento che ti slava la vita sbalzandoti al coperto. In fondo era un soldato scelto delle truppe terresti, doveva portare morte e distruzione tra i nemici dell'umanità non perdersi in inutili ragionamenti. Solo che al momento non aveva dei bersagli validi restando così a fare scena tra le macerie del centro comando dove fino a due secondi fa era schierato il plotone.
-Situazione!- gracchiò la radio. Era il sergente, almeno lui non era stato vaporizzato.
-8 perdite nella squadra. Dodici operativi ed in copertura.- rispose.
-formazione aperta. Ripieghiamo verso le navette.-
-Signore, non ho ricevuto nessun ordine di ritirata dal Comando...- disse una terza voce sul canale.
-Non esiste più il Comando. Qualcuno dei capoccia ha fatto un grosso casino!-
Si radunarono in fretta e furia ed iniziarono a ripiegare attraverso le rovine fumanti della base. Lo spettacolo era desolante ma nessuno degli uomini, tanto meno Matt era intenzionato a rallentare per osservare il disastro. Sopra di loro le navette degli Xian iniziavano le manovra d'atterraggio. Il nemico si preparava a schierare le truppe di terra e spazzarli via dal pianeta. Dopotutto era casa loro, gli umani avevano solo percorso centinaia di anni luce per conquistarlo.
La zona d'atterraggio era un disastro ancora peggiore. Gli strateghi Xian si rivelarono molto più arguti della loro controparte umana: i loro guerrieri erano già sbarcati frapponendosi tra le navette e i soldati in ritirata. Lo scontro andava avanti già da un po': fucili laser contro artiglieria aliena ben schierata. Il sergente li fece disporre al riparo Matt si avvicinò.
-Perché non fanno semplicemente saltare ne navi? Non ha senso.- disse.
-Se le facessero saltare i sopravvissuti si disperderebbero. Non ci vogliono sul loro pianeta.- rispose il sergente -Preferiscono averci tutti bene in vista dove possono colpirci.-
-Quindi che si fa? Non possiamo tornare sulla flotta sbattendo le braccia.-
il sergente lo fissò per un lungo istante, probabilmente valutando un'esecuzione sommaria, il suo piccolo cervello lottò contro anni di addestramento per formulare un pensiero indipendente dagli ordini. Ci volle un po' ma lo sguardo risoluto e la mascella contratta segnalarono il suo personale trionfo della ragione.
-Vendete cara la pelle.- poi guidò la squadra all'assalto.
Matt corse insieme agli altri sparando all'impazzata verso il nemico. Rideva come un pazzo, non poteva farne a meno.
In fondo stava per morire.

lunedì 4 marzo 2013

Vox populi




14:31 regionale Napoli Roma.
 Peppe, vent’anni scarsi, maglioncino capelli alla Cristicchi e spilla del Movimento 5 stelle attraversa il corridoio. Una volta posato lo zaino guarda con malcelato disprezzo un tizio che legge Repubblica poi si siede.

Franco è un manovale vecchia scuola di quelli che si alza alle 6 del mattino, ignorante come una capra, con due braccia tipo prosciutti e la testardaggine di chi sa di non sapere. Guarda Peppe, fissa la spilla resta un attimo pensieroso poi attacca bottone.

Il traduttore simultaneo interviene
-ma voi mi dovete spiegare una cosa
-noi chi?
-voi che state c o n quello... Grillo
-a me mi state pure simpatici ma io non ho capito. Mo che avete vinto che fate?
Peppe prende un bel respiro. Si impettisce si guarda intorno con aria da professore e poi attacca:
-non abbiamo vinto, non andremo al governo e non ci interessa farlo...
-e allora là che ci state a fa? Pure voi vi volte pigliá i soldi
-no no, noi del movimento i soldi li restituiamo allo stato, ai cittadini.
-pire o'tapp (credo intenda Berlusconi) mi vuole ridare i soldi ma fino a mò non ho visto niente ne da lui ne da voi.
-è complicato ma vi garantisco che noi non prendiamo un euro di quei soldi.
-Vabbó io so ignorante e nun capisco ma comunque mo che fate?
-non lo so, decideremo proposta per proposta senza appoggiare il governo a scatola chiusa
-eh ma mica funziona così prima dovete da la fiducia poi dovete eleggere i presidenti e poi,forse, incominciate a parlare di leggi.
-si ma noi vogliamo restare fuori dai gioci della politica
-e allora nun ti facevi votá. Che ci vai a fare in parlamento se poi non fate la politica?
Peppe resta per qualche secondo interdetto, è un errore. Franco prende fiato e passa al contrattacco. Intando dai sediolini di fianco alcuni passeggeri seguono lo scontro. Il tizio con in mano Repubblica posa il giornale e sogghigna.
-io so ignorante però voglio capì: mo che entrate in parlamento dove vi assettate, a destra o a sinistra?
-quelli sono la stessa cosa! Alla fine sono solo una convenzione, stanno tutti daccordo per togliere il potere al popolo.
-nun mi di a pappardella le cose da sopra al sito! Agg capit, sono tutti mariuoli e mo? Fino.  Mo.  Protestare è facile adesso che pensate di fare lo volessimo salvare il paese? E con che leggi?
-voteremo proposta per proposta senza farci prendere dalle ideologie...
A Franco parte un embolo, gli occhi si stringono.  Fessura e iniziaa sbraitare.
-e come le votate? Ogni vot che si deve spremere il bottone telefonate a Grillo e gli chiedete! E accussi bastava una scimmia mica cento laureati!
-noi puntiamo a delle votazioni on line dove la gente viene sul sito e vota le proposte...
-e io internet non lo so usare come faccio? Mi fotto e subisco?
-no perché noi puntiamo a diffondere la cultura di internet a tutti i cittadini.
-se Vabbó tra dieci anni io voglio votare mo. Ci vogliono soldi, ci vogliono mezzi e ancora non avete fatto il governo.
-ci vorrà un po' di più ma noi ci teniamo alla rappresentanza dei cittadini
-io ci tengo alla sacca mia. E comunque senza governo non potete fa niente proprio.

Peppe risponde qualcosa ma il treno prende velocità e sferraglia. A mezzo vagone di distanza non riesco più a sentire. Brandelli di conversazione segnalano che Peppe,con l'inconsapevole aiuto di una signora, ha spostato la conversazione su altro: il 68, i politici che rubano, Berlusconi. Il clima è più sereno per una buona mezzora quasi mi dimentico della tribuna politica in svolgimento qualche poltrona più in là.
Il treno rallenta, siamo nei pressi di Formia, i freni stridono per un po' poi silenzio.

-non parliamo con la stampa perché o giornali sono tutti collusi con il vecchio sistema di potere. Manipolano le informazioni e dicono solo quello che gli torna comodo.
-invece è meglio credere sono a quello che scrive un solo cristiano su internet.
-si, almeno lui è onesto.
-pure Berlusconi dice che è onesto. Quello che voglio farti capire è come faccio io a sapere chi è in parlamento col simbolo vostro.
-basta andare s...
-no ma io voglio sapere questi che pensano che vogliono fare che propongono chi li conosce a questi?
-sono persone competenti, sono stati selezionati tramite il sito.
Un altra volta il fragore del treno si mangia la risposta. Va avanti così per un altra mezzora poi, a FORMIA Franco fa per alzarsi, saluti convenevoli e un brano di conversazione
-comunque mi piace lei come ragiona, se mi capita di parlare con Grillo le parlerò di lei.
-sicuro mi pensa, con tutti i cazzi che ha per testa- dice Franco tirando giù la valigia ed avviandosi.
-arrivederci
-buon viaggio.

Ed io resto senza animazione per un altra ora.

sabato 2 marzo 2013

L'importante è mandare il messaggio





Certi trailer sono meglio dei film che poi reclamizzano: durano scarsi 2 minuti ma in quella manciata di secondi ti dicono tutto quello che c'è da sapere sul film. Pochi ma significativi dettagli che attraverso i tuoi occhi arrivano fino al cervello e che ti convincono ad andare a vedere un film.
Facciamo degli esempi:


PACIFIC RIM

La sequenza iniziale si apre con delle cose apocalittiche. La voce fuori campo parla di alieni. I più furbi in sala già si sono fatti l'idea che non sarà un film dove portare la fidanzata.
Dopo i primi 20 secondi sai che: ci sono gli alieni che escono dal mare, gli umani stanno morendo tutti e per rafforzare questo principio all'improvviso un mostrone gigantesco ribalta un ponte e tu pensi: “du palle un'altra copia di Godzilla!”
Stacco. Una scena fantascientifica. Due tizi con tutine high tech e una voce metallica. Passano 5 secondi in cui non capisci che succede.
Stacco. Dei robbottoni vengono sganciati in mare il cervello fa i debiti collegamenti:
ROBBOTTONI+MOSTRI STILE GODZILLA= CAPOLAVORO. La fidanzata media sbuffa annoiata. Anche questo è normale è fatto a posta.
Ora che il fulcro del film è chiaro e la gente che osserva il trailer è equamente divisa tra esaltati e gente che si chiede “ma che è 'sta roba” parte una sequenza di immagini di combattimento mischiate alla voce di un negrone che fa il discorso esaltante. Musica sparata e via. Qualche effetto speciale per dimostrare che i robbottoni sono fatti bene e poi titolo.
Se ti piace il genere l'istinto è quello di tornare alla biglietteria e chiedere di andarlo a vedere subito.

OLIMPUS HAS FALLEN

Tutto calmo tutto bello: il presidente e moglie escono da Cap David. Un incidente lei muore lui viene salvato dal capo della scorta. Dieci secondi: sai chi è il protagonista e già sai il suo dramma interiore.
Stacco, Casa Bianca. Il protagonista è stato licenziato (o qualcosa del genere non si capisce) un gruppo di terroristi attacca la casa bianca. Quasi trenta minuti di esplosioni e sparatorie dopo tu sai che: la Casa Bianca è nelle mani di un gruppo di terroristi stile Al Quaeda, il presidente è ostaggio, il capo dei cattivi è un cinese (non lo dicono ma che cazzo è asiatico). Il nostro protagonista è rimasto nella Casa Bianca. Si da ora più continuare TU il film.
Stacco gente che parla tra cui Morgan Freeman che fa il vice presidente. Il messaggio è chiaro: c'è Morgan Freeman non può essere un brutto film. Dopo circa 5 secondi di battute sappiamo che il protagonista è solo contro 50 cattivi, sappiamo che è un figo e che è il più forte che c'è. Parte la musica alta e una serie di sequenze in cui vediamo:
lui che salva un bambino
l'esercito che attacca la casa bianco e si ritira.
Lui che mena a uno con una mossa acrobatica
la bandiera americana in fiamme. Fuoricampo il presidente che dice “gli stati uniti non negoziano con i terroristi!”.
un pezzo di Casa Bianca esplode.
Altre esplosioni, un soldato che salva un bambino. Titolo.
Un trailer ottimo: sai tutto quello che devi sapere per poter spendere in coscienza i tuoi euro compreso che è un film di propaganda.

Invece un brutto trailer? Non ne ho trovato uno ma sono quelli che fanno tipo così:

più terrificante di The Ring.
[immagine a caso di adolescenti che gridano]
più splatter di Saw!
[schizzo di sangue e altre grida]
agghiacciante” - Times
[immagini di gente al cinema che salta dalla sedia]

Cosa ci comunica questo tipo di trailer?
“questo film fa schifo. Talmente schifo che noi che dobbiamo reclamizzarlo non riusciamo a fare di meglio se non metterlo a paragone con altri film.”

venerdì 1 marzo 2013

Assolutamente da non perdere

L'altra sera abbiamo vinto la nostra proverbiale pigrizia e ci siamo diretti al cinema. Ogni tanto Aurora batte la testa e le viene voglia di vedere un film in questi casi di solito si punta ad un film preciso. Una volta deciso questo il resto è semplice: auto, parcheggio, biglietti, cazzeggio e poi in sala.

Ogni volta che vado al cinema per me uno dei momenti più divertenti sono i trailer. Sono belli, fatti bene e spesso e volentieri migliori del film che reclamizzano. Quelli che li fanno sanno su che puntare: ti mettono una musica d'atmosfera, una serie di immagini sparse che ti fanno vedere molto bene cosa ha intenzione di fare il film (tipo botte da orbi se è un film d'azione) nel caso dei film comici le battute migliori finiscono sempre nel trailer o, nel caso di un cinepanettone, bastano un po' di tette, uno che scorreggia e tutti gli attori che ridono per farti vedere che è un film comico.
Ma sto divagando.
Si spengono le luci, finisce l'ultima pubblicità dell'ennesimo risto-pub ad Arzano, i tizi dietro di noi belano “stat zitt wagliù accummenc”.
Iniziano i trailer

quattro puttanelle in abiti succinti ridono e scherzano, bevono, fumano e sono chiaramente il sogno erotico dell'adolescente medio americano.
-che palle.
-Andiamoci a sballare.-
-Non abbiamo i soldi.-
-partiamo sarebbe uno sballo.-
-eh già una vacanza da sballo!-
sei quasi sicuro che a momenti tireranno fuori un grosso dildo rosa quando invece la più furba delle quattro ha un idea:
-facciamo una rapina!-
-che sballo!-
-che sballo!-
-che sballo!-
Le ragazze rapinano un locale vestite sempre da troie ma con l'aggiunta di un passamontagna. Nessuno dice un cazzo. Loro prendono un areo e vanno (credo) a Ibiza o comunque su una di quelle spiagge dove fanno gli MTV day.
-che sballo!-
-andiamoci a sballare!
-è uno sballo!-
ballano, chiavano, si strusciano, si fumano le canne, si ubriacano e il trailer ti lascia intuire che ci sarà anche qualche scena saffica.
Ad un certo punto spunta un nero: cappotto con pelliccia (d'estate a 40°) capelli con le treccine, anelli e via dicendo. Insomma un rapper di merda come in America ne fanno in serie. Sullo sfondo una piscina e una villa
-Ragazze vi volete sballare davvero?-
-si!-
-che sballo!-
-che sballo!-
-wow-
il trailer continua. Le scene sono le stesse di prima ma ora si aggiungono un negrone rapper, delle pistole (che le ragazze maneggiano con allusioni sessuali) e tappeti di soldi. Praticamente tutto quello che puoi trovare se apri la cartella del porno di un'adolescente a caso.
Varie immagini in sparaflash (nell'ordine: tette, culi, pistole, soldi) poi appare il titolo:
SPRING BREAKERS
una vacanza da sballo”

Io e Aurora ci guardiamo in faccia pensando la stessa cosa: “ma che è sta merda?” mentre valutiamo di girarci e uccidere i tamarri alle nostre spalle che sprizzano entusiasmo per un trailer che su Youporn non raggiungerebbe la prima stellina.
Passano pochi secondi poi inizia un altro trailer ed entrambi riprendiamo fiducia nell'umanità.
Quale film?
QUESTO! (mi dispiace non lo trovo in italiano)


Una tamarrata come se ne vedevano poche: bandiere americane, terroristi, un cattivo cinese, un tizio che li uccide tutti. Cosa vuoi di più dalla vita?


E per i più forti di stomaco a prova che non mi invento niente ecco qui sotto il trailer di Spring Breaker: se qualcuno che conoscete va a vederlo... uccidetelo.
È Darwin che lo chiede.